<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067</id><updated>2012-02-12T21:22:33.398+01:00</updated><title type='text'>leodalessandro.it</title><subtitle type='html'>Blog di informazione religiosa politica e culturale</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1590</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-2265350789311385082</id><published>2012-02-12T21:22:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T21:22:33.411+01:00</updated><title type='text'>RADIO VATICANA - GR del 12/2/2012</title><content type='html'>&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562525" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Appello del Papa all'Angelus: basta spargimento di sangue in Siria! L'amore di Dio è più forte del male più orribile&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Davanti a numerosi fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus nonostante il freddo, il Papa ha lanciato un accorato appello per la fine delle violenze in Siria. Si ponga termine allo spargimento di sangue, ha esclamato Benedetto XVI.  Prima della preghiera mariana, il Papa ha commentato il Vangelo della guarigione del lebbroso: solo Gesù – ha detto – "ci può liberare dalla lebbra del peccato e dallo smarrimento nella vita". Il servizio di &lt;b&gt;Sergio Centofanti&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301601.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa segue “con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria” che negli ultimi giorni stanno provocando numerosi morti. Ricorda “nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante” e rinnova “un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Invito tutti - e anzitutto le Autorità politiche in Siria - a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella catechesi il Papa ha commentato il Vangelo di questa domenica in cui Gesù, “superando il divieto legale” tocca e guarisce un lebbroso. In questo gesto – ha detto – “c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto 'lebbroso' perché noi fossimo purificati”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa ricorda poi l’esperienza di San Francesco quando, peccatore, incontrò dei lebbrosi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora ‘nei peccati’, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, ha ricordato la memoria della Vergine di Lourdes, celebrata ieri. A santa Bernadette – ha affermato - la Madonna ha consegnato “un messaggio sempre attuale: l’invito alla preghiera e alla penitenza”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Attraverso sua Madre è sempre Gesù che ci viene incontro, per liberarci da ogni malattia del corpo e dell’anima. Lasciamoci toccare e purificare da Lui, e usiamo misericordia verso i nostri fratelli!”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Infine, il Papa augurando ai presenti una buona domenica e una buona settimana ha dato appuntamento all'Angelus di domenica prossima, una "domenica - ha auspicato - senza neve".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562555" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Causa sugli abusi negli Stati Uniti: ritirata denuncia contro Santa Sede&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si è conclusa nel silenzio dei mass media una dolorosa vicenda di abusi che avrebbe voluto coinvolgere il Papa e la Santa Sede. Venerdì scorso, l’avvocato Jeff Anderson ha depositato presso la Corte distrettuale del Wisconsin una notifica di archiviazione relativa all’azione legale denominata "John Doe 16 v. Holy See”.  Si tratta del caso di un ragazzo disabile abusato da un sacerdote in una scuola per bambini sordomuti di Milwaukee. Secondo le leggi statunitensi vigenti, la presentazione di tale notifica comporta l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla Corte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La causa, denunciando la copertura degli abusi, era intenzionata ad affermare la diretta responsabilità della Santa Sede sugli oltre 400mila sacerdoti sparsi nel mondo, quando questa, è noto – sottolinea in una dichiarazione l’avvocato della Santa Sede Jeffrey Leena – spetta ai rispettivi vescovi o superiori religiosi. Leena ricorda come Anderson abbia “orchestrato per la stampa un evento dai toni drammatici e ricco di ‘colpi di scena’ che mirava a provocare nei mass media un’attenzione smodata e frenetica per la questione”. Si ricorda l’enfatico annuncio di informazioni che avrebbero dimostrato l’esistenza di un’“azione congiunta a livello mondiale” collegata ad abusi sessuali e diretta dalla Santa Sede. “Su una teoria tanto datata quanto smentita – afferma Leena - è stata creata appositamente per i mass media una sequenza di eventi che ha trasformato un fatto gravissimo – la violenza sessuale perpetrata ai danni di un minore – in uno strumento di affermazioni mendaci circa presunte responsabilità della Santa Sede”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leena sottolinea anche l’impegno della Chiesa nel contrasto degli abusi ricordando che “è stato il diritto canonico e non quello civile innanzitutto, a istituire per primo l’obbligo di denuncia” per queste vicende. Una causa come questa - prosegue l’avvocato Leena – “intentata contro la Santa Sede e tenuta insieme solo da una rete mendace di accuse infondate di complotti internazionali, in verità non è altro che una strumentalizzazione del sistema giudiziario ed uno spreco di risorse”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quello che non dobbiamo dimenticare – afferma ancora l’avvocato della Santa Sede - è il fatto che molti anni fa John Doe 16, un ragazzo solo e afflitto da disabilità, è stato oggetto di terribili abusi. Come Papa Benedetto XVI ha ripetutamente affermato, ogni abuso – sia esso perpetrato in istituzioni pubbliche o private, da qualunque persona, di qualunque credo o affiliazione religiosa – è un peccato e un crimine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“È triste constatare – conclude Leena - come nelle mani di un avvocato troppo incline alle conferenze stampa e un altro che trascorre il proprio tempo a scrivere su Internet una rubrica faziosa con cui tenta di far passare per eroi se stesso e i suoi colleghi, la vera tragica situazione e la sofferenza di John Doe 16 siano diventate uno strumento di pubblico inganno”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562513" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Verso la Quaresima. Mons. Bruno Forte sul messaggio del Papa: fede e carità sono inseparabili&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”.  E’ questa frase del capitolo decimo della lettera agli ebrei a dare il titolo al messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012. &lt;b&gt;Federico Piana&lt;/b&gt; ha raccolto il commento di &lt;b&gt;mons. Bruno Forte&lt;/b&gt;, arcivescovo di Chieti-Vasto:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301560.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Vedrei l’importante connessione fra questo messaggio e la prospettiva dell’Anno della Fede, ormai imminente. Il Papa, che ha iniziato le sue Encicliche con una riflessione di grandissima profondità e – direi – anche concretezza sulla carità, ci fa capire con quest’attenzione che danno i Messaggi della Quaresima alla responsabilità verso gli altri, alla reciprocità e al dono di sé, che fede e carità sono inseparabili. Dunque è una sottolineatura dell’aspetto della vita cristiana, dell’uomo di fede e della donna di fede, che porta ad impegnarsi per gli altri, a farsi carico dell'altro. In modo particolare, in questa frase della Lettera agli Ebrei, il Papa coglie questi tre accenti, che mi sembra ci facciano capire come l’attenzione alla carità, connessa alla fede, sia tutt’altro che semplicemente una esortazione bonaria: in realtà è un invito ad un impegno estremamente articolato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Il Papa sostiene anche che bisogna camminare insieme nella santità. Come si può in questo momento storico pensare alla chiamata universale alla santità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sembra che il messaggio sia di non ridurre mai il concetto che noi abbiamo dell’uomo alla semplice soddisfazione di bisogni materiali o ad una sorta di benessere, di welfare, di carattere economico e basta. Occorre puntare alla misura alta della vita cristiana, che è la santità. In altre parole, la santità non è un ornamento che si aggiunge a qualcosa: la santità è la piena realizzazione del dono di Dio, secondo il progetto di Dio. Allora se noi abbiamo una visione dell’uomo che è aperta al disegno di Dio, non possiamo semplicemente fermarci a soddisfare qualcuna delle esigenze dell’essere umano, ma dobbiamo soddisfare l’esigenza più vera e più profonda che è quella di amare Dio, di vedere Dio, che è quel “Desiderium naturale videndi Deum - quel desiderio naturale di vedere Dio - di cui parla, ad esempio, Tommaso d’Aquino: la realizzazione dell’uomo sta nell’incontro con Dio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – C’è un passaggio in questo messaggio molto interessante: il Papa chiede a tutti i cristiani di riscoprire una dimensione della carità cristiana che è quella di ammonire i peccatori. Cosa intende il Papa in questo modo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Molte volte si pensa che per quieto vivere, per amor di pace non si debba mai intervenire o richiamare qualcuno su qualcosa, dove è invece evidente che ci sarebbe il bisogno di aiutare a scoprire il progetto di Dio e le esigenze di conversione e di cambiamento. Anche qui, questo Papa si dimostra come l’uomo e il pensatore di una visione autentica, plenaria dell’uomo e non di una visione parziale: l’uomo visto secondo la prospettiva di Dio è un uomo che sa che il peccato non solo è male, ma fa male; sa che la santità non solo è bene, ma fa bene. Allora se veramente siamo cristiani&lt;b&gt; &lt;/b&gt;si deve anche – con umiltà, certo, nel continuo discernimento e in vocazione dello Spirito - aiutare gli altri a fuggire il male. Questo significa anche aiutarli a capire il male che potrebbero aver fatto. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562497" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa contribuisce ai restauri della Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, simbolo della fratellanza fra cristiani e musulmani&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Anche Benedetto XVI è tra quanti stanno finanziando i restauri della Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, in Algeria, iniziati un anno fa. Il luogo di culto, costruito sulla collina che sovrasta le rovine di Ippona, sede vescovile di Sant’Agostino, è stato consacrato nei primi del ‘900 e il suo stile arabo-moresco e romano-bizantino, creando un insieme armonioso, vuole essere segno della dimensione universale del noto Padre della Chiesa, grande umanista e uomo di dialogo. Per questo, del progetto di ristrutturazione hanno voluto farsi carico autorità pubbliche algerine e francesi, diverse istituzioni, ordini religiosi, diocesi e numerosi benefattori. &lt;b&gt;Tiziana Campisi &lt;/b&gt;ha chiesto al vescovo di Costantina-Ippona, &lt;b&gt;mons. Paul Desfarges&lt;/b&gt;, quale importanza riveste oggi la Basilica di Sant’Agostino e in che modo ha contribuito il Papa al suo restauro:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300119.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Le Saint Père a contribué personnellement, il y a eu la « Papal Foundation » …&lt;br /&gt;Il Santo Padre ha contribuito personalmente. La « Papal Foundation » ha dato qualcosa, ma il Papa – sollecitato – ha a sua volta inviato un dono personale per questo restauro. Lei sa – tutti sappiamo – quanto Sant’Agostino sia caro al cuore del nostro Papa. La Basilica di Sant’Agostino non è soltanto un luogo di culto, tutta la collina di Ippona – c’è la Basilica ed i Padri agostiniani che curano il servizio pastorale, poi ci sono le Piccole Sorelle dei Poveri, che hanno lì una casa dove accolgono gli anziani – è un luogo-simbolo, un simbolo forte di convivialità, di fratellanza umana e spirituale; è un luogo che supera le culture e le fedi religiose, attraverso la figura di Sant’Agostino che trascende con il suo umanesimo, la sua fede, la sua cultura e conduce ogni uomo all’essenziale. Il restauro della Basilica è il restauro di un luogo-simbolo della convivialità e della fratellanza tra le due sponde del Mediterraneo, tra cristiani e musulmani, tra l’Occidente e l’islam, tra gli uomini che sono alla ricerca del senso e della verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quelle dell’Algeria sono piccole comunità che ricordano un po’ quelle della Chiesa primitiva; comunità che offrono la testimonianza di una presenza cristiana in aree geografiche dove per lo più si professano altre religioni. Lei crede che l’esempio di queste comunità possa servire ai Paesi di antica cristianità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Oh, je ne sais pas! Nous ne prétendons pas être un exemple. …&lt;br /&gt;Oh, non lo so! Noi non pretendiamo d’essere d’esempio a nessuno. Siamo una piccola Chiesa, discreta, modesta, cerchiamo semplicemente di essere. Io credo che la vocazione della Chiesa, qui, e la vocazione di tutta la Chiesa, consista nella consapevolezza che il nostro Dio vuole essere tra i suoi, vuole venire dai suoi. E così vale che chi accoglie te, accoglie me, e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha inviato … Noi, qui, ci sentiamo accolti. Certo, a volte si incontrano difficoltà e si superano; a volte le difficoltà riguardano la libertà di coscienza da parte di alcuni che hanno incontrato il Cristo. Non è facile; la Croce non manca dal nostro cammino. La Chiesa si fa segno di questo amore del Padre che viene nel Figlio suo, Gesù, che stabilisce la sua dimora tra i suoi. Ora, questa dimora non è unicamente quella che accoglie Gesù: noi sappiamo bene che lo Spirito opera nel cuore di ogni uomo, e noi siamo sempre sorpresi di questi incontri spirituali …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – In Algeria ci sono state tensioni, create dalle Chiese evangeliche, in particolare, accusate di proselitismo. Qual è la realtà attuale? Quale clima si respira oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Au niveau plus officiel, je sais que le ministre des affaires religieuses, encore …&lt;br /&gt;A livello ufficiale, so che ancora recentemente il ministro degli Affari religiosi ha detto che c’è ancora un certo numero di Chiese che esercita in luoghi di culto non riconosciuti; ma io credo che siano in corso dei colloqui … Personalmente, ho buoni rapporti con la Chiesa protestante metodista che si trova a Costantina. A volte, in effetti, si crea un po’ d’imbarazzo per una sorta di proselitismo, che non è unicamente un proselitismo evangelico riguardo ai musulmani; l’imbarazzo si crea perché alcuni gruppi evangelici a volte dicono cose che non sono corrette nei riguardi della nostra Chiesa cattolica. Questo mi dispiace, perché crea divisioni e difficoltà. Mentre a livello di istituzioni, le cose sembrano piuttosto in via di chiarificazione e di miglioramento – per quanto ne possa sapere io. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr2" target="_blank"&gt;Oggi in Primo Piano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562512" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il cardinale Gracias: la Chiesa in India è viva nonostante le difficoltà&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Chiesa dell’India rilancia il proprio impegno per il Paese: è quanto emerso durante la plenaria della Conferenza episcopale svoltasi in questi giorni a Bangalore. Sulla situazione della Chiesa in India, &lt;b&gt;Sergio Centofanti &lt;/b&gt;ha sentito il &lt;b&gt;cardinale Oswald Gracias,&lt;/b&gt; arcivescovo metropolita di Bombay:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301590.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Siamo contenti del lavoro che svolgiamo per la gente dell’India; ora dobbiamo rafforzare i nostri sforzi, perché c’è la grande maggioranza della popolazione che ancora è povera, non ha istruzione, non ha assistenza sanitaria … Durante la plenaria abbiamo riflettuto anche sulla Chiesa stessa, perché noi dobbiamo essere d’esempio a tutta l’India.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – In questi ultimi anni, i cristiani in India hanno subito alcuni attacchi, alcune aggressioni. Qual è la situazione oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Abbiamo, ogni tanto, qualche problema in diverse parti dell’India, dove si verificano queste aggressioni, specialmente nello Stato del Karnataka, nell’Orissa e poi nel Kashmir: qui le autorità religiose musulmane hanno intimato ad alcuni sacerdoti di andare via dal Kashmir … Ma in generale, le cose vanno migliorando: è molto meglio di prima. Ma la gente ancora ha paura: questa è la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Il Papa ha indetto l’anno della fede. Quali sono i progetti della Chiesa in India?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Abbiamo già preparato un direttorio per la catechesi in India: lo manderemo a Roma per l’approvazione e poi inizieremo con questo programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La Chiesa indiana è impegnata anche sul fronte sociale …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sì, sì: molto. Per i diritti umani, per migliorare le condizioni di vita della gente, per i diritti delle donne, siamo impegnati contro il lavoro minorile, contro lo sfruttamento delle persone e contro la corruzione, per la politica sia pulita … la Chiesa è molto impegnata, in questi campi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – E anche per la dignità e i diritti dei Dalit…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sì: questo è un problema che abbiamo da molti anni. Abbiamo promosso manifestazioni e preghiere nelle chiese, abbiamo parlato anche con il governo e adesso stiamo discutendo anche con i giudici della Corte Suprema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – L’India come vive la crisi che sta attraversando l’Europa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Questa crisi non ha avuto grande influenza sull’India.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quali sono le sue speranze di cristiano per il Paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Direi che la Chiesa indiana è viva, la gente viene a Messa, abbiamo le nostre comunità di base, molta gente fa parte di questi movimenti … La Chiesa è viva. Ma dobbiamo anche lavorare per rafforzare questa vitalità della Chiesa, con la formazione delle persone, con progetti sociali per i poveri: questo è il nostro programma. Io ho tanta fiducia nella Chiesa indiana. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562510" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Grecia paralizzata dalle proteste contro le misure di austerità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Grecia è paralizzata anche oggi dalle proteste contro le dure misure di austerità che il Parlamento è chiamato, in tarda serata, ad approvare per ricevere gli aiuti internazionali ed evitare la bancarotta. In un drammatico intervento ieri sera in tv, il premier greco Papademos ha cercato di spiegare ai cittadini la necessità delle misure anticrisi: se non passeranno – ha detto – sarà la catastrofe, non si potranno più importare generi di prima necessità né pagare il funzionamento di ospedali e scuole, pensioni e medicine. Sulla situazione del Paese ellenico &lt;b&gt;Fausta Speranza&lt;/b&gt; ha sentito il &lt;b&gt;prof. &lt;/b&gt;&lt;b&gt;Paolo Guerrieri&lt;/b&gt;, docente di Economia internazionale all’università La Sapienza di Roma:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301518.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La Grecia è già in default: non sta pagando i suoi debiti, ma li sta ripagando con i soldi, con le risorse finanziarie che gli mette a disposizione l’Europa. Nel pacchetto di salvataggio è previsto un vero e proprio default, ma – come dire – “ordinato”, in qualche modo programmato, secondo il quale i creditori privati rinunceranno a più della metà dei loro crediti e quindi, a questo punto, la Grecia usufruirà di uno sconto sui propri debiti in scadenza di circa 100 miliardi di euro. Allora il problema non è se la Grecia potrà evitare il default, perché il default c’è già: a questo punto è un default gestito e quindi che non provoca effetti incontrollati. I possibili effetti incontrollati si chiamano “derivati”: cioè quei titoli finanziari che hanno provocato la crisi del 2008 e che non sono affatto diminuiti in questi anni. Nessuno sa quale potrebbe essere l’effetto sui derivati - su questi mercati che sono diventanti enormi, perché si sono gonfiati a dismisura - e nessuno sa quale effetto a catena potrebbe provocare un default della Grecia non controllato, – come dire – dettato da una disperazione di non poter pagare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Professor Guerrieri, a un certo punto si è anche parlato di un’uscita della Grecia dall’euro e un suo ritorno alla dracma, quasi come se potesse essere indolore. Ma potrebbe davvero succedere questo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Questo è assolutamente fuori da ogni buon senso dal punto di vista economico: non c’è nessuna possibilità di uscire dall’area dell’euro – come si dice – non pagando dei costi o pagando dei costi che potrebbero essere compensati. Sarebbe in realtà un problema gigantesco dal punto di vista economico per il Paese che esce ma anche per i Paesi e per il gruppo dell’area dell’euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Parliamo di Italia: l’Italia – diciamo così – ha fatto bene i compiti a casa e, a questo punto, rappresenta anche un elemento di forza all’interno dell’Unione Europea. Monti si è presentato a Washington, ma a questa visita – dal punto di vista strettamente economico – in poche parole che valore dare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Ha naturalmente una serie di effetti importanti e, in qualche modo, è stato un incontro molto positivo. Questa dimostrazione che in uno spazio di tempo brevissimo, perché parliamo di qualche mese, l’Italia ha riacquistato una sua credibilità a livello internazionale ed è ridiventato un grande interlocutore dei grandi attori - e naturalmente gli Stati Uniti è il primo tra questi – che animano la scena internazionale. Lo è ridiventato perché non dimentichiamo che lo siamo stati per anni. Quindi il dato positivo è constatare che c’è un grande apprezzamento di quello che stiamo facendo e abbiamo fatto. Tuttavia, proprio l’incontro con il presidente Obama  ha messo in luce le preoccupazioni degli Stati Uniti, ma anche le nostre, sulla strategia che si sta applicando di politica economica in Europa. Questa strategia potrebbe essere troppo dominata da politiche di austerità fini a loro stesse, quindi – come dire – una austerità a tutto tondo. Non che non sia necessaria in alcuni Paesi, ma sarebbe da mitigare con altri che, invece, seguano politiche in qualche modo più accomodanti. Questa preoccupazione del presidente Obama si è riflessa naturalmente anche nelle considerazioni che facciamo noi come Paese e, quindi, è emerso con forza il fatto che gli Stati Uniti ci stanno seguendo e ci seguono molto da vicino. Addirittura le possibilità di rielezione del presidente Obama, e quindi i risultati delle elezioni presidenziali di novembre, sono in qualche modo collegate a quello che farà l’Europa e in particolare a quello che farà l’area dell’euro. Gli Stati Uniti sono in una ripresa che si sta consolidando, ma che è ancora molto fragile: se questa ripresa si consoliderà, le probabilità di rielezione di Obama cresceranno fortemente; se questa ripresa dovesse, in qualche modo, inclinarsi o addirittura frenare – come è giù avvenuto lo scorso anno e l’anno prima – le possibilità di rielezione di Obama precipiterebbero rapidamente. L’area dell’euro potrebbe quindi condizionare nell’uno o nell’altro caso. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562511" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Niger non estraderà Saadi Gheddafi. Il figlio dell'ex rais: "imminente sollevazione in Libia"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il Niger non estraderà in Libia Saadi Gheddafi, il figlio dell'ex rais Muammar Gheddafi, anche se ha violato le condizioni alle quali gli è stato concesso asilo politico pronunciando parole ritenute "sovversive" dal Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico. E' quanto ha affermato il portavoce del governo di Niamey. Il figlio di Gheddafi ha minacciato in questi giorni una "imminente sollevazione" in Libia. Sulla situazione attuale del Paese nord-africano, &lt;b&gt;Giancarlo La Vella&lt;/b&gt; ha intervistato &lt;b&gt;Cristiano Tinazzi&lt;/b&gt;, giornalista, raggiunto telefonicamente a Tripoli:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301589.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – E’ ancora in una situazione di incertezza, anche se la gente – chiaramente – è contenta, perché comunque, nonostante tutte le difficoltà, può ora esprimersi liberamente, anche criticare il Cnt: cosa, questa, che avviene sempre più spesso. Evidentemente il Cnt non è riuscito, in questi mesi, a dare fiducia al popolo libico. Questo da un lato, mentre dall’altro c’è, invece, un’economia che ancora non decolla: soltanto il settore petrolifero ha ripreso a pieno la produzione, ma tutto il resto dell’economia è bloccato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quali sono i commenti che raccoglie tra la gente di Tripoli e non solo, anche degli altri centri della Libia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La maggior parte delle persone, soprattutto i giovani, hanno una speranza per il futuro, ma – allo stesso tempo – hanno la sensazione di non sentirsi rappresentati da persone che loro non hanno eletto. Tutti sperano che a giugno ci siano le elezioni, anche se è molto difficile che questo avvenga, perché il processo elettorale ancora non è partito e non c’è alcun tipo di attività politica. C’è poi chi è comunque disilluso: anche gli stessi che hanno fatto la rivoluzione e che comunque non vogliono neanche consegnare le armi: infatti molti ancora non si fidano e avere un’arma in mano è sempre un segno di potere e chi non ha niente difficilmente consegnerà queste armi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Che cosa ne è dei tanti che erano inseriti nel tessuto istituzionale, in pratica i fedelissimi di Gheddafi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Molti hanno passato un periodo all’estero - in Tunisia e in altri Paesi dell’area - e ora sono rientrati perché hanno avute garanzie che non sarebbe stato fatto loro niente; altri – diverse migliaia – sono in carcere e di loro è difficile sapere che fine faranno e quanti ce ne sono realmente, perché è difficile entrare nelle carceri; c’è poi un gruppo di irriducibili, che per la maggior parte è rifugiata in Nigeria, Mali, Ciad e nei Paesi confinanti, e che sono ancora legati alla famiglia Gheddafi. E’ chiaro che dovrà iniziare un processo di riconciliazione, che non è partito e che comunque dovrà essere fatta nei prossimi anni. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562549" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Messa a Roma per le vittime della Costa Concordia. Il cardinale Bagnasco: servono verità e giustizia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Celebrazione eucaristica a Roma in suffragio delle vittime del naufragio della Costa Concordia. Mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha presieduto la Messa, che si è svolta stamattina presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il cardinale Bagnasco: servono verità e giustizia. Il servizio è di &lt;b&gt;Eugenio Bonanata&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301608.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia si è stretta in preghiera al fianco dei familiari delle vittime. La liturgia a circa un mese dalla tragedia, avvenuta lo scorso 13 gennaio nelle acque dell’isola del Giglio e costata la vita ad oltre 30 persone. Sono 17 i morti finora accertati, 15 invece i dispersi le cui ricerche sono state sospese nelle settimane scorse. Il cardinale Bagnasco, giunto in ritardo a causa del maltempo, ha letto il suo messaggio alla fine della cerimonia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Preghiamo per i dispersi, per i naufraghi di quella tragedia, per i familiari tutti qui rappresentati e che vogliamo abbracciare con grande affetto, affinché la forza e la consolazione dello spirito stemperi i tragici ricordi e ritorni presto la serenità della vita”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Alla presenza del capo dello stato Napolitano, il cardinale Bagnasco ha ricordato il lavoro dei soccorritori: persone e istituzioni – ha detto - che hanno fatto il proprio dovere in modo ammirevole per competenza e dedizione. Il suo pensiero si è soffermato sui tanti volontari che si sono prontamente offerti nell’emergenza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Tra questi - in prima fila - gli abitanti dell’Isola del Giglio. A tutti l’Italia guarda con stima e gratitudine, in loro riconosciamo l’anima profonda del nostro popolo, ricco di intelligenza e di cuore, sempre capace di grandi cose, senza perdersi d’animo”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Infine l’invito a guardare avanti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Che la luce del Signore aiuti a fare verità e giustizia, a sanare le ferite, a rafforzare la fiducia e insieme il coraggio verso il futuro: è possibile e doveroso!”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal canto suo il presidente Napolitano ha ribadito che è necessario continuare ad indagare per fare piena luce sull’accaduto. L’inchiesta, intanto, procede verso l’incidente probatorio sulla scatola nera in programma il prossimo 3 marzo. A largo dell’Isola del Giglio, invece, si attende una tregua del maltempo per iniziare le operazioni preparatorie di recupero del carburante nel relitto. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562508" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Giornata mondiale della radio. Il coraggio di Radio Shabelle in Somalia: "ma nessuno ci aiuta"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Domani si celebra la prima Giornata mondiale della radio. Un mezzo di comunicazione fondamentale per la libertà di espressione e la ricerca della pace, che spesso nelle zone più povere del mondo qualcuno tenta di ridurre al silenzio. Cinque giornalisti di Radio Shabelle di Mogadiscio, in Somalia, sono stati uccisi nei mesi scorsi. L’ultimo è stato il direttore Hassan Osman Abdi, assassinato il 28 gennaio. &lt;b&gt;Massimo Pittarello&lt;/b&gt; ha chiesto al vicedirettore di Radio Shabelle, &lt;b&gt;Mohamed Amiin Adow&lt;/b&gt;, quale sia il ruolo dell’emittente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – It is an independent radio station and it is the last independent radio …&lt;br /&gt;E’ una stazione radiofonica indipendente ed è l’ultima radio indipendente in tutta la  Somalia; è composta di una stazione televisiva e radiofonica, che trasmette notiziari per gli ascoltatori di lingua somala.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Negli ultimi anni, cinque vostri giornalisti sono stati uccisi, l’ultimo il 28 gennaio, quando Hassan Osman Abdi, detto “il fantastico”, è stato ucciso a 30 anni, nella sua casa, da un commando di cinque uomini. Ha lasciato tre figli. E’ stata un’esecuzione? Avete sospetti su qualcuno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Really, it was an assassination and an execution. He was followed by …&lt;br /&gt;E’ stato veramente un omicidio, un’esecuzione. E’ stato seguito da questo gruppo di uomini armati; vicino a casa sua l’hanno fermato e gli hanno sparato. Si è trattato veramente di un omicidio premeditato perché lui era il direttore della nostra emittente radiofonica. Al momento attuale, non sappiamo se vi siano sospettati trattenuti dal governo; il governo stesso ha detto che avrebbe avviato un’inchiesta. Ma, vede, non è il primo giornalista di Shabelle ad essere ucciso: è stato il quinto. Prima di lui, altri due direttori sono stati assassinati e nessuno è stato ritenuto responsabile della morte dei giornalisti e dei direttori dell’emittente. In Somalia, per noi è veramente pericoloso lavorare, ma siamo determinati a continuare il nostro lavoro, perché è importante per il Paese. Noi spieghiamo i pericoli ai quali il Paese è esposto. Noi crediamo che i mezzi di comunicazione liberi siano parte integrante della democrazia e del buon governo. Quindi, l’obiettivo principale di coloro che ci hanno preso di mira – e questo è visibile a tutti – è di ridurci al silenzio. Ma noi non taceremo mai. Questo è il modo in cui noi, qui in Somalia, siamo determinati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Lei ha paura nel continuare il suo lavoro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Absolutely we are scared, because we have lost very important persons, …&lt;br /&gt;Certo che abbiamo paura, perché abbiamo perso persone molto importanti per noi, ma proprio per questo noi siamo impegnati e determinati a continuare nel nostro lavoro, anche se abbiamo paura. Non possiamo permetterci di avere paura perché là fuori c’è gente che ci dà la caccia, vuole ucciderci … Nessuno vuole morire, ma lo scopo principale dell’emittente è continuare la sua missione. Saremo prudenti, perché la situazione può diventare molto pericolosa per i giornalisti e per i dipendenti dei mezzi di informazione; Mogadiscio può diventare la città più pericolosa al mondo per i giornalisti. Ma noi sentiamo che dobbiamo continuare a lavorare; ci hanno preso di mira. Noi vogliamo trasmettere la verità che c’è sul territorio. Lei ha assolutamente ragione: abbiamo paura, ma intendiamo continuare il nostro lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questo è quello che si definisce “coraggio”: quando conosci il pericolo ma non ti arrendi … Vuole rivolgere un appello all’Occidente e al mondo intero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Yes, absolutely: I want to make an appeal …&lt;br /&gt;Sì: voglio lanciare un appello a tutto l’Occidente, ma specialmente al governo italiano, che ha un rapporto storico con la Somalia. Il nostro appello è che chiediamo supporto politico, che nello specifico è una risoluzione che condanni le uccisioni, gli omicidi, l’oppressione dei media somali. Nel frattempo, noi – Radio Shabelle – ci siamo dovuti spostare da Bakara Market, perché era finita sotto il controllo degli al Shabab, ed abbiamo perso tanta attrezzatura perché non siamo riusciti a portare via tutte le nostre cose: alcune ce le hanno portate via … Abbiamo perso alcuni dei nostri migliori collaboratori … Ecco, chiediamo aiuto a chiunque ce ne voglia dare: dai governi e da chiunque, dalla formazione all’assistenza politica, appunto con una risoluzione di condanna. Mi rivolgo ai governi occidentali affinché dimostrino di essere dalla parte dei media liberi in Somalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quali sono le fonti delle vostre notizie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – The sources of our information is from the locals, often. We have staff on the …&lt;br /&gt;Spesso le nostre fonti sono le persone del posto. Abbiamo nostri giornalisti sul posto, che girano in cerca di notizie; parliamo con le vittime della violenza in Somalia: sono loro, il nostro ufficio informazioni. Da quando è in corso il conflitto, invece di sottometterci al potere di coloro che commettono crimini, ascoltiamo le vittime: ecco perché le vittime della violenza in Somalia sono il nostro primo ufficio informazioni. Poi ci sono i funzionari locali, quelli governativi e molti personaggi somali: noi spingiamo tanto per parlare con loro. Loro sono disposti a parlare con noi e noi siamo disposti a parlare con loro per arrivare a conoscere le singole vicende. Noi siamo completamente indipendenti da qualsiasi gruppo, in Somalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Da un punto di vista economico, come fate a sopravvivere? Come fa Radio Shabelle a trovare i fondi, pagare le trasmissioni ed i giornalisti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – That’s a good question. We don’t get, normally, financing from anyone …&lt;br /&gt;E’ una domanda interessante. Normalmente, non riceviamo finanziamenti da nessuno, fuorché dalla pubblicità commerciale locale, ma questo non porta molto denaro. Le nostre uniche entrate vengono dalla pubblicità commerciale: non abbiamo altre fonti. Noi non abbiamo ricevuto dei finanziamenti per progetti per la costruzione della pace da media dell’Unione Europea, in particolare dalla Commissione per la Somalia. Le nostre risorse, quindi, sono molto limitate. Ma la nostra determinazione è centrale al nostro lavoro: noi siamo determinati ad aiutare il nostro Paese a riprendersi. Ormai, questo conflitto dura da oltre vent’anni e noi sentiamo che dobbiamo essere noi a ricostruire la Somalia: ecco dove affonda la nostra determinazione. Ma nessuno ci dà una mano, ma proprio nessuno …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Lei è testimone della speranza di pace della Somalia. Ma qual è la vera speranza di pace per la Somalia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – It’s unfortunate that our Country became a source of violence for the Somali …&lt;br /&gt;E’ una sventura che il nostro Paese è diventato fonte di violenza principalmente per il popolo somalo, ma anche in seconda istanza per la gente di tutto il mondo; in realtà, non sono soltanto i somali ad essere vittime della violenza in Somalia: anche gente della comunità internazionale è caduta vittima della violenza in Somalia, degli islamisti violenti, dei jihadisti e di altri gruppi violenti. La nostra speranza è che la gente nel mondo non pensi che tutti i somali siano violenti: la gente del posto è efficiente, buona, vuole che il Paese torni a camminare sulle sue gambe e noi facciamo parte di quelle persone. Ecco perché la comunità internazionale non deve abbandonare la Somalia, perché altrimenti la violenza si diffonderà – come d’altronde già si è diffusa colpendo persone di ogni parte del mondo. Noi non ci arrenderemo, noi continueremo a lavorare per una Somalia migliore. La comunità internazionale a sua volta non deve rinunciare, deve fare affidamento sulla gente del posto, sui nostri eroi, che vogliono vedere la Somalia risorgere. Quindi, la nostra è una grande speranza, una speranza che è anche incentrata sul summit sulla Somalia che si terrà a Londra, il 23 febbraio prossimo. Siamo convinti che tutta questa violenza finirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – I somali vi sono riconoscenti per il lavoro svolto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Absolutely! All are really grateful for our work. …&lt;br /&gt;Assolutamente sì! Tutti ci sono riconoscenti, veramente, per il nostro lavoro. Tutti ascoltano la nostra emittente. Mogadiscio è una città molto pericolosa: la gente riceve costantemente informazioni sulla situazione e vengono a sapere se la direzione che stanno seguendo è “sicura”. Noi copriamo tutto quello che accade in ogni strada e in ogni distretto di Mogadiscio. E quindi, la gente ci è riconoscente. Ma noi forniamo anche intrattenimento: la nostra radio ha rifiutato un ordine di al Shabab che ci intimava di interrompere le trasmissioni di musica. Quindi, alla gente forniamo intrattenimento e indicazioni per la sicurezza, e per questo la gente ci è riconoscente. E questo ci aiuta a tenere alto il morale: loro ci amano, ci sono riconoscenti e noi sappiamo che le necessità della gente sono sempre lì … Per questo noi dobbiamo continuare a lavorare per loro. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr3" target="_blank"&gt;Nella Chiesa e nel mondo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562557" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Siria: bombe sulle città ribelli, si arrende Zabadani. Messaggio di al-Qaeda&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non si arresta il conflitto in Siria, dove l’esercito continua a reprimere nel sangue le opposizioni. Almeno 11 le persone uccise oggi, di cui 5 nella città di Homs, cuore della rivolta, dove la gente è intrappolata in casa a causa dei bombardamenti senza tregua e del fuoco dei cecchini. Nella notte le truppe di Damasco hanno preso d’assalto il sobborgo di Bab Amro, finora uno dei più vessati dai combattimenti e sono avanzate verso il confine con il Libano: occupata la città di Zabadani, dopo che gli intensi bombardamenti, che sono costati la vita a un centinaio di civili, hanno costretto i ribelli ad accettare il cessate il fuoco proposto dal governo. E mentre permane l’emergenza umanitaria, che vede in primo piano i bambini (oltre 400 i minori uccisi in dieci mesi secondo l’Unicef), continua lo stallo sul piano diplomatico, dopo i no di Cina e Russia alla risoluzione Onu della scorsa settimana. Previsto per oggi un vertice della Lega Araba al Cairo, per discutere una possibile missione di osservazione congiunta con l’Onu, in sostituzione di quella ritiratasi a fine mese per l’intensificarsi delle violenze e definitivamente affossata dalle dimissioni, questa mattina, del capo missione, il generale sudanese Al-Dabi. Intanto in un video circolato in rete, il capo di Al-Qaeda, Al-Zawahiri, sunnita, accusa l’alawita Bashar Al-Assad di aver commesso crimini contro i suoi cittadini e invita il popolo siriano a ribellarsi a quello che definisce un regime anti-islamico e a non fidarsi dei governi occidentali e arabi. (&lt;b&gt;A cura di Michele Raviart)   &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301607.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562520" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Campagna elettorale in Myanmar: bagno di folla per Aung San Suu Kyi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ cominciata con un bagno di folla la campagna elettorale di Aung San Suu Kyi, l’attivista birmana premio Nobel per la pace nel 1991. Migliaia di persone, hanno accolto con slogan e bandiere la donna, alla sua prima uscita elettorale nel distretto rurale di Hawhu, alle porte della vecchia capitale Rangoon. “La strada da percorrere sarà dura”, ha affermato Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia e storica oppositrice del regime militare, “ma il nostro scopo è quello di raggiungere la pace, la stabilità, e lo sviluppo per il Myanmar”. Il comizio di Aung San Suu Kyi, liberata nel 2010 dopo quindici anni di arresti domiciliari, arriva dopo l’apertura del nuovo governo birmano alle opposizioni, in vista delle elezioni suppletive del prossimo aprile, in cui saranno eletti 48 deputati alla Camera bassa del Paese. Difficile tuttavia che la probabile vittoria di Aung San Suu Kyi, che aveva già vinto le elezioni del 1990 senza riuscire tuttavia a governare, possa cambiare l’orientamento politico del parlamento, dominato da ex-militari e da persone vicine al regime. Le consultazioni di aprile saranno valutate con attenzione dalla comunità internazionale, che aveva già giudicato poco trasparenti le elezioni del 2010, e saranno determinanti per confermare o meno le sanzioni imposte finora al Myanmar. (M.R.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562515" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Maltempo in Europa: una valanga uccide sette persone in Kosovo. Bufere di neve in Italia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La morsa del gelo continua a non risparmiare l’Europa centro-orientale. Nella tarda serata di ieri una valanga ha colpito un villaggio del Kosovo meridionale, uccidendo sette persone, mentre due persone sono morte sotto la neve in Albania. Sale così a 49 il numero delle vittime per il maltempo nei Balcani, dove 110.000 persone sono ancora isolate per il maltempo. Continua a nevicare anche in Italia e permangono forti disagi. Particolarmente critica la situazione nelle Marche, dove l’intera provincia di Fermo è isolata a causa del forte vento ghiacciato che ha congelato le principali vie d’accesso. Questa notte le coste della Romagna sono state colpite da bufere di neve e vento, con 22 strade provinciali chiuse al traffico nel pesarese. Neve questa mattina in tutto il Veneto, nella dorsale appenninica toscana e in Calabria, nelle aree della Sila e del Pollino. Completamente operativi, dopo i rallentamenti di ieri, gli aeroporti di Fiumicino e di Bologna, mentre l’intera rete autostradale risulta percorribile. (M.R.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562558" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Crolla, sotto il peso della neve, la campata del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il peso della neve ha provocato uno squarcio nella campata della navata centrale del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania, dove è conservata un'opera di Federico Barocci, la Madonna con bambino (1605-1612). Il dipinto è stato portato in salvo. A Urbino ha ceduto una trave del Convento di San Francesco, che ospita la Cappella Albani. Lesionata dalla neve anche parte della volta della Chiesa dei Cappuccini, di proprietà dell'Università Carlo Bo. Nella volta del Santissimo Crocifisso ''si è aperto un grosso squarcio'' spiega l'assessore al Turismo e Istruzione di Urbania Giulio Fantoni. ''E' venuto giù tutto, ma abbiamo fatto in tempo a spostare le opere d'arte e gli arredi in un luogo sicuro''. Due giorni fa a Urbania è stata chiusa anche una parte del Palazzo Ducale, la Sala del Trono, interessata da infiltrazioni d'acqua. Per precauzione sono stati spostati i due preziosi globi cinquecenteschi di Gerardo Mercatore e le incisioni. Tutte le operazioni vengono svolte con il coordinamento delle Soprintendenze ai beni monumentali e artistici: ma a Urbania, Urbino e negli altri comuni c'è 'grande preoccupazione'' per la tutela di un patrimonio inestimabile come quello che punteggia le chiese e i palazzi storici del Montefeltro, sommerso da 3-4 metri di neve.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562505" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Ccee-Secam: incontro tra vescovi europei ed africani sul tema dell’evangelizzazione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Da domani al 15 gennaio si tiene presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum a Roma il II Simposio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM) sul tema: “L’evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e l’Europa. L’uomo e Dio: la missione della Chiesa di annunciare la presenza e l’amore di Dio”. I partecipanti comprendono una settantina di vescovi delegati delle conferenze episcopali dell’Africa e dell’Europa, oltre a rappresentanti di dicasteri vaticani e di organizzazioni ecclesiali come “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (Acs) e “Missio”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562503" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Centro Astalli promuove un incontro sui rifugiati: non esistono i clandestini&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Domani, presso la Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, a Roma, Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e lo scrittore Erri De Luca si incontrano per un colloquio sul diritto d’asilo e sulla presenza dei rifugiati in Italia dal titolo “Non esistono i clandestini, esistono i destini”. L’iniziativa è promossa dal Centro Astalli, Fondazione Spiral Onlus, Laboratorio 53, con il patrocinio dell’Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati. Nell’ambito dell’evento sarà presentato “Refugee scArt (Spostamenti coraggiosi aiutando riciclo terra)”, un progetto d’inserimento lavorativo per i rifugiati. Durante l’incontro si parlerà delle storie di tanti uomini e donne fuggiti dai loro Paesi per salvarsi da persecuzioni e discriminazioni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562504" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;San Giovanni Rotondo: Settimana internazionale della riconciliazione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Da domani al 17 febbraio si svolgerà a San Giovanni Rotondo la II Settimana internazionale della riconciliazione promossa dalla curia generale dei Frati Minori Cappuccini sul tema: “Il Sacramento della Riconciliazione e la Nuova Evangelizzazione – Tempo di riflessione e di formazione per i presbiteri”. Tra i relatori mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562507" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Chiese anglicane dell’Africa: unità e fraternità per il futuro dell’Africa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; «Non c’è nessuna pace tra le nazioni senza pace tra le religioni: la tragica violenza sta distruggendo le nostre comunità». L’appello è stato rilasciato al termine dell’undicesimo incontro del Consiglio delle province anglicane dell’Africa (Capa) svoltasi a Bujumbura, in Burundi. Nel comunicato finale – citato dall’Osservatore Romano - i rappresentanti della Comunione anglicana del continente esprimono tristezza, preoccupazione orrore per la persecuzione patita dai cristiani per mano dei fondamentalisti islamici in molte parti del mondo arabo, in Nigeria e in Asia. Il Consiglio ha preso atto della necessità che cristiani e musulmani vivano insieme e risolvano pacificamente le loro differenze. Si tratta di rafforzare un dialogo religioso fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’accoglienza reciproca. Insieme con un’attenzione particolare alle problematiche legate alla coerenza teologica delle diverse espressioni dell’anglicanesimo — si evidenzia nel comunicato finale dell’incontro — occorre tener presente le difficili situazioni locali di non poche province dell’Africa, rafforzando la fraternità e l’unità specialmente con le comunità di fedeli anglicani che si sentono isolate ed esposte a pericoli. Molte sono le sfide da affrontare: insieme con la fame, le malattie, le strutturali carenze dei presidi sanitari, la crisi umanitaria per i rifugiati di sanguinosi conflitti e il doveroso impegno di accoglienza; la proliferazione delle armi nel Continente; c’è chi patisce il crescere della violenza da parte di credenti di diverse fedi; alcune comunità si stanno adoperando per fronteggiare le sempre più frequenti inondazioni provocate dai cambiamenti del clima; in molti paesi sta crescendo il disordine sociale in conseguenza della povertà e dell’aumento della disoccupazione. Di fronte ai mali, alle preoccupazioni e alle esigenze antiche e nuove dell’Africa — si sottolinea nella nota che riprende i temi affrontati nell’incontro — occorre «potenziare anche numericamente la comunione anglicana attraverso un nuovo impulso di evangelizzazione». E ciò attraverso l’incremento della formazione permanente del clero e dei laici impegnati, garantendo una maggiore partecipazione dei giovani alla vita ecclesiale, attraverso una lettura attenta della realtà, tenendo conto delle esigenze multi-dimensionali proprie dei vari Paesi, ad esempio della nuova nazione del Sud Sudan, della necessità di solidarietà con i cristiani in Nord Sudan e delle difficili sfide in atto nello Zimbabwe e nel Nord Africa. Tra le risoluzioni approvate — che includono l’accettazione del piano strategico per i prossimi cinque anni della comunione anglicana in Africa, chiamata «a partecipare alla costruzione di un futuro di speranza per tutto il Continente» — di particolare rilievo il «rafforzamento di reciproca collaborazione tra le province anglicane e la promozione di una leadership sempre più responsabile ed aperta alla carità»; l’attenzione particolare alla salute con l'assistenza sanitaria primaria e con strategie preventive contro l’hiv e l’aids; ed ancora la partecipazione alla gestione, nei diversi livelli di competenze, delle ingenti risorse non sfruttate all’interno del continente. Approvate anche risoluzioni riguardanti il rafforzamento delle risposte alle emergenze sociali, alle calamità naturali ed il potenziamento del dipartimento delle comunicazioni sociali, indispensabile favorire la conoscenza reciproca e rinsaldare i vincoli della comunione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4391&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=4411126d2769d41&amp;amp;pct=d8522d49d103d11&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562506" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Convegno sul dialogo interreligioso promosso dai vescovi brasiliani: una diversità da affrontare&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; «Il crescente pluralismo ecclesiale e religioso della nostra società offre una straordinaria opportunità per sviluppare il rispetto, l’accoglienza, il dialogo e la cooperazione ecumenica e interreligiosa»: con queste parole Elias Wolff ha presentato il convegno «A diversidade religiosa no Brasil», tenutosi a Rio de Janeiro dal 10 al 12 febbraio. Il Convegno – ricorda l’Osservatore Romano - è stato promosso dalla Commissione pastorale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (Cnbb) con il chiaro intento di offrire l’occasione per una formazione teologico-pastorale in campo ecumenico e interreligioso. La formazione delle comunità al dialogo costituisce uno degli scopi primari della Commissione, ha sottolineato monsignor Francisco Biasin, presidente dell’organismo e vescovo di Barra do Piraí-Volta Redonda. Anche per questo, nel 2003, al momento della riforma degli statuti della Cnbb, è stata istituita una commissione pastorale con lo scopo di «promuovere l’ecumenismo e il dialogo interreligioso nella Chiesa cattolica in Brasile alla luce degli orientamenti del magistero ecclesiale, con un’attenzione particolare al pluralismo religioso del paese», indicando la necessità di un cammino di formazione nazionale che tenesse conto delle tante esperienze locali. Il Convegno della Cnbb a Rio de Janeiro costituisce la terza tappa di questo rinnovato cammino di formazione in campo ecumenico, voluto dai vescovi brasiliani di fronte al sorgere di nuove forme di religiosità che, talvolta, solo apparentemente, si richiamano al cristianesimo. Questo cammino ha subito una profonda accelerazione in questi ultimi anni, potendo contare anche sull’esperienza maturata dai docenti di teologia ecumenica e di dialogo interreligioso che celebrano il loro quindicesimo convegno nazionale a Rio de Janeiro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LVI no. 43&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-2265350789311385082?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/2265350789311385082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=2265350789311385082&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/2265350789311385082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/2265350789311385082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/radio-vaticana-gr-del-1222012.html' title='RADIO VATICANA - GR del 12/2/2012'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-6587565860935166976</id><published>2012-02-12T21:21:00.000+01:00</published><updated>2012-02-12T21:21:00.286+01:00</updated><title type='text'>SOCCI - Terremoto vaticano</title><content type='html'>&lt;div style="margin: 1em 0pt 3px; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://feedproxy.google.com/%7Er/LoStraniero/%7E3/BdjcHpYPaec/?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=email" name="1" style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif; font-size: 18px;" target="_BLANK"&gt;Terremoto vaticano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #555555; font-family: Georgia,Helvetica,Arial,Sans-Serif; font-size: 13px; line-height: 140%; margin: 9px 0pt 3px; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Posted:&lt;/span&gt; 11 Feb 2012 03:27 AM PST&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa c’è di vero nel “rapporto segreto” sul presunto complotto contro il papa che sarebbe stato “rivelato” in Cina dal cardinal Romeo, arcivescovo di Palermo? Cosa pensare dello scoop del “Fatto” che paventa un attentato mortale al Pontefice entro novembre 2012 ? E come va interpretata tutta questa vicenda?&lt;span id="more-1507"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A quanto pare quel rapporto in tedesco sul viaggio in Cina del cardinale Romeo, arrivato al cardinale Dario Castrillòn Hoyos, è stato effettivamente da lui “girato” alla Santa Sede (sebbene “Il Fatto” non riproduca i timbri che autenticherebbero il testo).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma a rendere tutto molto confuso sono alcune cose surreali: la natura sconclusionata del documento, la singolarità del luogo e delle circostanze in cui l’arcivescovo di Palermo avrebbe fatto queste “rivelazioni” (da lui smentite, ieri), il fatto che un altro cardinale trasmetta al Papa un “sentito dire” di quinta mano (l’ascoltatore “cinese” passa ciò che ha capito da Romeo a un anonimo il quale, tramite ambienti della Chiesa tedesca, in tedesco gira quei “rumors” al cardinale Castrillòn, il quale a sua volta li gira al Papa).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine c’è pure il pasticcio del “Fatto” che accredita un evidente malinteso sull’attentato (come vedremo). Tuttavia, nonostante queste assurdità, dietro questa vicenda ci sono cose interessanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anzitutto vediamo il testo. Sfrondato di assurdità, sciocchezze e pettegolezzi, la sostanza starebbe nelle dichiarazioni che l’arcivescovo Romeo avrebbe fatto in Cina sulla morte del Papa (e che – ripeto – l’interessato ha smentito di aver fatto).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ebbene, nel testo del documento il cardinale non parla affatto di complotto per uccidere il papa: afferma semplicemente che il Pontefice avrebbe un anno di vita. Sono stati i suoi ascoltatori cinesi a concludere erroneamente che era la previsione di un attentato. E “Il Fatto” rilancia questa impressione trasformandola in notizia: “Complotto di morte”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare evidente che se Romeo avesse notizie di un tale complotto non andrebbe certamente a spifferarle in Cina a destra e a manca, ma li comunicherebbe anzitutto al Santo Padre (di cui afferma di essere uno dei più stretti collaboratori) e/o agli organi competenti. Cosa c’è allora dietro questa assurdità?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è probabilmente uno dei tanti boatos che da qualche mese circolano in Curia (luogo di spifferi e pettegolezzi). La voce, che era giunta anche al sottoscritto, secondo cui il Papa Ratzinger sarebbe malato di tumore e avrebbe pochi mesi di vita. Potrebbe essere questa chiacchiera – rimbalzata da una tonaca all’altra – che ha ingenerato in qualcuno l’equivoco sull’ “attentato”. Ma si tratta di chiacchiere (oltretutto sgradevoli).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’unico fatto vero, che ieri è stato confermato, è il viaggio privato di cinque giorni a Pechino del cardinale Romeo, nel novembre scorso. Ma – per quanto possa apparire strano un tale viaggio (oltretutto così breve), da parte dell’arcivescovo di Palermo, a Pechino (dove è in corso una dura persecuzione dei cattolici) – sarebbe assai singolare che un prelato che viene dalla carriera diplomatica si lasciasse andare, in Cina, a tali discorsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ semmai ipotizzabile che un viaggio del genere – di cui finora nessuno era a conoscenza (se non il Vaticano) – sia stato in realtà una missione diplomatica riservata. E può darsi che qualcuno abbia voluto portarlo alla luce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche perché è noto – specie dopo la polemica dei giorni scorsi del cardinale Zen su Asianews – che sull’atteggiamento da avere nei confronti del regime cinese e della persecuzione dei cattolici fedeli al papa, vi siano posizioni diverse e anche molto conflittuali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello che stupisce del resto è proprio lo stillicidio di documenti riservati che dalla Segreteria di stato, ormai di continuo, filtrano all’esterno, verso i mass media. Segno di una situazione ormai fuori controllo e di una guerra aperta, mai vista prima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche perché, appena il 28 gennaio scorso, il Segretario di stato Bertone aveva riunito i capi dicastero intimando a tutti il massimo riserbo e la massima sorveglianza su tutti i documenti. Come non detto…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un vaticanista attento, Andrea Tornielli sostiene che “l’unica vera notizia sta nel fatto che un appunto – autentico, seppure così palesemente sconclusionato – inviato da un cardinale al Papa e transitato per la Segreteria di Stato poco più di un mese fa, sia a disposizione dei media. Segno che la pubblicazione delle lettere di monsignor Viganò al Papa e al cardinale Bertone, come pure gli appunti e i ‘memo’ sullo Ior e altri documenti dei quali si è discusso in questi giorni, fanno parte di una strategia e s’inseriscono in una evidente lotta interna al Vaticano, dagli esiti incerti e comunque devastanti. Una lotta che ha sullo sfondo non soltanto la successione al cardinale Bertone, ma anche il conclave”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ovviamente l’idea di un attentato al Papa è il classico tema che accende tutto un immaginario complottistico, tanto collaudato da aver fatto versare fiumi di inchiostro e da fornire materia per gialli e per scandalismi di ogni tipo. D’altronde un evento del genere si è effettivamente verificato sotto i nostri occhi quando Alì Agca sparò a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’argomento suscita una certa inquietudine anche perché ha dietro di sé eventi mistici assolutamente seri e affidabili, come la visione del Terzo Segreto di Fatima, nella quale effettivamente la Madonna mostra ai tre pastorelli un Papa che viene ucciso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ad alimentare le fantasie c’è poi tutto un contorno di vaticini e di baggianate prive di credibilità e serietà. Come le famose profezie di Malachia, un testo del Cinquecento che fa un elenco di 112 papi con definizioni enigmatiche e bislacche, l’ultimo dei quali sarebbe proprio Benedetto XVI, seguito da un certo “Petrus Romanus” sotto il quale vi sarebbero grandi tribolazioni della Chiesa, la distruzione di Roma e forse perfino la fine del mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Su Wikipedia, alla voce “Profezia di Malachia” si arriva addirittura a fantasticare sul nome “Pietro Romano” in relazione all’attualità: “Un’ipotesi recente lascia pensare che Pietro Romano non sia riferito a un Papa, bensì al Cardinal Camerlengo che, alla morte del pontefice regnante, siede sul trono di Pietro in attesa dell’elezione del successivo. Da notare che l’attuale Camerlengo è il Card. Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese nel 1934. Dunque la strana coincidenza che nel suo nome completo sia contenuta la parola Pietro e nella sua località di nascita ci sia la parola Romano”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ stupefacente che simili sciocchezze si leggano su quella che vorrebbe accreditarsi come un’enciclopedia telematica. Grazie al cielo la cosiddetta “profezia di Malachia” è una ridicola balla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Solo che, in questi tempi di insicurezza e ansia, purtroppo le balle e le fantasie suggestionano più dei fatti veri. Basti notare quanta strada ha fatto nell’immaginario l’assurda “profezia dei Maya” sull’anno 2012.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così accade pure che un pettegolezzo di quinta mano sulla salute del Papa arrivi in Vaticano e da lì rimbalzi come “profezia” di un&amp;nbsp; prossimo attentato sui media di tutto il mondo. Mentre resta praticamente silenziato (o sconosciuto) lo straordinario magistero di questo Pontefice.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Antonio Socci&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da “Libero” 11 febbraio 2012&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Post scriptum – Dall’esplodere di tutte queste vicende si può intuire quanto ci sia bisogno di pregare per il Papa, Benedetto XVI, come già suggerivo in un articolo di alcuni mesi fa che da alcuni (prelatoni di curia e vaticanisti) fu considerato con disprezzo….&lt;/div&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-6587565860935166976?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/6587565860935166976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=6587565860935166976&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/6587565860935166976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/6587565860935166976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/socci-terremoto-vaticano.html' title='SOCCI - Terremoto vaticano'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-8520839331252147108</id><published>2012-02-12T12:58:00.002+01:00</published><updated>2012-02-12T12:58:49.282+01:00</updated><title type='text'>IL - Angela falce e mercato</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Margaret cadde sull'euro nascente, Angela ha in mano il destino dellamoneta unica: ma vuole davvero salvarla o punta a commissariare la Ue?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Testo di AdrianaCerretelli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Illustrazioni di LaTigre&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Margaret Thatcher:occhi cerulei ma sguardo di Caligola si mormorava negli anni Ottanta. Rosolò l’Europaa fuoco lento sullo spiedo delle proprie rivendicazioni nazionali per ben cinqueanni. Alla fine l’ebbe vinta, ottenne i suoi soldi indietro, quel rimborsoannuo dall’euro-bilancio che la Gran Bretagna percepisce tuttora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 9.5pt; mso-fareast-language: IT;"&gt;AngelaMerkel &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;no. Ha il viso bianco erosa, pacioso. delle vecchie bambole di Norimberga. Occhi celesti d'ordinanza,sguardo tranquillo. può sembrare perfino rassicurante ma è ingannevole,ambiguo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;È &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;la faccia della nuova Germania riunificata, della “strapotenza” europea cherischia di travolgere l'euro a passi felpati. Magari anche per sbaglio. Duedonne, due icone europee agli antipodi, Margaret e Angela. Stessi dentid'acciaio però. Stessa morsa ricattatoria sui partner, su vita e destino della &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 9.5pt; mso-fareast-language: IT;"&gt;famiglia europea. &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Alla fine, per una sorta di nemesi storica, fuil progetto dell’euro nascente, che non era riuscita a bloccare, a cacciare“Maggie” da Downing Street. Storia dell’altro ieri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Non si sa che finefarà Angela né l'euro con lei. Lo salverà o lo affonderà? Per ora la sola cosacerta è che il destino della &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 9.5pt; mso-fareast-language: IT;"&gt;moneta uni&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;ca è nelle sue mani.Finora. alla prova dei fatti, non troppo capaci. Figlia di un pastore luterano,allevata e cresciuta nella Germania Est dove si è laureata in fisica, la Merkel&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 9.5pt; mso-fareast-language: IT;"&gt;è &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;per molti versi l’incarnazione politica dellaGermania riunificata: non conosce il vecchio europeismo tedesco. figlio dellacolpa e della voglia di riscatto, dunque generoso e solidale. Raccontano chedue anni fa, quando scoppiò il bubbone Grecia e l'euro cominciò ascricchiolare. José Barroso, presidente della Commissione Ve, dovette sudareper spiegarle che la crisi dell’euro non era una questione aliena ma unproblema di tutti gli europei.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Non solo dei greci.Eppure anche oggi. Dopo che il contagio è dilagato trasformando una microemergenza (Atene rappresenta &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;il &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;2 percentodel Pil dell’eurozona e il 3 del suo debito) in un’epidemia che non si sa comefermare, dopo che Francia e Austria hanno perso la Tripla A riducendo a quattroi membri del club del super-eletti (Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo eFinlandia), più che preoccuparsi Angela sembra compiacersi del suo isolamentovirtuoso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Nessuna sensibilitàeuropea. Profonda idiosincrasia verso quel modello mediterraneo popolato ditroppe allegre cicale cariche di debiti. Un pericolo per l’euro ma soprattuttoper le finanze tedesche, se costrette ad aiutarle. Di qui il rigore draconiano versopartner colpevoli di vizi imperdonabili. Nel laboratorio di Angela c’è l’ideadi riprogrammare l’homo europeus in homo germanicus, risolvendo così i problemialla radice: niente più rischi di deviazioni, niente solidarietà perché non cene sarebbe più bisogno nella nuova Ue-Frankestein popolata da Stati e cittadiniligi e obbedienti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Scommessa realistica?«Voglio una Germania europea e non un’Europa tedesca», diceva Helmut Kohl, ilcancelliere della riunificazione e della moneta unica. La sua pupilla haribaltato quella dottrina, in sintonia con un Paese che ne premia la furiapunitiva con la rimonta nei sondaggi: oggi la popolarità di Angela supera il 60per cento. In un’Europa ormai interdipendente, dove la crisi del debito sovranosi aggroviglia con quella delle banche (anche tedesche), la brutale ricettaMerkel appare semplicistica. Forse impraticabile ora che la Francia è cadutadall’Olimpo della Tripla A. Anche perché nella classe della moneta unica èdifficile distinguere tra buoni e cattivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Forse la Germania hadeciso comunque di spingere sull’acceleratore per rompere l’euro scaricandonela responsabilità su altri. O forse s’illude di commissariare l’Europa persalvarlo. Maggie perse la poltrona sui dilemmi monetari europei. E Angelaconquisterà l’Europa, o la perderà?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Dove prendere i fioriquando viene l’inverno?». Giunta al momento della verità, in cui giocherà ilproprio destino e quello di trecento milioni d’europei, alla signora Merkelgioverebbe distrarsi dall’altalena dello spread volgendosi alla disperazione diHolderlin, lacerato dalle guerre che a fine XVIII secolo insanguinavano ilcontinente. Oppure a Horkeimer e Adorno, che nella Dialettica dell’Illuminismospiegavano come l’eccesso di ragione si trasfiguri sempre in mito negativo.Certo, la vertigine assoluta sarebbe il messianesimo di un teologo calabrese,Gioacchino da Fiore, che tre tedeschi doc - Jacob Taubes, Karl Lowith e EricVoegelin - pongono all’origine non solo dell’autocoscienza europea maaddirittura della modernità occidentale. Forse però è chiedere troppo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Alla fine però larisposta più semplice per il dilemma di Angela potrebbe venire da Nietzsche,che si definiva allo stesso tempo il «più tedesco dei tedeschi» e un «buoneuropeo». Anche perché si vedeva come un «tedesco stedeschizzato» e, insieme,un «europeo senza le qualità negative dei tedeschi».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Come la Merkel, ancheNietzsche per l’Europa si richiamava all’egemonia dei tedeschi. Soltanto dopoaver ricordato, però, la necessità della “grecizzazione della Germania”, cioèl’esatto contrario di quanto ha fatto lei qualche mese fa riproponendo inchiave finanziaria la (presunta) superiorità del genio tedesco. Un’ipotesi giàfallita, e miseramente, nel Bayeurth-Projekt, il programma di trasformazionedella Leitkultur in Leidkultur.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Nietzsche credeva chel’unico progetto possibile per i popoli europei fosse «un’utopia scagliata nelfuturo» come quelle di Goethe, Napoleone, Beethoven, Stendhal, Heine,Schopenhauer e persino Wagner. Una proposta al solito inattuale, fondata sullarinuncia al nichilismo dei tedeschi, per un “Entnationalisierung”. Il reciprocofondersi e fecondarsi da cui nascerebbe un nuovo soggetto, superiore edelitario: “Der europaische Mensch”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;All’opposto del filisteismoburocratizzante della Merkel, figlio di una precisa origine - la RepubblicaDemocratica di Germania di Erich Honecker -, Nietzsche immagina il sincretismovitale della molteplicità, una sintesi culturale che in nome dell’Europaoltrepassi persino l’eurocentrismo per una dimensione globale e meticcia,atlantica e sarmatica. Una prospettiva compresa da Dostoevskij e Stendhal marealizzata storicamente soltanto dalla Grecia antica. Un’idea sideralmentelontana dai tedeschi che, ricorda Nietzsche, ieri come oggi «misurano tutto conil loro metro: “Deutschland, Deutschland uber alles”».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: IT; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;La bandiera e l’aquila&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-language: IT; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Il 9 marzo 1848 il Parlamento di Francoforte adottò labandiera nero-rosso-oro (Schwarz-Rot-Gold), i colori con cui “illustriamo”titoli della nostra storia di copertina. L’oro e il nero rappresentano laGermania meridionale, mentre il rosso la Germania settentrionale. Ci sono dueteorie sulle origini dei colori: secondo la prima, risalgono alle uniformi deiLutzowsches Freikorps, corpi composti da studenti, che combattevano l’occupazionedi Napoleone; un’altra sostiene però che derivino dai colori del vessillo delSacro Romano Impero. Invece lo stemma tedesco (Bundeswappen, riprodotto sullacopertina di questo numero) è formato da un’aquila su scudo giallo e hatradizioni antichissime: le tribù germaniche, infatti, consideravano l’aquilauna rappresentazione di Odino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-8520839331252147108?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/8520839331252147108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=8520839331252147108&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/8520839331252147108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/8520839331252147108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/il-angela-falce-e-mercato.html' title='IL - Angela falce e mercato'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-3624220804704657026</id><published>2012-02-11T16:32:00.000+01:00</published><updated>2012-02-11T16:32:09.192+01:00</updated><title type='text'>RADIO VATICANA - GR del 11/2/2012</title><content type='html'>&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562319" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Nella memoria della Madonna di Lourdes, la Chiesa celebra la Giornata del Malato. La riflessione di mons. Zimowski&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nella memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, la Chiesa celebra oggi la 20.ma Giornata mondiale del malato, istituita dal Beato Giovanni Paolo II. E proprio oggi il Papa ha nominato mons. Nicolas Brouwet nuovo vescovo della diocesi francese di Tarbes e Lourdes. Il presule, finora vescovo ausiliare di Nanterre, succede a mons. Jacques Perrier che ha rinunciato al governo pastorale per sopraggiunti limiti d’età. A Lourdes si trova la nostra inviata &lt;b&gt;Emanuela Campanile&lt;/b&gt; che ci racconta come i pellegrini vivano la Giornata del Malato nel Santuario mariano:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301521.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Si piange di dolore, ma anche di gioia e qui si piange di gioia". E’ la frase più ricorrente dei numerosi fedeli con i quali abbiamo parlato in questi giorni di pellegrinaggio a Lourdes. L’occasione è l’anniversario della prima apparizione della Vergine Maria alla giovane Bernadette Soubirous e la ricorrenza della XX Giornata Mondiale del Malato. Per tutti, Lourdes è incontro con la Vergine, con Colei che accoglie, con la Madre. A dare concretezza a questo sentire, l’iniziativa dell’Opera Romana Pellegrinaggi: il solenne atto di affidamento a Maria, previsto questa sera alle 18.30 presso la Grotta di Lourdes, subito dopo il Rosario. Affidarsi alla Madre di Dio, infatti, è una delle espressioni più antiche di devozione mariana. La prima invocazione alla Vergine, intitolata significativamente, “Sub tuum praesidium” risale al III secolo. Maria, fin dai tempi apostolici è, infatti, invocata come presidio, rifugio e salvezza dei cristiani. E il popolo di Dio, qui a Lourdes rinnova la sua fede e la sua fiducia. (mg)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Giornata Mondiale del Malato compie 20 anni. Sull’importanza di questa ricorrenza voluta fortemente dal Beato Giovanni Paolo II, &lt;b&gt;Olivier Tosseri&lt;/b&gt; ha intervistato l’&lt;b&gt;arcivescovo Zygmunt Zimowski&lt;/b&gt;, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301421.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - La Giornata Mondiale del Malato è stata istituita nel 1992 dal Beato Giovanni Paolo II e fa parte della grande attenzione da lui rivolta al mondo della sofferenza. Ne sono esempi di prima grandezza alcune sue lettere Encicliche, a partire dalla &lt;i&gt;Salvifici Doloris&lt;/i&gt;, e due Motu Proprio, in particolare il &lt;i&gt;Dolentium Hominum&lt;/i&gt; col quale ha istituito, oltre venticinque anni fa, ciò che oggi è il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. Vi sono poi la Pontifìcia Accademia per la Vita e la Fondazione il Buon Samaritano, da lui creata nel 2004 e subito affidata a questo dicastero. Come riportato nella lettera istitutiva, la Giornata Mondiale del Malato, che si celebra non certo casualmente l’11 febbraio, giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, ha la finalità "di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l'impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l'importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l'importanza dell'assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questa è la 20.ma edizione della Giornata. Qual è il bilancio che se ne può trarre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Certamente in questi anni la Giornata Mondiale del Malato ha prodotto effetti sempre crescenti in qualità ed in ampiezza. Ne hanno già tratto grande benefìcio un enorme numero di malati con le loro famiglie, gli operatori sanitari professionali e volontari e tutti coloro che si adoperano in favore della promozione della salus (cioè la salute integrale della persona) e dell'assistenza alle persone in stato di sofferenza fìsica e/o spirituale. Un elemento fondante della Giornata e di grande supporto al lavoro svolto da chi si impegna per la sua riuscita, è certamente il Messaggio che tradizionalmente il Santo Padre dedica all'evento. Esso costituisce infatti il motivo conduttore di quanto poi attuato sul territorio. Dal punto di vista delle Chiese Locali e particolari, fra l'altro, sono oramai numerose le Conferenze Episcopali, le Diocesi ed anche le parrocchie che si impegnano affinché la Giornata rivesta l'importanza e l'efficacia che le sono dovute. Ciò attraverso Liturgie Eucaristiche, incontri di preghiera e approfondimento. Due tra le realtà che possono essere portate ad esempio per la ricchezza di iniziative che annualmente vengono realizzate per questa Giornata, fuori del territorio italiano, sono certamente quelle della Spagna e dell'Irlanda. In questi 20 anni, d'altro lato, la celebrazione solenne della Giornata è stata tenuta in tutti i continenti: in Europa così come nel Nord e nel Centro dell'America, in Asia, in Africa e in Oceania. Dal 2006 la forma solenne della Giornata ha cadenza triennale. L'ultima in ordine di tempo è stata celebrata a Roma nel 2010 ed è culminata nella Santa Messa celebrata da Benedetto XVI in San Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - E per quanto riguarda la prossima celebrazione solenne?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - È fissata per l'anno prossimo ad Altötting, in Germania e, come anticipato dal Santo Padre nel suo messaggio di quest'anno, avrà come tema la figura del Buon Samaritano. Sono stati già presi i necessari contatti con la Conferenza episcopale tedesca e con il nunzio apostolico. Nel suo ambito si prevedono numerose iniziative oltre alla consueta solenne Liturgia Eucaristica: visite ad ospedali e malati, un pellegrinaggio al Santuario di Altoeting e la visita alla Cattedrale di Monaco, un Convegno teologico-pastorale all'Università di Eichstatt, un incontro dei vescovi europei incaricati della pastorale della salute ed altri, con le autorità politiche ed amministrative.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562050" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;L'Unzione degli infermi non è un "Sacramento minore": riflessione sul Messaggio del Papa per la Giornata del Malato&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’Unzione degli infermi non sia ritenuta un “un Sacramento minore”. L’affermazione di Benedetto XVI è contenuta nel suo ultimo Messaggio per la Giornata del malato. Il Papa pone in primo piano un gesto sacramentale ancora oggi avvolto troppo spesso, anche fra i cristiani, da un superstizioso senso di rifiuto. &lt;b&gt;Alessandro De Carolis&lt;/b&gt; ne ha parlato con &lt;b&gt;Fra Marco Fabello&lt;/b&gt;, direttore generale del Centro dei Fatebenefratelli di Brescia, una delle strutture dell’antico Ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301363.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Credo che, finalmente, ci sia una presa importante di posizione sul significato di questo Sacramento, che è ancora così poco “vissuto” dalle persone ed è ancora ritenuto un fatto, per molti aspetti, scaramantico, intendendo con ciò dire che molti malati e molti familiari non lo vogliono e lo vogliono solo quando il malato non è più in grado di capire. Invece, pensare al Sacramento dell’Unzione dei malati come a un farmaco, a un medicinale che aiuta, a un fatto terapeutico non solo dello spirito ma anche del corpo, credo sia davvero un dono molto grande, che andrebbe spiegato e prospettato ai parenti, ai familiari e ai malati con molta convinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Il vostro è un Ordine molto antico. Che cosa degli insegnamenti del vostro fondatore, San Giovanni di Dio, vi orienta con attualità nella vostra missione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Credo che il processo di umanizzazione che porta alla fede sia fondamentalmente ciò che più ci muove. Considerare il malato persona a tutti gli effetti, e non un qualcosa da guarire, vuol dire appunto camminare insieme tra corpo e spirito e accompagnare la persona sia nella malattia fisica che nella sofferenza interiore e spirituale – cosa che, a volte, è più forte che non il dolore fisico ed è ciò che condiziona maggiormente la vita delle persone. Credo che questo sia molto sottovalutato soprattutto nella medicina di oggi, dove la premura, la fretta rendono la medicina, soprattutto la chirurgia, più simile forse a una “catena di montaggio” che non a delle vere azioni di umanità e di aiuto spirituale, interiore, psicologica, alle persone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Attualmente, dove operate nel mondo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Attualmente, operiamo in 51 nazioni nel mondo, in tutti i continenti: le ultime presenze sono in Croazia, in Cina. Abbiamo una ventina di strutture sanitarie molto impegnative in Africa, siamo presenti anche in Asia. Ma, probabilmente, non è il numero delle strutture che conta di più, quanto piuttosto – pur venendo meno in modo notevole il numero dei religiosi – l’idea dell’ospitalità continua, anche con il contributo di altre persone, i nostri collaboratori. Un’idea che noi tutti vorremmo racchiudere in uno slogan nel quale crediamo quando definiamo le nostre realtà l’“essere la famiglia di San Giovanni di Dio”. (ap)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562276" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Verso la guarigione e il rinnovamento: editoriale di padre Lombardi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si è svolto in questi giorni a Roma, presso l’Università Gregoriana, il Simposio sulla questione degli abusi sui minori commessi da esponenti del clero intitolato “Verso la guarigione e il rinnovamento”. Sull’evento, ascoltiamo il nostro direttore, &lt;b&gt;padre Federico Lombardi&lt;/b&gt;, nel suo editoriale per "Octava Dies", il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301498.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’emergenza all’iniziativa coerente e decisa per far progredire la protezione dei minori nella Chiesa, nella società, nel mondo. Questa potrebbe essere in breve una definizione del risultato del Simposio sul tema degli abusi sessuali che si è svolto per tre giorni e mezzo all’Università Gregoriana di Roma con la partecipazione dei rappresentanti di oltre 100 conferenze episcopali, di numerosi ordini religiosi e specialisti. I massimi responsabili dei principali dicasteri vaticani coinvolti nella tematica hanno dato un chiaro sostegno all’evento, che si è mosso secondo le linee indicate ormai da tempo dal Papa: ascoltare le vittime, impegnarsi per la guarigione e la riparazione della giustizia, formulare e mettere in pratica efficaci misure per la prevenzione, per fare della Chiesa un ambiente del tutto sicuro e accogliente per i minori, i giovani e la loro crescita umana e spirituale. E’ stata un’esperienza ecclesiale forte e intensa, anche spiritualmente. La provenienza universale dei partecipanti ha dimostrato che la comunità della Chiesa è in cammino per dare un contributo concreto, profondamente radicato nelle diverse realtà locali, al grande compito della protezione dei minori. La realtà della famiglia, delle istituzioni educative e del nuovo mondo di internet, la diffusione della pedopornografia, la formazione dei sacerdoti e degli educatori sono tutte dimensioni che vanno tenute presenti in un approccio complessivo ai problemi. E la secolare esperienza educativa della Chiesa, inserita in tante diverse culture, diventa un banco di prova unico per tradurre i principi comuni essenziali della protezione dei minori in contesti diversi. Continuando con decisione sulla strada intrapresa, in collaborazione con le autorità competenti e con le persone di buona volontà nei diversi Paesi del mondo, la Chiesa cattolica vuole dare un contributo essenziale per una delle cause più importanti per il futuro dell’umanità: la protezione dei bambini e dei minori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562304" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Simposio sugli abusi, l'arcivescovo di Manila: una ferita per la nostra Chiesa in Asia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Lo scandalo degli abusi sessuali su minori avvenuti nell’ambito della Chiesa è stato uno shock per tutto il mondo e a maggior ragione per i fedeli cattolici. Così, il cardinale Reinard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga a chiusura dei lavori del Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” conclusosi all’Università Gregoriana di Roma. A sottolineare l’importanza di un percorso di rinnovamento spirituale che restituisca credibilità alla Chiesa, in particolare dove essa è in minoranza, è &lt;b&gt;mons. Luis Antonio Tagle&lt;/b&gt;, arcivescovo di Manila, nelle Filippine, intervistato da &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301489.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Wherever the priests, wherever…&lt;br /&gt;Ovunque, sia nei grandi Paesi, dove i cristiani sono una maggioranza o dove i cristiani sono una piccola minoranza, ogni volta che ci siano comportamenti di abuso da parte dei preti, l’intera Chiesa ne viene ferita e danneggiata. Non conta quindi che in Asia la Chiesa sia grande o piccola: la presenza degli abusi infligge una ferita. Credo che la gravità sia più sentita in una piccola comunità come la Chiesa asiatica, perché siamo molto pochi e va oltre l’immaginazione di alcune persone vedere e capire, in quelle piccole comunità, che tali comportamenti di abuso possano esistere. La Chiesa comunque in alcune parti dell’Asia è una piccola minoranza e alcune persone non prestano molta attenzione e non sono interessate; i cristiani, però, sono interessati e noi siamo interessati, perché dobbiamo purificare noi stessi, che il resto della nazione lo sappia o no. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quindi non avete sofferto attacchi, ad esempio da parte di altre confessioni, religioni, a causa di questo scandalo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Not that I know…&lt;br /&gt;Non che io sappia. Sembra che lo scandalo non abbia suscitato nessun attacco da parte di altre confessioni o religioni. Anche nell’assenza di un cattivo comportamento sessuale, lì dove c’è animosità tra le religioni continua ad esistere, e non a causa o perché peggiorata da un cattivo comportamento sessuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Potrebbe riassumere brevemente quali siano le principali difficoltà della Chiesa asiatica, o della Chiesa filippina, nell’elaborare le linee guida per trattare questo tipo di scandalo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – There are a lot of difficulties…&lt;br /&gt;Ci sono molte difficoltà che dobbiamo affrontare. Prima di tutto, abbiamo bisogno dell’aiuto di esperti della scienza umana e sociale nell’essere in grado di capire più chiaramente questi fenomeni. Secondo, dobbiamo essere istruiti sul modo di procedere della Chiesa, perché la legge canonica ci dice come trattare queste cose. Dobbiamo anche essere istruiti sulle leggi del Paese, sulle leggi civili contro atti sessuali criminali. Quindi, siamo in una fase di apprendimento, in modo da essere ben preparati per gestire questi casi.(ap)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562404" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Nomine&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nelle Filippine, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi metropolitana di Davao, presentata da S.E. Mons. Fernando R. Capalla, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Davao S.E. Mons. Romulo G. Valles, finora Arcivescovo Metropolita di Zamboanga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Lituania, il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kaišiadorys  presentata da S.E. Mons. Juozas Matulaitis, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Kaišiadorys S.E. Mons. Jonas Ivanauskas, finora Vescovo titolare di Canapio e Ausiliare dell’arcidiocesi di Kaunas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Burkina Faso, il Santo Padre ha nominato Vescovo di Fada-N’Gourma il Rev. Pierre Claver Malgo, già rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano Saint Jean-Baptiste di Ouagadougou.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Lituania, il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Telšiai il Rev.do P. (Genadijus) Linas Vodopjanovas, O.F.M., finora Parroco di Kretinga in diocesi di Telšiai, e Vice-Provinciale della Provincia Lituania "San Casimiro" dei Frati Minori, assegnandogli la sede titolare vescovile di Quiza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Burkina Faso, il Santo Padre ha eretto la nuova diocesi di Tenkodogo in Burkina Faso, per dismembramento della diocesi di Fada-N’Gourma, rendendola suffraganea dell’arcidiocesi di Koupéla. Il Papa ha nominato primo Vescovo di Tenkodogo il Rev. P. Prosper Kontiebo, M.I, finora Vice Provinciale dei P.P. Camilliani in Burkina Faso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Etiopia, il Papa ha eretto la nuova Prefettura Apostolica di Robe in Etiopia, per dismembramento del Vicariato Apostolico di Meki. Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Primo Prefetto Apostolico di Robe il Rev. P. Angelo Antolini, O.F.M. Cap., finora Vicario Episcopale per la regione di Robe e Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie di Etiopia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562398" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Oggi su "L'Osservatore Romano"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Per un uso responsabile e maturo dei media: in prima pagina, José Maria Gil Tamayo sull'equilibrio nella comunicazione secondo Benedetto XVI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In rilievo, nell'informazione internazionale, la Grecia, stretta fra crisi economica e politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pax Christi in regno Christi: in cultura, uno stralcio del discorso del cardinale segretario di Stato che questo pomeriggio inaugura la mostra, a Desio, sul novantesimo anniversario dell'elezione di Achilli Ratti (Pio XI) al soglio pontificio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante sorprese all'ombra di San Mercuriale: il saggio di Antonio Paolucci sulla mostra "Wildt, L'Anima e le forme tra Michelangelo e Klimt", e un articolo di Sandro Barbagallo su Wildt, scultore dell'inquietudine, genio dimenticato del Novecento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segreto di Agata: Gaetano Zito su tradizione e venerazione della giovanissima santa vergine e martire di Catania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin dai primordi l'uomo è religioso: nell'informazione vaticana, intervista di Nicola Gori all'iinsigne antropologo belga Julien Ries, che sarà creato cardinale nel prossimo Concistoro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr2" target="_blank"&gt;Oggi in Primo Piano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562394" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Riforma sanitaria negli Usa. Obama annuncia correzioni. I vescovi: ancora non tutelata la libertà di coscienza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il presidente Usa Barack Obama apre ad una possibile revisione del controverso piano sanitario che prevede anche la copertura assicurativa per la sterilizzazione, la contraccezione e la distribuzione, presso ospedali cattolici, di farmaci abortivi. Dal canto suo la Conferenza episcopale statunitense torna ad esprimere perplessità e profonda preoccupazione. Dai presuli in particolare l’appello al Congresso americano affinchè approvi una legge che tuteli la libertà di coscienza. Il servizio di &lt;b&gt;Cecilia Seppia:&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301528.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dopo il discorso del presidente Usa Obama, i vescovi statunitensi prendono di nuovo la parola per ribadire l’impegno della Chiesa nella tutela dei diritti, in primo luogo la libertà di coscienza, violata nel controverso piano sanitario messo a punto dall’amministrazione di Washington. Tale provvedimento prevede tra l’altro la copertura assicurativa per la sterilizzazione, la contraccezione, la distribuzione di farmaci abortivi e l’obbligo per tutti i datori di lavoro a capo di enti e ospedali religiosi a fornire gratis i contraccettivi alle proprie dipendenti. "Il presidente Obama - si legge in una nota pubblicata oggi - ha fatto due cose: primo, ha comunque mantenuto questo piano a livello nazionale e per il quale resta una grave preoccupazione morale. Secondo: il capo della Casa Bianca ha annunciato alcuni cambiamenti nel modo in cui questo provvedimento sarà applicato ma restano sconosciuti i dettagli". Emerge di fatto, in questi come in altri aggiustamenti, la mancanza inaccettabile di una chiara tutela della libertà di coscienza. “Abbiamo notato - aggiungono i vescovi -,  che la proposta del presidente non fa che rimarcare una non necessaria intrusione del governo nelle questioni interne degli istituti religiosi e minacciare una possibile coercizione dei gruppi religiosi violando così le loro più profonde e radicate convinzioni”. L'unica vera soluzione a questo problema della libertà religiosa – ammonisce la Conferenza episcopale statunitense - è di revocare tale disposizione. Al Congresso viene quindi rivolto l’invito ad approvare, una legge che tuteli la libertà di coscienza, e ai fedeli cattolici e a tutti i concittadini ad unirsi con la Chiesa in questo sforzo di protezione dei diritti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562371" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Ancora proteste in Grecia contro il piano di austerità del governo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ancora proteste in Grecia dopo il via libera del governo al piano di austerità necessario per la concessione del prestito europeo. Domani, è attesa l’approvazione da parte del Parlamento. &lt;b&gt;Eugenio Bonanata: &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301526.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Secondo giorno di sciopero generale contro le nuove misure di austerità decise stanotte dall’esecutivo di Atene. La polizia ha schierato 5 mila uomini in assetto antisommossa a fronte di circa 7 mila persone presenti in varie piazze della capitale. La città è bloccata dal traffico. A differenza di ieri, quando ci sono stati alcuni feriti e arresti, oggi non si segnalano incidenti. Ma si guarda con preoccupazione alla manifestazione di domani pomeriggio in programma davanti al Parlamento, proprio mentre l’assemblea dovrà votare il piano. Piano che contiene tagli per 325 milioni di Euro e l’impegno di attuare le riforme. In questo modo, secondo il Wall Street Journal, la Grecia prenderà in prestito 35 miliardi dal fondo temporaneo salva-Stati prevedendo, inoltre, di dare il via ad operazioni di privatizzazioni per 4 milioni e mezzo. E’ necessario approvarlo – ha detto il primo ministro Papademos – “altrimenti sarà una catastrofe”. Per la cancelliera tedesca Merkel il fallimento di Atene avrebbe “conseguenze incalcolabili”. I greci, però, pensano al ritorno alla dracma. I militanti del partito comunista stamattina hanno issato uno striscione sul Partenone che recita: “Abbasso la dittatura dei monopoli dell’Unione Europea”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562417" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Siria: ancora bombardamenti su Homs, numerose vittime civili&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ancora critica la situazione in Siria. Gli attivisti denunciano nuovi bombardamenti stamani ad Homs con decine di vittime, mentre è salito ad almeno 61 il numero dei civili uccisi ieri dalle forze di sicurezza nell'ennesimo venerdì di protesta, il 48.mo dall’inizio delle manifestazioni anti-regime. Grave anche il bilancio del duplice attentato di ieri ad Aleppo, la seconda città del Paese, che si è attestato a 28 morti accertati e 235 feriti. Ma qual è la realtà dell’opposizione siriana che a diversi osservatori appare molto frastagliata? &lt;b&gt;Giancarlo La Vella&lt;/b&gt; lo ha chiesto a &lt;b&gt;Fulvio Scaglione&lt;/b&gt;, vicedirettore di "Famiglia Cristiana":&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301522.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - E’ stata la repressione violenta del regime a rimescolare le carte. Un anno fa, quando tutto è cominciato, le richieste partivano soprattutto dalla maggioranza sunnita della popolazione e da quanti dediti al commercio e alle attività produttive della Siria che soffrivano di una crisi economica ormai evidente e anche di una condizione di sudditanza nei confronti della minoranza alawita che - Assad in testa - governa il Paese. Ma erano richieste piuttosto modeste: un po’ più di democrazia, elezioni per il parlamento reali e non finte, la fine dei processi militari a carico dei civili. Poi la repressione violenta di Assad ha fatto saltare in aria questo quadro relativamente composto. Ora sul campo abbiamo interlocutori anche difficili da identificare perché il cosiddetto esercito di liberazione, formato da militari disertori e dissidenti ha contorni piuttosto ancora oscuri. Il fronte di liberazione nazionale è in realtà abbastanza separato da quello che succede sulle strade e anche lui ha contorni difficili da individuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Proprio per questo, parte della comunità internazionale ha difficoltà nel portare avanti un aiuto concreto all’opposizione nei confronti di Assad?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Questo sì, ma anche la comunità internazionale continua ad evitare, perché ci sono confronti contrapposti, lo abbiamo visto nei giorni scorsi: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e altri Paesi dall’altro. E’ chiaro che in questo momento il vantaggio politico sta dalla parte degli Stati Uniti e dell’Occidente, in generale, e che Russia e Cina vedono estinguersi un regime quello di Assad appoggiato per anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Da mesi si continua a morire ogni giorno in Siria. Come sta vivendo la gente in particolare la minoranza cristiana?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è sicuramente una percentuale di cristiani nelle strade e siccome i cristiani in Siria sono circa il 10 per cento della popolazione. Dobbiamo ragionevolmente pensare che il 10 per cento delle vittime che ogni giorno cadono per mano dell’esercito di Assad siano cristiani. Molto spesso le manifestazioni popolari vengono condotte all’insegna dell’unità tra le differenti fedi, però il rischio di una frammentazione è forte, proprio a causa della politica violenta di Assad perché se la questione si trasforma e non si tratta più del popolo della Siria contro il regime ma dei sunniti, che sono la maggioranza, contro gli alawiti, che sono un ramo degli sciiti e sono minoranza ma hanno il potere, questa che è già una guerra civile può diventare una guerra settaria ed è ancora peggio. (bf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562365" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Egitto. Continua la protesta a un anno dalla caduta di Mubarak. Il portavoce cattolico: cristiani a rischio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In Egitto, continuano le manifestazioni per chiedere le dimissioni della giunta militare che governa il Paese. Numerose organizzazioni di attivisti hanno promosso per oggi, primo anniversario della caduta di Hosni Mubarak, uno sciopero generale. Un invito a disertare le manifestazioni è però venuto dai fratelli Musulmani, movimento che detiene la maggioranza dei seggi parlamentari, dalle autorità religiose sunnite dell’università di Al Azhar e dal patriarca copto ortodosso Shenouda III. Ma come guardano i cattolici d’Egitto a queste nuove mobilitazioni popolari? &lt;b&gt;Davide Maggiore&lt;/b&gt; lo ha chiesto a &lt;b&gt;padre Rafic Greiche&lt;/b&gt;, che della Chiesa cattolica egiziana è il portavoce:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301520.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Well, we look to this movement with concern …&lt;br /&gt;Guardiamo a questo movimento con preoccupazione, ma non chiediamo alla nostra gente – e in particolare ai giovani - di non scioperare. Vogliamo lasciare alla gente la libertà di pensiero, la libertà politica per discernere da soli ciò che bisogna fare, lasciamo ciascuno libero di pensare ciò che vuole fare. Se vuole manifestare il suo punto di vista, è un suo diritto: e noi rispettiamo questo diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Abbiamo avuto notizia in questi mesi, di molti cristiani egiziani che hanno lasciato il Paese: crede che ciò continuerà anche nei prossimi mesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - If we don’t have a quick stability it will continue …&lt;br /&gt;Se non riusciremo a raggiungere una stabilità in tempi rapidi, continuerà… Molti cristiani – e anche alcuni musulmani – stanno lasciando il Paese: vogliono emigrare in Occidente per avere sicurezza e stabilità … Noi non vogliamo che tutti i cristiani vadano all'estero, noi vogliamo che i cristiani d’Oriente stiano nel loro Paese, nella loro terra, la terra nella quale hanno vissuto i profeti e Gesù Cristo …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Allo stato attuale, vede dei rischi per le minoranze religiose nel suo Paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Yes there is a very big risk …&lt;br /&gt;Sì, c’è un rischio molto grande. In Parlamento ora ci sono i Fratelli Musulmani, ma più pericolosi di loro sono i Salafiti, che vogliono applicare la legge della sharia così com’è, senza rispetto né per le minoranze né per le norme cristiane, specialmente per quanto riguarda la famiglia; dovremo assoggettarci alla sharia, e questo è molto pericoloso per noi, in quanto cristiani, in particolate per le nostre famiglie …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Un anno dopo, si può dire che la rivoluzione egiziana è arrivata alla fine?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – No, the revolution will continue …&lt;br /&gt;No, la rivoluzione continuerà perché i giovani vogliono che la rivoluzione continui finché non saranno soddisfatte le loro richieste: finora, riguardo a molte di queste non è stato così. Di nuovo c’è solo che Mubarak ci ha lasciato, abbiamo ancora il Consiglio militare, non c’è ancora libertà, neanche quella di coscienza. Ci sono molte cose che non sono state ancora attuate, e quindi la rivoluzione continuerà finché ciò non sarà avvenuto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562418" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;La visita di Monti negli Usa. Il commento dell’economista Zamagni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ha avuto vasta eco la visita del presidente del Consiglio italiano Mario Monti negli Stati Uniti dove ha ottenuto la fiducia del presidente Obama. Ieri il premier italiano ha incontrato a Wall Street gli investitori americani. Penso di averli convinti a puntare di nuovo sull’Italia, c’è molto interesse per il nostro Paese, dice in sintesi Monti. Per un commento sul valore di questa visita negli Usa, &lt;b&gt;Debora Donnini&lt;/b&gt; ha sentito il &lt;b&gt;prof. Stefano Zamagni&lt;/b&gt;, docente di economia all’Università di Bologna:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301524.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – L’importanza è notevole e il successo pure è notevole, quasi inaspettato. Quindi nulla da dire sull’operazione in sé, che è servita e che servirà ancora più nel prossimo futuro a portarci fuori dalle secche. Al tempo stesso, però, una riflessione pacata e responsabile di quanto sta avvenendo ed è avvenuto ieri e ieri l'altro negli Stati Uniti deve obbligarci a due considerazioni, che rappresentano altrettanti rischi se prontamente non vengono fronteggiati con altre misure. Il primo rischio è quello della cosiddetta depoliticizzazione: cioè a dire che si diffonde il convincimento tra gli italiani, secondo cui è meglio avere governi tecnici formati da persone oneste ed esperte piuttosto che governi che sono il risultato di una competizione politica ad opera dei partiti. Perché questo è pericoloso? Perché un atteggiamento del genere porterebbe alla graduale “eutanasia” della democrazia. Il secondo rischio da cui dobbiamo guardarci, e che per certi aspetti è ancora più insidioso, è che si diffonda – anche qui – l’idea seconda la quale l’agenda politica viene definita dai mercati: i mercati lo vogliono, i mercati lo esigono… Questo è molto grave! Perché la politica deve andare a rimorchio dell’economia e in particolare della finanza? Il giorno in cui questo atteggiamento diventasse la norma – ora non siamo nella norma, perché siamo in una situazione emergenziale – quale sarebbe l’implicazione? Quella che è descritta molto bene nella “Caritas in veritate” di Benedetto XVI e cioè la perdita della libertà. L’economia deve essere, insieme ad altri fattori, al servizio del bene comune: ma il momento della sintesi lo deve fare la politica, con la “P” maiuscola, come già Tommaso Moro ci ricordava. La finanza non è per sua natura democratica: perché la finanzia internazionale è guidata da otto grandi banche d’affari. Qui bisogna riconsiderare che cos’è il mercato. Il mercato vive con la concorrenza, ma se abbiamo otto banche che guidano la danza a livello mondiale, dov’è la concorrenza?  Sono quelle otto banche che hanno oggi un potere smisurato...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Monti, secondo lei, con questa visita negli Stati Uniti e con questo incontro con il mondo della finanzia, è riuscito a convincere sull’Italia: questo porterà dei giovamenti anche pratici nella famosa questione dello spread, dei tassi di interesse?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La mia risposta è sì, ma questi vantaggi – non dobbiamo illuderci – saranno vantaggi di breve termine se le due condizioni di cui ho detto prima non saranno soddisfatte, perché quando fra un anno e pochi mesi andremo alle elezioni e non sarà cambiato il modo di fare politica è chiaro che gli stessi mercati e le stesse agenzie internazionali, come oggi hanno riaperto il rubinetto della fiducia, saranno pronti a richiuderlo: potrebbero avere una altra ragione per non fidarsi più degli italiani. Quindi sicuramente nella prospettiva del breve termine, cioè del prossimo anno, l’effetto è positivo e questo perché la credibilità di Monti è valsa ad ottenere all’Italia la fiducia: la fiducia deriva dalla credibilità delle persone. Ci vuole la società civile in questo momento in Italia ed ecco perché il movimento cattolico dovrebbe darsi molto più da fare di quanto stia facendo, perché non è tanto il problema di fare un nuovo partito, ma è quello di diffondere un approccio culturale – in primo luogo – e sociale che vada contro la cosiddetta “private politics”, cioè quel modo di concepire la politica che la riduce a poche oligarchie che decidono per gli altri. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562360" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;L’impegno dell’Onu per la ripresa di colloqui sul Sahara Occidentale&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’incontro previsto oggi tra Marocco e Fronte Polisario sul futuro del Sahara Occidentale è stato annullato da Rabat. All’Onu, dopo lo stallo degli ultimi mesi, si cerca di fissare al più presto un’altra data. Intanto dalla base del movimento molti spingono per la ripresa delle armi. Il presidente sahrawi Abdelaziz assicura di aver convinto tutti a non tornare alla violenza. Il servizio di &lt;b&gt;Fausta Speranza&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301385.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo chiamano popolo sahrawi, cioè il popolo del deserto. La zona di cui si parla è la regione nordafricana del Sahara Occidentale. Ma abbinare al popolo un territorio è proprio la questione centrale. Il Sahara Occidentale era in passato una colonia spagnola. Attualmente è conteso tra Marocco e Movimento del Fronte Polisario. Rabat si è annesso – senza riconoscimento internazionale - l’80% del territorio mentre il Fronte Polisario rivendica l’indipendenza di quella che ha autoproclamato come Repubblica Democratica araba sahrawi, nel 1976. E’ storia di anni di lotta violenta per l’indipendenza e di vari massacri che hanno spinto migliaia di persone alla fuga verso i territori sotto il controllo del Fronte Polisario. Il movimento da tempo ha rinunciato alla violenza per quella che definisce l’Intifada non violenta. Restano i  campi profughi per il popolo sahrawi.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;L’Onu parla di diritto all'indipendenza del popolo sahrawi dal 1960. Poi i tentativi di mediazione, con una missione delle Nazioni Unite sul territorio. Nel 2003, si sfiora l’accordo sul piano Onu denominato Piano Baker 2, per una Autorità per il Sahara Occidentale. Poi lo stallo e diversi incontri senza risultato: l’ultimo a luglio scorso. Fino all’attesa riunione prevista oggi che però Rabat ha annullato - afferma - per altri impegni. Al Palazzo di Vetro si lavora perché sia solo un rinvio di pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562368" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Convegno Cei. Il cardinale Ruini: farsi contemporanei di Gesù nell'amore e nella fraternità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Gesù rimarrà sempre nostro contemporaneo, perché vive con noi e per noi nell’eterno presente di Dio”: è quanto ha detto il cardinale Camillo Ruini, presidente per il progetto culturale della Cei nell’intervento conclusivo del convegno internazionale promosso a Roma su “Gesù nostro contemporaneo”. Il servizio di &lt;b&gt;Amedeo Lomonaco&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301534.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte del convegno – ha ricordato il &lt;b&gt;cardinale Camillo Ruini&lt;/b&gt; - è stata dedicata non a quanto è accaduto a Gesù in Palestina, bensì alla presenza attuale di Gesù nella storia e nella vita degli uomini:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Abbiamo visto quindi quanto profondamente Dio, in Gesù Cristo, si è fatto vicino agli uomini, superando quella distanza che la stessa esperienza religiosa, come esperienza del sacro, sembra portare con sé”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forme di questa contemporaneità si riconoscono nelle opere di fraternità che scaturiscono dal prendere sul serio il nostro legame con il Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Abbiamo visto come la prossimità di Dio implichi ed esiga la prossimità e l’amore tra gli uomini: una convinzione, questa, che negli ultimi tempi si è dimostrata ‘storia efficace’ anche al di là del cristianesimo...”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra forma di contemporaneità è quella che si stabilisce tra Dio e chi sceglie di trascorrere la vita in sua compagnia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Abbiamo visto, inoltre, il ruolo decisivo che ha l’Eucaristia attraverso la quale la Chiesa, facendo memoria della morte e risurrezione di Gesù, viene resa dalla potenza dello Spirito Santo contemporanea di Gesù”...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre forme di contemporaneità – ha concluso il cardinale Camillo Ruini – sono l’esperienza del dolore, “attraverso la quale Gesù penetra dentro di noi e si immedesima con noi” e quella infine, “la più alta di tutte, che si realizza in chi muore martire per la fede in lui”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562356" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;A Roma, il capolavoro "Il Libro dei Sette Sigilli", ispirato all'Apocalisse di San Giovanni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il &lt;i&gt;Libro dei Sette Sigilli&lt;/i&gt; capolavoro del compositore ungherese Franz Schmidt ispirato all’Apocalisse di San Giovanni nella traduzione tedesca di Martin Lutero torna a Roma dopo 50 anni per la stagione dell'Accademia di Santa Cecilia. Questa sera alle ore 18 in Sala Santa Cecilia, con repliche lunedì e martedì prossimi, il direttore d’orchestra austriaco Leopold Hager affronterà la difficile partitura. Il servizio di &lt;b&gt;Luca Pellegrini&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301525.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non viene rappresentato a Roma dal 1957, quando fu eseguito alla presenza di Papa Pio XII e raramente appare nelle programmazioni delle sale da concerto. E’ &lt;i&gt;Il Libro dei Sette Sigilli&lt;/i&gt; monumentale oratorio di Franz Schmidt per soli, coro e orchestra, di straordinario vigore drammatico e forte potenza espressiva, composto tra il 1935 e il 1937 e inserito nella Stagione dell'Accademia Ceciliana dal suo presidente, Bruno Cagli, grande estimatore di questo capolavoro poco conosciuto, il cui testo è costruito seguendo le immagini più potenti e simboliche dell'Apocalisse. Abbiamo chiesto al &lt;b&gt;maestro Leopold Hager&lt;/b&gt; quali sono i riferimenti più prossimi cui Schmidt guarda nella scrittura della sua opera: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – An sich verfolgt er eine Tradition schon von Bach über die Oratorien von Haydn …&lt;br /&gt;Di per sé, segue la tradizione già a partire da Bach, per passare agli oratori di Haydn, Mendelssohn e Händel per poi passare al XX secolo, senza però seguire il filone della dodecafonia – con Schönberg e Berg – ma passa dall’altro lato e si ispira a musicisti come Elgar, Pfitzner, Schreker: questa è la linea importante sulla quale lui cresce. Ovviamente, c’è anche un po’ di Mahler e si sente anche un po’ di Richard Strauss.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – E quali sono, invece, i sentimenti che pervadono la musica di Schmidt nell'avvicinare il difficile testo giovanneo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Ja, das ist sehr interessant. Wenn nämlich das Orchester …&lt;br /&gt;Sì, questo è molto interessante. Infatti, oggi l’orchestra – e anche il coro – si concentrano sostanzialmente sull’aspetto musicale, sono troppo poco aperti all'interpretazione del testo, non sanno da dove incominciare … Per esempio ecco alcuni episodi: un terremoto, una guerra … dopo la guerra tutto è bruciato, c’è solo morte. Questi sono aspetti incredibilmente attuali, così come il rapporto che si ha col popolo, i poveri, gli affamati … In definitiva, tutto si ritrova nell'Apocalisse, anche l’aspetto politico, e tutto è perfettamente attuale. Per questo, durante le prove, ho prima di tutto "formato" la musica, ma poi anche sollecitato l’attenzione dei professori d'orchestra e del coro sul fatto che già a partire dal testo la musica acquisisce una forte drammaticità. Contiene le paure … la paura di uno tsunami annunciato, si percepisce la paura della gente. E tutto si ripete: quando guardiamo la televisione, ogni giorno, ecco le paure e le guerre, indipendentemente dal fatto che si tratti oggi della Siria o di qualunque altro luogo … Insomma, è un pezzo incredibilmente attuale e soprattutto è un pezzo molto umano, perché si percepiscono tutte le sfaccettature dell’uomo, anche la sua relazione con Dio, con la religione … (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562299" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il commento di padre Bruno Secondin al Vangelo della Domenica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nella sesta Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci propone il passo del Vangelo in cui un lebbroso si reca da Gesù supplicandolo in ginocchio: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Gesù ne ha compassione e, toccandolo con la mano, gli dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;«Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del &lt;b&gt;padre carmelitano Bruno Secondin&lt;/b&gt;, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301495.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Implorazione intensa e drammatica quella del lebbroso, che si avvicina a Gesù contro ogni prescrizione delle leggi mosaiche che imponevano l’isolamento e la morte sociale e religiosa. E anche Gesù rompe il tabù e tocca con rispetto e attenzione quel corpo deformato. Forse è il primo gesto di tenerezza per quella carne umiliata, che tutti evitavano con disprezzo carico di rifiuto religioso. La guarigione è accompagnata dall’invito a sottoporsi alle prescrizioni della verifica ufficiale fatta dai sacerdoti. Serviva a completare l’integrazione sociale, perché Gesù nelle sue guarigioni e nei suoi incontri proprio una nuova comunità fraterna ha in mente, dove tutti sono accolti con rispetto e dignità. Nel Vangelo di Marco è l’unico caso di guarigione di un lebbroso: ma è di una suggestione particolare, per l’audacia del lebbroso e la disponibilità gentile di Gesù. E quanti imitatori ha ispirato nei secoli: pensiamo a Francesco di Assisi, padre Damiano di Molokai, Raul Follereau, Marcello Candia, e tanti altri. Anche loro come Gesù, hanno “avuto compassione” e si sono avvicinati, hanno condiviso paure e umiliazioni, riconoscendo nei lebbrosi il volto sfigurato del loro Maestro. E in essi lo hanno amato e venerato, servito e toccato con gesti di tenerezza audace. Seguire Gesù e accettare il regno che viene è anche questo: porre segni di accoglienza, guarire la carne e consolare i cuori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr3" target="_blank"&gt;Nella Chiesa e nel mondo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562391" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;I Patti Lateranensi “compiono” 83 anni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ricorre oggi l’83.mo anniversario dei Patti Lateranensi, lo strumento legislativo siglato tra l’Italia e la Chiesa cattolica l’11 febbraio del 1929 che sancì la nascita dello Stato della Città del Vaticano e portò a compimento il cammino di conciliazione tra i due soggetti iniziato subito dopo la creazione dello Stato unitario italiano e la presa di Porta Pia. Per l’occasione, l’Osservatore Romano ripropone una lettura degli eventi che portarono alla firma dello storico trattato, inserendolo nel lungo percorso dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa segnati “più nel senso della continuità che in quello della rottura”, come dimostra la promulgazione della Legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871 che si propose di risolvere subito il problema all’indomani della presa di Roma del 20 settembre del 1870. Secondo il quotidiano della Santa Sede i Patti Lateranensi segnarono, quindi, lo sviluppo di un’idea che fu ulteriormente evidente con l’avvento della Costituzione repubblicana del 1948, “basata su una distinzione tra gli ordini – quello politico e quello religioso – come antidoto ad ogni assolutizzazione della politica così come ad ogni fondamentalismo ideologico o religioso”. “La revisione del Concordato del 1984 – aggiunge l’Osservatore Romano  - esprime il momento di più alto di questo percorso di indipendenza e sovranità nei rispettivi ordini”. Grande risalto alla ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi viene data anche sul numero di oggi del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, che pone l’accento sugli effetti benefici apportati dal trattato alla società civile italiana. La Chiesa e la fede cattolica hanno, infatti, plasmato il sentire della comunità nazionale prima ancora che avvenisse l’unità politica del Paese. E anche durante il fascismo i Patti consentirono “la formazione di una classe dirigente cattolica pronta a guidare la Stato dopo la tragedia della guerra”. Avvenire parla, dunque, di relazioni “divenute un esempio per l’Europa, perché fondate sul reciproco rispetto della sovranità di Stato e Chiesa e del carattere pubblico della religione”. Gli esiti scaturiti dall’amicizia tra Italia e Santa Sede ancora oggi sono serviti ad evitare derive relativiste e individualiste – conclude l’editoriale – “che in altri Paesi hanno prodotto danni e guasti sui quali si torna a ragionare”. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562384" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Sinodo della Chiesa greco-melkita cattolica: basta violenze in Siria ed Egitto&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il Sinodo della Chiesa greco-melkita cattolica lancia un appello alle coscienze dei responsabili di Siria ed Egitto, perchè il bagno di sangue cessi e ciascuna delle parti accetti di ricorrere al dialogo sotto l’egida della comunità internazionale e dei Paesi arabi. In un comunicato diffuso ieri, dopo la chiusura dei lavori dell’assise, l’8 febbraio, i rappresentanti della Chiesa greco-melkita cattolica auspicano che il dialogo tra i Paesi del Medio Oriente conduca ad una pace durevole, costruita sulla giustizia, sulla democrazia e sulla libertà. Nel corso dei lavori i Padri del Sinodo hanno scelto quanti dovranno ricoprire le eparchie vacanti e le sedi i cui titolari hanno raggiunto il limite dell’età canonica; la lista dovrà adesso essere inviata alla Santa Sede per l’approvazione. Il Sinodo ha poi discusso dell’incontro islamo-cristiano che si è svolto a Beirut il 7 febbraio - al quale ha preso parte il patriarca Gregorios III - e delle richieste presentate al governo libanese perchè i bisogni della popolazione prevalgano sugli interessi personali dei politici. Infine i Padri sinodali hanno espersso il loro sostegno ai documenti pubblicati a gennaio da Al-Azhar sulla libertà religiosa e la libertà di coscienza. Il prossimo Sinodo della Chiesa greco-melkita cattolica si aprirà il 18 giugno ad Aïn-Traz, in Libano. (T.C.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562291" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Germania: a Ratisbona l’assemblea dei vescovi tedeschi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Conferenza episcopale tedesca (Dbk) si riunirà in sessione plenaria a Ratisbona dal 27 febbraio al primo marzo. Lo ha reso noto, in questi giorni, il sito Internet della Conferenza episcopale attraverso un comunicato. I 68 componenti dell'organismo ecclesiale si consulteranno nell’assemblea primaverile, presieduta dal presidente della Dbk mons. Robert Zollitsch. Tra i temi al centro delle discussioni - ricorda l’agenzia Sir - vi è il futuro delle facoltà di teologia cattolica che sarà al centro di una giornata di studi. Successivamente verrà presentato il risultato di un’analisi sulla situazione delle nuove generazioni impegnate nello studio delle facoltà teologiche. Altro punto in discussione è il proseguimento del processo di dialogo all’interno della Chiesa, che quest’anno culminerà con una manifestazione prevista per il settembre prossimo. All’ordine del giorno vi sono anche alcune questioni attuali sull’etica dei media e sul fondo istituito per le vittime di abusi negli orfanotrofi e in strutture ecclesiastiche dagli anni Cinquanta agli anni Settanta: il fondo è attivo dal 2 gennaio e i vescovi verranno informati sulle prime esperienze finora raccolte. (E.B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562297" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;La Caritas di Macao celebra 60 anni di servizio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Insieme per aprire nuove strade per aiutare i poveri”: questo il tema del Convegno internazionale dedicato ai 60 anni di fondazione della "Caritas Macao" svoltosi nei giorni scorsi presso il Centro Culturale di Macao. A darne notizia è l’agenzia Fides precisando che all’appuntamento hanno partecipato alcuni esperti, sacerdoti, religiosi/e ed operatori della Caritas provenuti da Vaticano, Canada, Pakistan, Inghilterra, Francia, Bangladesh, Thailandia, Cina continentale, Hong Kong, Taiwan e dalla stessa Macao. Il Convegno è stato l’occasione per scambiarsi le esperienze sulla lotta alla povertà, per analizzare la situazione del mondo attuale travolto dalla crisi economica che ha provocato un aumento notevole dei poveri, ed anche per trovare nuove strade per eliminare la povertà, cioè la base per costruire un futuro migliore per l’umanità. Nell’ambito delle celebrazioni, "Caritas Macao" è stata aperta al pubblico fornendo una trentina di servizi (agli anziani, ai bambini, ai disabili, alle donne, ai senza tetto, ai carcerati, alle famiglie disagiate, ai bisognosi…. ) permettendo così alla gente di conoscerla da vicino. Durante la serata di beneficenza dei 60 anni di fondazione, svoltasi il 29 gennaio, "Caritas Macao" ha potuto raccogliere fondi per 220 mila Yuan (circa 30 mila Euro) che saranno utilizzati per le sue attività nel 2012. Il fondatore di "Caritas Macao" è stato padre Luis Ruiz Suarez, missionario gesuita spagnolo, arrivato a Macao nel 1951 e morto il 26 luglio 2011 all’età di 97 anni. Giunto un anno dopo la fine della guerra, si impegnò subito ad assistere e ad aiutare la folla di immigrati rimasti in grandi difficoltà, fondando il “Centro di Servizio Sociale Matteo Ricci”. Nel 1971, la struttura è diventata parte della diocesi di Macao aderendo alla Caritas Internationalis, ed è diventata “Caritas Macao”. (E.B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562298" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;India: serie tv sui cristiani per promuovere la convivenza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Promuovere armonia all’interno della comunità, mostrando le difficoltà che le famiglie cristiane della classe media affrontano ogni giorno”. È l’obiettivo indicato da Edward Shamprasad, produttore e creatore della prima serie tv indiana dedicata alla vita dei cristiani indiani che andrà in onda da oggi nello Stato del Karnataka. Intitolato “Rabbi”, il telefilm sarà in &lt;i&gt;kannada&lt;/i&gt;, lingua ufficiale dello Stato, e verrà trasmesso tutti i sabati e le domeniche dalla nota emittente nazionale Doordsrshan. “In genere la gente – spiega ad "AsiaNews" Shamprasad – crede che i cristiani in India seguano la cultura occidentale, e che essa abbia una grande influenza su di loro. Pensano che il Natale sia solo una festa continua, fatta di alcool e divertimento. Ma non è vero”. “I cristiani seguono le tradizioni indiane in tutte le attività – aggiunge il produttore televisivo -, comprese le feste e i matrimoni. Nel telefilm, attraverso vari episodi, abbiamo cercato di eliminare simili pregiudizi”. All’interno della serie, vi è inoltre raccontata la vita di Gesù. Un’iniziativa come quella rappresentata da “Rabbi” è importante, poiché il Karnataka è uno degli Stati indiani dove la comunità cristiana è spesso vittima di violenze e persecuzione. Lo Stato è infatti guidato dal Bjp (Bharatiya Janata Party), partito ultranazionalista indù che sostiene gruppi come il Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), il Vhp (Viswa Hindu Parishad) e il Bajrang Dal, appartenenti al movimento del Sangh Parivar e responsabili di attacchi anticristiani. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562301" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Ecuador: un blog in ricordo di mons. Labaka e suor Ines Arango, uccisi 25 anni fa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; A 25 anni dal loro assassinio un blog ricorda il vescovo cappuccino Alejandro Labaka, vicario apostolico di Aguarico, e suor Ines Arango, delle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia. Entrambi missionari nell’Amazzonia dell’Ecuador, vennero uccisi dalle lance degli indigeni Huaorani il 21 luglio 1987. L’agenzia Fides ricorda che dinanzi allo sfruttamento delle risorse naturali da parte delle principali compagnie petrolifere, il presule aveva coraggiosamente difeso i diritti delle minoranze indigene. Paradossalmente proprio gli indigeni della zona, che vivevano nell’angoscia di sentirsi sempre attaccati, uccisero i due missionari che avevano offerto loro sostegno e protezione. Il blog, che vuole ricordare la vita e l’opera dei missionari, nella sezione biografica di mons. Labaka riporta: “Ciò che ha avuto più valore per lui, sono state le parole di Paolo VI nel novembre 1965, con un sorriso incoraggiante disse: ‘Coraggio, coraggio!’, riferendosi al suo lavoro con gli indigeni Huaorani. Si stava mettendo sul tavolo la questione di ciò che è più importante, ciò che è prioritario: la vita di un popolo o lo sfruttamento di alcune risorse naturali. Per il vescovo era una priorità assoluta la vita degli indigeni, e per questo può essere considerato, in tutta verità, un martire nella difesa della vita e della cultura indigena. Questo sembrava allora una follia, ma dalla sua morte, le sue parole, il suo sforzo e la sua morte hanno aperto una strada...”. (E. B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562309" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Vietnam: nuova struttura per i bambini malati di Aids&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Caritas della popolosa diocesi di Hải Phòng, nel nord del Vietnam, ha aperto un luogo di accoglienza per i bambini ammalati di Hiv/Aids che hanno più alcuna forma di cura e protezione da parte dei loro parenti. La struttura intitolata “Thanh Xuân Warm Shelter” al momento ospita 20 bambini che hanno contratto la malattia dai loro genitori. Secondo quanto riferisce "AsiaNews", il nuovo centro di accoglienza rientra in un programma più ampio che vede impegnata la Caritas diocesana ad aiutare i poveri, gli orfani, i giovani e i bambini che vivono in circostanze difficili. Padre J.B. Vũ Văn Kiện, direttore della Caritas diocesana, e i membri dell'organizzazione hanno infatti visitato e lavorato con persone che vivono in comunità remote come Cát Bà e le isole Cát Hải. La maggior parte di loro si guadagna da vivere pescando, producendo sale e occupandosi di turismo. Ma a causa della crisi economica le loro famiglie sono ormai sotto il limite di povertà. La maggior parte dei residenti delle isole non sono cattolici. Con i sentimenti di un pastore, padre J.B. manda loro regali che provengono da benefattori che vivono in Vietnam o all’estero. Anche se si tratta di piccoli doni, dimostrano l’affetto e l’interesse del vescovo, dei sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli della diocesi verso di loro. Oltre a queste attività, la diocesi ha anche una “Safe and compassionate house”. Il nome è ben noto ai religiosi e alle persone che amano svolgere attività caritative e sociali nella diocesi. La Casa è stata costruita nel 2004 per prendersi cura dei bambini orfani su idea del vescovo di Hải Phòng, mons. Nguyễn Văn Thiên. Alcuni dei bambini che vi hanno vissuto, e poi ne sono usciti per integrarsi nella comunità, sono tornati per esprimere la loro gratitudine: “Siamo felici di aver vissuto in questa casa, di aver avuto l’amore delle sorelle. Le suore ci hanno aiutato a scoprire le nostre potenzialità, a realizzare le nostre speranze e la nostra vita”. Alcuni di loro hanno dichiarato: “Vogliamo diventare dottori, insegnanti o religiosi”. La Caritas diocesana lavora inoltre in stretto contatto con i medici della diocesi di Hài Phòng e della Caritas di Sài Gòn, per tenere sotto controllo le condizioni dei poveri e dei malati, cattolici e non, senza alcuna discriminazione. Recentemente il vescovo Nguyễn Văn Thiên ha esortato tutti i “fratelli e le sorelle che visitano le persone, e lavorano con loro, a portare l’amore di Gesù a ciascuno e ovunque”. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562397" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Al via la 62.ma edizione del Cinema di Berlino&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Giunta alla sua 62.ma edizione, la Berlinale assume un’aria sempre più globalizzata e bulimica, presentando nelle sue decine di sale centinaia di film suddivisi in sezioni che si accavallano senza sosta. Come in una sorta di partenogenesi, da una costola di ogni sezione ne nasce un’altra. Così, alla Competizione Internazionale si affianca “Berlinale Special”, a “Panorama” la sezione “Panorama Documentario”, al “Forum” il “Forum Expanded”, al “Giovane Cinema Tedesco”  le sezioni “Generazione 14 e 14 plus”. E poi il “Cinema Culinario”, i cortometraggi, le retrospettive, il “Talent Campus” ... Insomma, una sorta di grande supermercato della produzione cinematografica mondiale, offerto a una città vivace e affamata di film, ma anche un incubo per chi deve scegliere il suo percorso cercando i titoli più interessanti. Se i festival devono essere una selezione del meglio della produzione, qui si è in realtà piuttosto disorientati, non avendo alcuna indicazione delle scelte del festival. Detto questo, bisogna anche dire che i molti temi, le molte storie e i molti sguardi che s’incrociano a Berlino in questa prima giornata di festival, ci danno un segno dei tempi, del cambiamento, di un futuro enigmatico, talvolta immaginato pensando al passato. C’è per esempio la sensazione di una transizione in atto che passa attraverso la rievocazione dei primi momenti della Rivoluzione Francese, visti con gli occhi di una giovane dama di compagnia della regina Maria Antonietta nel film d’inaugurazione, “Les adieux à la Reine” di Benoït Jacquot. Oppure c’è il senso di smarrimento che accompagna il viaggio di un vecchio afroamericano in Senegal alla ricerca delle radici, visto nel film “Aujourd’hui” di Alain Gomis. O ancora il senso irreparabile di una fine del tessuto familiare e sociale che si respira in “A moi seule” di Frédéric Videau, cronaca frammentaria del ritorno alla vita di una ragazza sequestrata quand’era bambina. Però poi tutte queste vicende ricreate e interpretate, anche con bravura, lasciano trasparire la stanchezza della finzione e si finisce per essere affascinati da altre forme di rappresentazione, come quelle documentarie di “Béstiaire” del canadese Denis Côté o di “Hiver nomade” dello svizzero Manuel von Stürler. Il primo s’immerge nel mondo animale di uno zoo, raccontando senza parole la tristezza di una condizione di reclusione e mercificazione. Il secondo ritrova l’arcaicità della transumanza nell’ordinata disposizione del paesaggio svizzero, facendola diventare una moderna avventura. Entrambi, lontani dagli stucchevoli artifici della finzione, ci ricordano che il cinema è innanzitutto una scrittura di immagini, non di parole. &lt;b&gt;(Da Berlino, Luciano Barisone per Radio Vaticana)      &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301541.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4389&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=7366d67113d7771&amp;amp;pct=d89d76d66d5d27d&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LVI no. 42&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-3624220804704657026?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/3624220804704657026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=3624220804704657026&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/3624220804704657026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/3624220804704657026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/radio-vaticana-gr-del-1122012.html' title='RADIO VATICANA - GR del 11/2/2012'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-7767440012128497889</id><published>2012-02-10T17:44:00.003+01:00</published><updated>2012-02-10T17:44:57.652+01:00</updated><title type='text'>RADIO VATICANA - GR del 10/2/2012</title><content type='html'>&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561982" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa: la comunità internazionale intervenga nel Sahel per scongiurare una nuova emergenza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’Africa è il continente della speranza per la Chiesa: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nel discorso alla Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, ricevuta stamani in Vaticano. Il Papa ha quindi esortato la comunità internazionale a rafforzare l’impegno per combattere la povertà che affligge i popoli africani del Sahel, a causa della desertificazione. Il servizio di &lt;b&gt;Alessandro Gisotti&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301372.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI esprime preoccupazione per le difficoltà della popolazione del Sahel. Negli ultimi mesi, osserva, l’area “è stata gravemente minacciata” da una significativa “diminuzione delle risorse alimentari e dalla carestia causata dalla mancanza di pioggia e dall’avanzamento del deserto”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;J’exhorte la communauté internazionale…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il Papa esorta la comunità internazionale ad “occuparsi seriamente dell’estrema povertà di queste popolazioni le cui condizioni si vanno deteriorando”. E non manca di incoraggiare e sostenere gli sforzi degli organismi ecclesiali che lavorano nella zona. Si sofferma così sull’attività della Fondazione, voluta 28 anni fa dal Beato Karol Wojtyla. Dal Papa l’invito a rinnovarsi, mettendo al centro la formazione cristiana e professionale dei propri operatori. Ancora, il Pontefice mette l’accento sulla dimensione della preghiera che sempre deve guidare le attività della Fondazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La charité doit promovoir toutes nos actions…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;“La carità – soggiunge – promuova tutte le nostre azioni”. Non si tratta, avverte, di “voler fare un mondo a nostra misura, ma di amarlo”. Per questo, spiega, la Chiesa non ha come vocazione principale “trasformare l’ordine politico o cambiare il tessuto sociale”. Vuole invece “portare la luce di Cristo” ed è “lui che trasformerà tutto e tutti”. Il Papa incoraggia dunque con forza i popoli africani. Spesso, osserva, si descrive l’Africa “in modo riduttivo” e “umiliante” come se fosse “il continente dei conflitti e dei problemi infiniti e insolubili”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Au contraire, l’Afrique qui accueille…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;“Al contrario – afferma – l’Africa che oggi accoglie la Buona Novella è per la Chiesa il continente della speranza”. Per noi, soggiunge, “l’Africa è il continente del futuro”. Ed ha così ripetuto l’esortazione pronunciata nel suo viaggio in Benin dell’anno scorso: “Africa, diventa Buona Novella per il mondo intero”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562109" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa nomina mons. &lt;/b&gt;&lt;b&gt;Giovanni d’Aniello nunzio apostolico in Brasile&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina, nel corso di successive udienze, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e un gruppo di presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America, in Visita &lt;i&gt;ad Limina&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa ha nominato nunzio apostolico in Brasile l’arcivescovo Giovanni d’Aniello, finora nunzio apostolico in Thailandia ed in Cambogia e Delegato Apostolico in Myanmar ed in Laos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Ecuador, il Pontefice ha nominato Vescovo di Babahoyo mons. Marco Pérez Caicedo, finora Vescovo titolare di Maastricht ed Ausiliare di Guayaquil. S.E. Mons. Marco Pérez Caicedo è nato a Daule, in provincia di Guayas e arcidiocesi di Guayaquil, il 14 luglio 1967. Ha compiuto gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore &lt;i&gt;Francisco Xavier di Garaycoa&lt;/i&gt;, in Guayaquil. Ordinato sacerdote il 19 marzo 1992, è stato incardinato nell’arcidiocesi di Guayaquil. Ha conseguito poi la Licenza in Teologia Spirituale presso l’Università della Santa Croce in Roma. Il 10 giugno 2006 è stato nominato Vescovo titolare di Maastricht ed Ausiliare dell’arcidiocesi di Guayaquil e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 22 luglio successivo. Attualmente è membro del Consiglio Governativo dei Beni e della Commissione per i Laici della Conferenza Episcopale Ecuadoriana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre in Ecuador, il Papa ha nominato mons. Paolo Mietto, vicario apostolico emerito di Napo, ad amministratore apostolico di San Miguel di Sucumbios.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali il Rev.do Giuseppe Costa, S.D.B., Direttore della Libreria Editrice Vaticana, e la Dott.ssa Leticia Soberón Mainero, già Officiale del medesimo Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561850" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa al Convegno Cei: Gesù continua a vivere nella Chiesa sempre bisognosa di purificazione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “La vicenda di Gesù di Nazaret, nel cui nome ancora oggi molti credenti, in diversi Paesi del mondo, affrontano sofferenze e persecuzioni, non può restare confinata in un lontano passato, ma è decisiva per la nostra fede oggi”. E’ quanto scrive Benedetto XVI nel messaggio in occasione del Convegno internazionale “Gesù nostro contemporaneo”, apertosi ieri pomeriggio a Roma e promosso dal Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana. Il servizio di &lt;b&gt;Amedeo Lomonaco&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301242.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Gesù – scrive il Papa – è entrato nella storia umana e vi continua a vivere, con la sua bellezza e potenza, in quel corpo fragile e sempre bisognoso di purificazione, ma anche infinitamente ricolmo dell’amore divino, che è la Chiesa”. “La sua contemporaneità – aggiunge il Santo Padre - si rivela in modo speciale nell’Eucaristia”. Dopo la lettura del messaggio del Papa, il presidente della Cei, il &lt;b&gt;cardinale Angelo Bagnasco&lt;/b&gt;, ha ricordato che la fede rende i credenti contemporanei di Gesù. Separare Cristo dalla sua Chiesa – ha aggiunto – è operazione che conduce alla falsificazione sia dell’uno sia dell’altra:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Cristo senza la Chiesa è realtà facilmente manipolabile e presto deformata a seconda dei gusti personali, mentre una Chiesa senza Cristo si riduce solo a struttura umana e in quanto tale struttura di potere”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la Chiesa – ha affermato il porporato – può essere ferita dalla realtà del peccato: “lo scandalo, le infedeltà, le fragilità dei singoli sono sempre possibili”. Ma la Chiesa “santa e insieme sempre bisognosa di purificazione” tende a farsi “trasparenza di Cristo luce delle genti”. Il riduzionismo mediatico – ha concluso il cardinale Angelo Bagnasco – coglie ben poco “dell’aspetto misterico della Chiesa, della sua configurazione comunitaria – spirituale e della sua volontà di conformazione a Cristo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda di Gesù non è un fatto legato al passato, ma supera il tempo e conserva sempre la dimensione della contemporaneità. Così il &lt;b&gt;cardinale Angelo Scola&lt;/b&gt;, arcivescovo di Milano, intervenendo alla Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) alla discussione sul libro di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI “Gesù di Nazareth. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione”. &lt;b&gt;Amedeo Lomonaco&lt;/b&gt; ha intervistato il porporato: &lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301293.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La risurrezione è il fulcro che ci consente di leggere tutte le Scritture e - attraverso la testimonianza dei primi, degli Apostoli, che si è snodata lungo tutta la storia - ci consente di partecipare alla vita nuova che è Gesù. Questa è la forza di questo convegno che stiamo facendo: cercare di aiutarci a capire che Gesù non è un fatto del passato, ma è vivo perché attraverso la risurrezione ha sfondato il tempo e si è reso contemporaneo ogni istante del tempo. E, quindi, può accompagnare la vita di ognuno di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Eminenza, come si immaginerebbe oggi la vita terrena di Gesù?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La vita terrena di Gesù non è necessario immaginarla oggi: la immaginiamo per come è stata quando l’ha vissuta, mentre oggi noi siamo coloro che Lui ha voluto e ha scelto affinché la sua presenza continui. Il problema è come viviamo noi, non come vivrebbe Gesù. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562067" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il cardinale Monsengwo predicherà gli esercizi della Quaresima in Vaticano su "La comunione del cristiano con Dio"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “La comunione del cristiano con Dio”: sarà questo il tema degli Esercizi spirituali in preparazione alla Santa Pasqua che si terranno nella Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, alla presenza del Papa, dal 26 febbraio al 3 marzo. A proporre le meditazioni sarà il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo. Il tema è tratto dalla prima Lettera di San Giovanni: “E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (I Gv 1,3). Gli Esercizi spirituali avranno inizio domenica 26 febbraio, alle ore 18.00, con l’Esposizione eucaristica, la celebrazione dei Vespri, la meditazione, l’adorazione e la benedizione eucaristica. Nei giorni seguenti, al mattino ci sarà la celebrazioni delle Lodi e dell’Ora Terza, mentre nel pomeriggio seguiranno i Vespri, l’adorazione e la benedizione eucaristica. Sabato 3 marzo, alle ore 9.00, si terrà la meditazione conclusiva. (I.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562114" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Simposio sugli abusi: la Chiesa adotta nuovi strumenti per la tutela dei bambini &lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Guardare in faccia la realtà del peccato per procedere sulla strada del pentimento. Il percorso intrapreso dalla Chiesa dopo lo scandalo degli abusi sui minori commessi da membri del clero in diverse parti del mondo ha ormai una sua pietra miliare nel Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” conclusosi ieri presso l’Università Gregoriana. Ai quattro giorni di dibattito hanno preso parte i delegati di 110 Conferenze episcopali e di oltre 30 ordini religiosi. Il servizio è di &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt;:  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rinnovamento spirituale della Chiesa auspicato da Benedetto XVI nel messaggio di saluto al Simposio dedicato al dramma degli abusi sui minori avvenuti nella Chiesa è iniziato. La strada – ha sottolineato l’arcivescovo di Baviera, cardinale Reinhard Marx nella relazione a chiusura dei lavori – è ancora lunga, ma l’obiettivo è quello di restituire alla Chiesa la missione che le è propria, e cioè essere una guida a livello universale nella difesa dei bambini e delle persone vulnerabili. Primo strumento concreto per aiutare i vescovi e i sacerdoti in questo rinnovamento è il Centro per la protezione del bambino, istituito proprio a Monaco dall’Università Gregoriana. Per un bilancio dell'incontro ascoltiamo &lt;b&gt;padre Hans Zollner&lt;/b&gt;, presidente del Simposio:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301378.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Abbiamo visto che persone da tutto il mondo – vescovi, superiori generali e persone impegnate nella lotta contro l’abuso – si sono incontrate e hanno potuto parlare, hanno potuto confrontarsi, scambiarsi idee e anche progetti di collaborazione per il futuro. Tantissime persone, che provengono da zone dove non si parla tanto di abusi sui minori, hanno potuto comprendere che probabilmente devono affrontare il problema con una maggiore attenzione e sensibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Un aspetto che ha colpito la stampa è stato proprio il fatto che non si fosse mai sentita la Chiesa parlare così apertamente di un problema così grave esistente al proprio interno…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Uno degli obiettivi era proprio quello di parlare anche apertamente al grande pubblico. Credo che siamo riusciti a trovare un modo molto pacato, un modo molto sereno per parlare di problemi gravi e siamo riusciti ad affrontarli con un linguaggio adeguato. Credo che qui abbiamo avuto persone capaci di trovare un linguaggio che può far vedere che la Chiesa è molto serena, è molto profonda nella sua riflessione sulla sessualità e che, dall’altro lato, ha anche la determinazione di chiedersi come mai al suo interno, ma anche nella società in genere, possano succedere questi fatti orribili di abuso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Molto importante l’aspetto formativo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Abbiamo parlato tanto degli abusi all’interno della Chiesa negli Stati Uniti da 25-30 anni e in Irlanda da 20 anni e poi negli ultimi due anni anche specialmente in Centro Europa. Questo, però, non è compiuto in molti parti del mondo, come in Africa e in Asia, dove alla domanda “Cosa possiamo fare per essere responsabili nei confronti di possibili vittime e come possiamo prevenire futuri abusi?”. Questa domanda nasce, in questo momento, in questi Paesi ed è veramente una domanda vitale, una domanda importante che la Chiesa deve affrontare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Uno strumento di immediato utilizzo in tal senso è il Centro per la tutela del bambino che è stato presentato alla Gregoriana?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sì, abbiamo questo strumento che abbiamo inaugurato qualche settimana fa a Monaco, dove sarà istituito un programma di apprendimento a distanza. Questo perché la domanda centrale per noi, con questo programma, è come possiamo offrire una base di conoscenza su cosa sono gli abusi, cosa fare se incontro un bambino che probabilmente ha subito abusi, come devo comportarmi per aiutarlo e come posso confrontarmi con coloro che hanno commesso abusi e qual è la legislazione della Chiesa, dello Stato in cui vivo… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quindi una formazione molto utile anche per l’elaborazione delle linee guida, che poi dovranno essere consegnate alla Congregazione per la Dottrina della Fede?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Certamente questo nostro Centro per la protezione dei minori potrebbe diventare un nodo in cui vengono anche legate molte iniziative che esistono già nella Chiesa. Certamente sarà anche uno strumento continuo d’informazione riguardo a quali siano le esperienze in un continente o in un Paese: queste informazioni potrebbero essere utili anche ad altri Paesi. (mg)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le Conferenze episcopali sono state dunque incaricate di redigere le linee-guida per il contrasto e la prevenzione degli abusi sessuali sui minori e di inviarle alla Congregazione per la Dottrina della Fede che dovrà elaborarle. &lt;b&gt;Mons. Lorenzo Ghizzoni&lt;/b&gt;, vescovo ausiliare di Reggio Emilia, ha seguito i lavori come delegato per la Conferenza episcopale italiana. &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt; gli ha chiesto un bilancio complessivo:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301377.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – I dati sono stati importanti, ma soprattutto gli orientamenti: l’analisi del problema nelle varie parti del mondo e il come nelle varie aree del mondo questo problema è emerso più o meno e come è stato affrontato dai vescovi. Quando abbiamo ascoltato queste relazioni, soprattutto la prima testimonianza di una vittima, tutti siamo rimasti – credo – piuttosto coinvolti e commossi da questa vicenda e ci siamo resi conto dell’importanza di una reazione ordinata, organizzata da parte di tutte le Chiese locali del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Il titolo del Convegno parlava di “rinnovamento”. La Chiesa italiana a che punto è in questo percorso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Naturalmente, anche noi ci siamo già posti il problema da un certo numero di anni. Alcune cose sono già state fatte. Stiamo adesso nella fase in cui le linee-guida che la Santa Sede ha chiesto di approntare a tutte le Conferenze episcopali – che sono state in buona parte già preparate dalla Conferenza episcopale – sono passate attraverso il Consiglio permanente e dovrebbero essere presentate nella prossima assemblea generale di maggio. Quindi, anche la Chiesa italiana, accogliendo questa indicazione della Santa Sede, avrà le sue linee-guida attualizzate per il nostro contesto ecclesiale. Tengo anche a sottolineare che il Convegno ha voluto dare risalto soprattutto all’attenzione verso le vittime e al loro recupero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Personalmente, che cosa l’ha colpita di più in queste quattro giornate di dibattito e di discussione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Ci sono effettivamente delle diversità nelle varie Chiese del mondo: alcune aree sono state più interessate e quindi hanno reagito anche prima, altre Chiese lo sono state meno e quindi forse sono un po’ più impreparate. Ma credo che questa idea della Santa Sede di chiedere a tutte le Conferenze episcopali di preparare le linee-guida metterà in movimento anche quelle Conferenze episcopali e quei vescovi che sono rimasti più “inattivi”, immaginando forse che il problema non riguardasse né le loro Chiese né le loro aree. Invece, occorre che le Chiese si occupino anche di questo problema, perché è particolarmente grave e suscita particolarmente scandalo quando succede all’interno della vita della Chiesa per opera di un prete o di un religioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questo Simposio è stato un momento significativo in quel percorso di rinnovamento che la Chiesa ha attuato e che dovrà volgere a proprio favore il dramma che ha conosciuto, diventando veramente leader nella tutela e nella difesa dei bambini?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sì, anche questo è uno dei messaggi positivi che sono venuti fuori dal Simposio. Se si parla di guarigione, se si parla di rinnovamento credo che nessuna organizzazione mondiale come la Chiesa cattolica abbia messo in atto una serie di azioni concrete, di procedimenti, di procedure e abbia messo in movimento persone per occuparsi di questo problema: cioè, la cura e la difesa dei bambini, degli adolescenti, dei giovani, proprio perché vuole essere un’azione che traini anche altre organizzazioni, altre realtà portandole a occuparsi di questo valore così importante, che è la vita, la salute e soprattutto la vita spirituale e morale dei ragazzi. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562156" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Padre Lombardi sul presunto complotto contro il Papa: "Farneticazioni". Il cardinale Romeo: "Fuori dalla realtà"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Farneticazioni che non vanno prese in alcun modo sul serio". Ha liquidato così, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, le pagine dedicate da Il fatto Quotidiano a un presunto documento, citato ieri nella trasmissione televisiva “Servizio pubblico”, che riporterebbe voci su un presunto complotto contrio il Papa. Assieme a padre Lombardi anche il cardinale Paolo Romeo – il cui nome viene menzionato dai due media citati – ha rigettato quanto attribuitogli come “del tutto privo di fondamento”. “Appare tanto fuori dalla realtà – afferma il porporato in una nota – da non dovere essere preso in alcuna considerazione”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562080" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Oggi su "L'Osservatore Romano"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L'Africa è il continente del futuro: il discorso di Benedetto XVI nell'udienza alla Fondazione Giovanni Paolo II.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi spezza la solitudine dell'uomo: il messaggio del Papa al convegno internazionale “Gesù, nostro contemporaneo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In prima pagina, un articolo che ricorda la firma dei Patti Lateranensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'informazione internazionale, la crisi greca: l'accordo tra Governo e partiti non convince.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vocazione di un servo inutile: il cardinale Gianfranco Ravasi sul romanzo «Notturno sull’Isonzo» di Alojz Rebula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lettera dalle Solovki: Rossella Fabiani sulla scoperta del gesuita Eugeniusz Senko nella biblioteca del Pontificio Istituto Orientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gary Cooper e la gaffe con Papa Pacelli: Silvia Guidi sulla conversione di uno degli attori più amati di Hollywood.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la piccola Soubirous vinse l’Oscar: Claudia Di Giovanni sul restauro e sulla digitalizzazione della pellicola «The Song of Bernadette» di Henry King.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr2" target="_blank"&gt;Oggi in Primo Piano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562045" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Nunzio in Siria: catastrofe umanitaria, rischioso anche seppellire i morti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non c’è tregua alle violenze in Siria. I carri armati dell'esercito governativo hanno lanciato l'assalto contro un quartiere di Homs, la città a nord di Damasco martoriata da giorni di intensi bombardamenti da parte dei fedelissimi del presidente Assad: almeno 40 finora le vittime. Violenza anche ad Aleppo, nella parte settentrionale del Paese, dove è salito a 28 morti il bilancio del duplice attentato che ha colpito due edifici governativi: nel mirino, i servizi segreti militari e le forze di sicurezza. L’attacco è stato in un primo momento rivendicato dal Libero esercito siriano: poi, un'altra fonte ha attribuito la responsabilità al governo siriano per distogliere l'attenzione - si afferma - dai bombardamenti contro Homs. Il nunzio apostolico in Siria, &lt;b&gt;mons. Mario Zenari&lt;/b&gt;, parla di sofferenze enormi e di catastrofe umanitaria. &lt;b&gt;Sergio Centofanti&lt;/b&gt; lo ha raggiunto telefonicamente a Damasco:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301357.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è una spirale di violenza, una violenza che aumenta di giorno in giorno e la povera gente ne fa le spese, a cominciare da tutte queste vittime innocenti: l’Unicef parla di oltre 400 bambini morti dall’inizio del conflitto. E’ una cosa incredibile, una cosa impressionante: i bambini sono presi di mira per esempio ad Homs, dove si spara su qualunque cosa si muova. Allora si spara addosso anche a qualche bambino che magari in mano ha soltanto la spesa, il pane o del cibo che era andato a comprare per la famiglia… Qui cominciano a scarseggiare i viveri, scarseggiano le medicine; è difficile curare i feriti ed è addirittura rischioso soccorrerli. Questa mattina un padre mi diceva che una signora greco-ortodossa era andata da lui a supplicarlo: “Mi aiuti a seppellire quattro famigliari, tra cui mio padre, morti in casa da quattro giorni…”. Non si riesce neanche a seppellire i morti!. E con grande rischio hanno seppellito questi morti, scavalcando il muro del cimitero…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Ci sono stati attacchi contro sedi militari ad Aleppo: chi c’è dietro questi attacchi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non si sa chi stia dietro a questi attentati, a queste esplosioni. E’ una situazione molto complicata: bisogna andare a decifrare tutta questa spirale di violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Come vede la possibilità di una ripresa del dialogo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – E’ molto, molto difficile. Purtroppo credo che la possibilità del dialogo si complichi ogni giorno di più, via via che cresce questa spirale di violenza. Comunque bisogna sempre sperare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Cosa può fare la comunità internazionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Sembra che qualcosa si stia muovendo, ma siamo in vista di una emergenza umanitaria e bisogna quindi impegnarsi di più. Bisogna fare in fretta e non aspettare troppo a mettere in atto almeno le soluzioni possibili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Qual è la situazione della minoranza cristiana?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Devo dire che finora la comunità cristiana è rispettata: finora non sono stati presi di mira i cristiani in quanto cristiani. Fino a questo momento non è stata graffiata neanche una chiesa… Questa situazione, se si fa il paragone con altri Paesi dell’area, dove hanno cominciato a bruciare chiese, dà un po’ di speranza. Ecco, un aspetto positivo è che i cristiani sono rispettati e quindi potrebbero e possono giocare un ruolo importante, possono fare un po’ da ponte in questo clima di odio che c’è tra gli uni e gli altri. I cristiani sono al servizio della Siria, e offrono il loro spirito di dialogo, di riconciliazione e di perdono. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561917" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Grecia: accordo per salvare il Paese dalla bancarotta. La testimonianza da Atene di  mons. Foskolos&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il “governo greco ha tempo “entro l'Eurogruppo di mercoledì” per presentare le misure con cui chiudere il gap fiscale di 325 milioni di euro. Lo ha sottolineato il portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, circa le misure di austerity richieste ad Atene dalla troika europea. Sulle prospettive dell’accordo raggiunto in Grecia – ma soprattutto sullo stato della popolazione messa a dura prova dalle misure di austerità del governo di Atene – &lt;b&gt;Luca Collodi&lt;/b&gt; ha chiesto un commento a &lt;b&gt;mons. Nikolaos Foskolos&lt;/b&gt;, arcivescovo cattolico di Atene:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301297.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Le nuove misure toccano soprattutto la classe media, i più poveri, che sono chiamati a pagare le tasse, mentre i più ricchi non sono toccati. E la gente è proprio desolata ed esasperata. Qui, ad Atene, i negozi chiudono l’uno dopo l’altro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questi sacrifici potranno dare nuova linfa alla Grecia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non sono tanto ottimista, perché è tutto il meccanismo del governo greco che sta male. Qui si cerca di imporre un regime al quale la Grecia non era abituata. Purtroppo, aggiungo, poiché la Grecia avrebbe dovuto essere in regola già da parecchi anni. Inostri politici non ci hanno però detto la verità e la gente, dopo anni di euforia, si vede costretta a tornare indietro di quasi mezzo secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La comunità ortodossa, ma soprattutto la comunità cattolica, che cosa fanno per stare accanto alla popolazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è un grande sforzo da parte della Chiesa ortodossa, la quale ha aperto molti centri mensa per i poveri, perché il numero dei poveri aumenta di giorno in giorno. La Chiesa cattolica continua a dare cibo a 500 adulti e ad oltre 80 fanciulli, ma le risorse diminuiscono e non so come potremo continuare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Per tornare all’accordo trovato tra i partiti, pensa che questa situazione possa salvare definitivamente la Grecia, oppure, come sostengono alcuni analisti, il problema della Grecia è soltanto rinviato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non risolve la situazione. C’è tutto il meccanismo dello Stato greco che dev’essere rivisto. Mentre la Grecia fa parte dell’Unione Europea, la mentalità è un po’ diversa da quella europea. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561927" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Obama incontra Monti: Italia guida per la crescita dell'Europa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Piena fiducia nella leadership italiana e nel premier Mario Monti che condurrà il Paese “fuori dalla tempesta”. Sono le parole del presidente statunitense Barack Obama, dopo l’incontro di ieri alla Casa Bianca con Monti. Gli Stati Uniti, ha detto il presidente del Consiglio, sono un “buon modello per l'Europa”. Oggi il premier italiano sarà a New York dove incontrerà anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. &lt;b&gt;Elena Molinari:&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301301.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Gli Stati Uniti lo hanno accolto come salvatore dell’Euro e quindi dell’economia mondiale, Barack Obama lo ha ammirato per la sua forte partenza sulla via del risanamento e delle riforme e per la capacità di condurre alla cooperazione un Parlamento litigioso. Ieri, a Washington, per il suo primo incontro a tu per tu con il presidente americano, il premier italiano ha garantito ai partner d’oltreoceano che l’Italia e l’Europa si stanno risollevando dalla crisi. “La maggioranza dell’opinione pubblica è dalla nostra parte”, ha spiegato, “e capisce le riforme”. Il Vecchio continente, è stato dunque il messaggio del presidente del Consiglio agli americani, non è più una mina inesplosa di instabilità, ma un alleato economico forte ed in grado di aiutare la ripresa americana. Più tardi, Monti ha fatto tesoro delle parole di supporto di Obama come di un “forte incoraggiamento al mio governo a continuare”. E per la sua battaglia, condotta in Europa, per mettere un freno alla riduzione del debito in favore di misure di crescita, Monti ha ottenuto l’esplicito appoggio di Obama. (vv)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Un incontro quello del premier italiano Monti con il presidente Usa Obama che segna anche un nuovo ruolo per l’Italia, come conferma &lt;b&gt;Nico &lt;/b&gt;&lt;b&gt;Perrone&lt;/b&gt;, docente di storia americana all'Università di Bari. L’intervista è di &lt;b&gt;Massimiliano Menichetti:&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301325.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R. – Il primo commento da fare è che questo è un grosso successo per l’Italia. Il colloquio è andato molto al di là del previsto, e dal punto di vista diplomatico e delle relazioni internazionali è molto importante. L’Italia riacquista, con questo incontro, un ruolo nella politica estera che invece in Europa, finora è stato “schiacciato” da Francia e Germania. Che si sia detto esplicitamente che è l’Italia a poter salvare l’Europa è anche questo un bel risultato, nello stesso tempo, è un grande impegno.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;D. – Prima di questo incontro si è sempre parlato della Germania come motore propulsivo dell’Europa. Adesso la Germania viene incoraggiata a fare di più…&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R. – Sì, credo proprio che si riconosca all’Italia qual ruolo che, all’Europa, non le si è voluto riconoscere. Un ruolo di iniziativa.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;D. – L’Italia ha incassato anche il “sì” sulle riforme che, peraltro, sono anche un riferimento per la crisi greca…&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R. – Si è insistito almeno due o tre volte - specialmente da parte americana - nel comunicato, sull’aspetto delle riforme: questo è uno dei punti di forza del programma-Monti, che ora dovrà per forza realizzarsi. Sarà una spinta alla sua realizzazione. E’ stato lodato anche il tipo di accordo bipartisan, che si è realizzato in Italia. Anche questo è un fatto nuovo, che non esiste da nessuna altra parte: la Germania e la Francia non ce l’hanno. Anche l’America è priva di un accordo di questo genere, e quindi Obama ha apprezzato, in Monti, la capacità di aver fatto, per la prima volta, un accordo di questo tipo. (vv)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562079" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;In Europa oltre 540 morti per il gelo. Nuova ondata di freddo e neve sull'Italia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non si attenua l’ondata di gelo eccezionale che stringe tutta l’Europa centro-orientale. Mentre il bilancio delle vittime dall’inizio dell’emergenza è salito a oltre 540 morti, nei Balcani si registrano seri problemi di approvvigionamento energetico e in Italia è arrivata la perturbazione che sta riportando intense nevicate un po’ su tutto il Paese. A Roma è scattato alle 6 il piano di contromisure per fronteggiare la neve che, stamane, ha fatto la sua prima apparsa nei quartieri periferici. &lt;b&gt;Marco Guerra&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301390.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Un nuovo nucleo di aria gelida sta spazzando l’Europa dalla Siberia fino all’Italia, passando per la penisola balcanica. Secondo meteorologi era da almeno dieci anni che le bufere artiche chiamate 'blizzard' non si spingevano a tali latitudini. E il gelo continua a mietere vittime. Ucraina, Russia e Polonia sono i Paesi con il bilancio più pesante. Vittime e freddo record anche nei paesi balcanici. Serbia e Bulgaria hanno inoltre problemi di approvvigionamento energetico e grandi difficoltà a raggiungere località isolate. In Italia la neve sta interessando da questa notte diverse regioni, soprattutto nel centro della penisola. Tra le più colpite le Marche e l'Abruzzo, risveglio sotto la neve per gran parte dell'Umbria. In Calabria, nevicata intensa per ore su Cosenza. E nevica su circa &lt;/i&gt;&lt;i&gt;1.300 chilometri della rete autostradale, dove &lt;/i&gt;&lt;i&gt;sono previsti fermi preventivi dei mezzi pesanti. A Roma &lt;/i&gt;&lt;i&gt;la neve è arrivata poco prima delle 14.00. Sempre nella capitale il freddo ha di nuovo stroncato un senza tetto. Si tratta di una donna rumena ritrovata senza vita in una grotta nei pressi del quartiere Eur. Gli esperti stimano che il gelo non lascerà l’Italia fino al 15 febbraio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562066" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Rischio di guerra tra Sudan e Sud Sudan per la gestione del petrolio. Schierate le truppe lungo il confine&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ancora tensioni tra Sudan e Sud Sudan. Al centro della crisi la gestione del petrolio, che dal meridione passa attraverso il territorio di Karthoum. I due Paesi hanno annunciato di aver schierato truppe lungo il confine. In particolare un appello per la regione contesa dei Monti Nuba è stato lanciato dal vescovo di El Obeid, mons. Macram Max Gassis. Il presule parla drammaticamente di strage dimenticata, Sul rischio che si arrivi ad un conflitto armato più generale, &lt;b&gt;Giancarlo La Vella&lt;/b&gt; ha intervistato &lt;b&gt;Giovanni Sartor&lt;/b&gt; della Campagna Italiana per il Sudan:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301367.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Da un certo punto di vista, un confronto armato è già in corso. In realtà, si tratta di una serie di conflitti, a bassa intensità, che si stanno svolgendo nelle zone di confine. Che si arrivi ad un conflitto armato ufficiale tra due eserciti, però è un’ipotesi abbastanza improbabile - anche se chiaramente ci sono dei segnali in questo senso -, perché in questo momento non converrebbe a nessuno dei due Stati attivarsi in una campagna bellica che coinvolgerebbe, in maniera complessiva, i mezzi finanziari dei due Paesi. E’ più probabile, invece, un’escalation di conflitti nelle aree contestate o delle scaramucce su determinati problemi, più che un conflitto armato su larga scala tra i due Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Per quale motivo le tensioni tra Karthoum e il Sud, nonostante l’indipendenza sia arrivata con il beneplacito del Sudan, non si sono mai sopite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Perché ci sono degli interessi differenti sul campo, riguardanti questioni che non sono state risolte nel momento dell’indipendenza. Primo fra tutti, perché ha un impatto economico significativo in entrambi i Paesi, il discorso del petrolio. L’altro grosso problema, invece, è quello dei confini: ci sono alcune zone del Paese che non è chiaro se appartengano al Sudan o al Sud Sudan. Il terzo problema è legato alle aree contese. Si tratta di tre regioni, che sono l’Abyei, il Kordofan del Sud, più conosciuto come la zona dei Monti Nuba, e lo Stato del Nilo Azzurro. Tutti e tre hanno combattuto al fianco del Sud Sudan la guerra ventennale contro il governo di Khartoum. Due di queste sono ora ufficialmente del Nord Sudan, mentre la terza, l’Abyei, non ha ancora definito il suo status e resta un po’ in bilico tra i due Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questa situazione sta mettendo in crisi i programmi umanitari internazionali, partiti già ai tempi in cui il Sudan era unito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Di sicuro questa situazione, in realtà, sta creando soprattutto nuovi profughi e nuovi rifugiati, che fuggono sia verso il Sud e sia verso l’Etiopia. Nelle zone in cui sono in corso questi conflitti a bassa intensità – e non va dimenticato il Darfur, che si trova comunque ancora in una situazione di conflitto – è chiaro che gli interventi umanitari sono largamente limitati, nel senso che è diventato difficile anche solo intervenire a livello umanitario. E questo avviene soprattutto nel Sudan, perché alle agenzie umanitarie non vengono date molte possibilità di intervento nel soccorso dei profughi e delle persone che fuggono dalle zone di conflitto. Al Sud, invece, la situazione è leggermente migliore, almeno dal punto di vista dell’accesso, però resta chiaramente la difficoltà legata al fatto che, nelle zone in cui si sta combattendo, diventa difficile fornire aiuto alla popolazione civile. (vv)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562097" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Stato vegetativo. Fulvio de Nigris: bene aperture governo, ma fare rete per non lasciare sole le famiglie&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Famiglie, ruolo delle associazioni, dialogo con le istituzioni. E’ aperto il dibattito in Italia all’indomani della seconda giornata nazionale degli stati vegetativi. Dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, arriva la proposta di creare un "Libro verde" che, oltre a monitorare la condizione degli oltre tremila pazienti italiani, si occupi di superare le criticità esistenti attraverso una rete sul territorio. Positiva la reazione di molte associazioni, che però lamentano scarsa visibilità per queste patologie e l’isolamento delle famiglie. &lt;b&gt;Gabriella Ceraso&lt;/b&gt; ne ha parlato con &lt;b&gt;Fulvio de Nigris&lt;/b&gt;, direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma "Casa dei risvegli":&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301422.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Ritengo che le parole del ministro siano di grande apertura, sensibilità e anche di progettualità politica. Adesso, la cosa che interessa è quella della praticità delle cose: io, tra l’altro, ho proposto anche un progetto di legge sugli stati vegetativi che possa avere un fondo ad hoc. Credo, però, che ricostruire un tavolo – se le Associazioni sapranno cogliere questo segnale politico – sia utile. E spero che si perda un po’ di vista il protagonismo del dolore e si vada veramente sulla rappresentatività delle famiglie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La centralità della famiglia risulta anche dallo studio dell’Istituto Besta, presentato ieri in occasione della Giornata: sono le famiglie il sostegno dei pazienti e soprattutto le donne, il 77 per cento delle quali assiste i 3.500 malati italiani…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Il coma è una malattia della famiglia: intorno a questo capezzale ci sono tutti. Purtroppo, la Giornata nazionale degli stati vegetativi ha avuto poca copertura mediatica. Dovremmo tutti quanti impegnarci affinché i riflettori siano accesi quando le famiglie si trovano a dover fare i conti con problemi psicologici, ma anche economici: un paziente in stato vegetativo a casa può costare alla famiglia fino a 3.500 euro al mese. Oggi, dobbiamo farne un questione di sistema. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quali sono le priorità e gli obiettivi fino alla prossima Giornata nazionale dello stato vegetativo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Il lavoro da fare oggi è quello di aprire il dialogo col Ministero e quello poi dell’attuazione delle linee guida sugli stati vegetativi. Noi abbiamo anche un grande progetto, ovvero la prima Conferenza di consenso delle associazioni. Il ministro diceva che non bisogna essere soli e agire da soli: credo sia importante la comunione e la collaborazione. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561923" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe. Il presidente Napolitano: l'Europa ci salva da derive nazionalistiche&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche”. Con queste parole il presidente italiano, Giorgio Napolitano, al Quirinale, ha celebrato ieri, un giorno prima della ricorrenza, il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime italiane nelle foibe e dell'esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia. L'Europa, ha spiegato Napolitano, fa sì che si possa "far convivere etnie, lingue, culture e guardare insieme con fiducia al futuro". Il giorno del ricordo celebra una pagina di storia italiana ancora oggi poco conosciuta. Furono circa 10mila gli italiani che, ritenuti ostili alla neonata Jugoslavia, nell'immediato Dopoguerra vennero prelevati dalle loro case, uccisi e gettati nelle foibe, cavità carsiche presenti in buona parte dell'Istria. Trecentocinquantamila gli italiani esuli. &lt;b&gt;Francesca Sabatinelli &lt;/b&gt;ha intervistato &lt;b&gt;Marco Girardo&lt;/b&gt;, giuliano di nascita, giornalista del quotidiano "Avvenire", autore del libro "Sopravvissuti e dimenticati. Il dramma delle foibe e l'esodo dei giuliano-dalmati":&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301231.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non ci si è soffermati, secondo me, a sufficienza sull’esodo che ha coinvolto circa 350 mila istriani e dalmati – che allora facevano parte di quella che era l’Italia – e che sono stati costretti a fuggire dalle loro case, abbandonando tutto. Siccome è stata una pagina abbastanza oscura della nostra storia, anche perché noi eravamo parte di quella guerra, parte attiva, e ad un certo punto, avendo cambiato fronte, ci siamo trovati improvvisamente dall’altra parte. Sostanzialmente quella pagina, dunque, che è stata una pagina difficile, amara per il nostro Paese è stata poco raccontata, poco scandagliata. Per cui la parte che riguarda l’esodo dei giuliano-dalmati che – lo ricordo – furono 350 mila, non è stata ancora bene raccontata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questa è una parte che affronta nel suo libro, nel capitolo “Vivere altrove”...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Esattamente, perché c’è una dimensione particolare che mi ha colpito, rispetto a questo tema e al racconto che mi ha fatto Piero Tarticchio, che è uno dei 350 mila esuli, e che è quello di non essere riuscito a raccontare la sua esperienza fino in fondo neanche ai suoi figli. E’ riuscito a farlo con i nipoti, cioè c’è dovuta essere una generazione di mezzo, perché lui provava in maniera inconscia – credo – anche un senso di vergogna per quello che gli era successo. Allora, ecco il significato – secondo me – della giornata dedicata a ricordare queste cose, e anche di tutti i libri che stanno iniziando ad uscire anche in maniera più abbondante in questi ultimi anni: quello di trovare un posto, un luogo, che sono le pagine di un libro, in cui le persone possono riavvicinarsi – le persone che hanno vissuto quell’esperienza – alle generazioni future e raccontare quella che è stata la loro esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Meno di un mese fa, la Giornata della memoria delle vittime dell’Olocausto. Ora, la Giornata del ricordo per i morti delle foibe. Eppure è come se ci fosse una differenza, tra queste due importanti date: perché, qual è?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Ci sono ragioni diverse che, secondo me, spiegano questa differenza. Sono ragioni politiche, perché in Italia la vicenda delle foibe è stata a lungo trascurata per i convergenti interessi di governi e opposizioni a mantenere buoni rapporti con la ex-Jugoslavia; e lo stesso è accaduto in Jugoslavia. Ci sono ragioni storiografiche, cioè la mancanza di ricerca storiografica che è una conseguenza del primo aspetto. Solo a partire dagli anni Novanta – tranne lodevoli eccezioni – si è iniziato a lavorare su questo tema. Cioè, alla fine degli anni Novanta – pensate, quasi 40 anni dopo – è stata istituita – e con fatica! – una Commissione mista italo-slovena, non ancora italo-croata, in questo caso non ci siamo ancora. Per cui la differenza con quello che è successo con l’Olocausto è che c’è un ritardo nella ricostruzione storiografica. Infine, c’è un terzo elemento molto, molto importante: un elemento ideologico, perché le strumentalizzazioni politiche che hanno coinvolto questo tema sono forti. Il tema delle foibe è stato usato per sostenere posizioni o di destra, o di sinistra. E senza un ulteriore, progressivo, avvicinamento alla verità dei fatti – ma che sia una verità condivisa – e senza un utilizzo strumentale e ideologico di quegli aspetti legati a quel particolare periodo storico, non ci sarà un autentico spazio per la pacificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quindi, è quanto mai necessario che si lavori ancora di più sulla ricerca per una pacificazione, ma anche per il rispetto che si deve a tutte le vittime delle foibe …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Esattamente. Questo è anche il senso della Giornata del 10 febbraio che è una giornata – lo ricordo – istituita con una legge del 2004, firmata dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, per far ricordare le foibe e l’esodo, che sono le due facce di un unico dramma, che è quello che è stato subìto dalle popolazioni italiane del confine orientale del Paese tra l’8 settembre 1943 e il Secondo Dopoguerra e che poi, ripeto, fino agli anni Novanta è stato a lungo trascurato. Questo è il senso della Giornata e anche dei lavori che, fortunatamente, si stanno compiendo per riportare alla conoscenza, anche delle ultime generazioni, quegli episodi della nostra storia. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562083" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Seminario Ucid. Il cardinale Turkson: le imprese migliorino la vita della gente. Passera: no alla crescita "drogata"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Strategia d’impresa per il Bene Comune”: è il seminario promosso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e dall’Ucid, l'Unione cristiana imprenditori e dirigenti, in corso a Roma. Al centro dei lavori, le buone pratiche basate sulla gratuità e sulla responsabilità. Il servizio di &lt;b&gt;Benedetta Capelli&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301394.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea forte è di annullare gli indicatori matematici e trovarne altri qualitativi perché anche il bene comune ha bisogno di misure. Una sfida al centro di questo seminario dove gli imprenditori, accanto ad esperti della finanza e docenti, hanno proposto un modello nel quale tradurre in pratica le buone intenzioni. Coniugare prima di tutto l’imprenditorialità e il bene comune rendendo l’azienda competitiva e non opportunista, responsabile e non cinica, generosa e non avara. &lt;b&gt;Manlio d'Agostino&lt;/b&gt;, vicepresidente nazionale dell'UCID: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Non abbiamo la ricetta né la bacchetta magica, ma abbiamo un modo per sostenere, anche psicologicamente, per prendere per il braccio e dire ‘facciamo la strada tutti insieme’. La cosa bella è che ci sono tante aziende, tanti imprenditori, che stanno riscoprendo questi nuovi valori. Cominciano a capire, a riscoprire che esiste una grande differenza tra lo strumento e il fine. Pensare di fare impresa, pensando che sia tutto un processo, che sia tutta una regola e una sequenza di azioni da svolgere, significa annullare il significato stesso di impresa. Lo stesso economista austriaco Schumpeter parlava di ‘imprenditore, impresa e innovazione’, quindi dava un ruolo sociale all’imprenditore, l’impresa era vista come strumento e l’innovazione come modello per restare sul mercato e per continuare ad evolversi, pensando sempre che esiste un contesto dove vivere”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faro delle nuove pratiche è l’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI e soprattutto la Dottrina Sociale della Chiesa: “entrambe – ha detto il &lt;b&gt;cardinale Peter Turkson&lt;/b&gt;, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace – rivolgono un messaggio pressante all’uomo spingendolo ad andare oltre”: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Le imprese, come gli imprenditori, sono dotate di idee per trasformare le cose basilari, soprattutto le materie prime in nuove cose che possono favorire, migliorare la vita delle persone. Quindi, noi vogliamo incoraggiare la gente a fare questo”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mattinata è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo Economico, &lt;b&gt;Corrado Passera, &lt;/b&gt;che ha parlato della necessità di uno sviluppo sostenibile e di nuove opportunità di lavoro: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Bene comune oggi è innanzitutto creare lavoro, attraverso crescita sostenibile, cioè crescita vera, non drogata come negli anni passati, che abbiamo visto in varie parti del mondo. Crescita sostenibile vuol dire crescita sostenibile finanziariamente, non basata sul debito privato pubblico eccessivo, vuol dire crescita sostenibile dal punto di vista sociale, con creazione di posti di lavoro, vuol dire crescita sostenibile dal punto di vista ambientale. L’indicatore principale deve essere quello della creazione dei posti di lavoro. Di solito si guarda solo alla disoccupazione, quella statisticamente censita come disoccupazione: gli ex occupati che cercano posti di lavoro. Se uno aggiunge coloro che non hanno lavoro, ma che nemmeno lo cercano, i cosiddetti inoccupati, cioè coloro che sono formalmente occupati ma sospesi dall’occupazione, per esempio i cassintegrati, ma soprattutto se aggiungiamo i sottoccupati, i precari estremi, cioè quelli che hanno un lavoro non sufficiente a garantire un livello di vita o la possibilità di pensare al futuro, allora arriviamo a dei numeri molto più ampi di quelli che di solito sentiamo. L’Europa ha 25 milioni di disoccupati, ma probabilmente se aggiungiamo le altre categorie raddoppiamo questo numero. Quindi, si tratta di cifre molto importanti, che devono essere la spinta maggiore della politica ad impegnarsi sul fronte di tutti i meccanismi che possono creare crescita sostenibile”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sono tante le storie degli imprenditori che stanno tenendo duro di fronte alla crisi, che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali ma che soprattutto - istaurando una relazione diretta con i propri operai - hanno creato comunità. E’ il caso ad esempio di Francesco Merloni, presidente di Ariston Thermo, azienda delle Marche che ha 7mila dipendenti. “La responsabilità sociale per il bene comune – ha detto nel suo intervento - si riflette sempre in un vantaggio economico nel medio termine”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562101" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;L'Azione cattolica ricorda Vittorio Bachelet, a 32 anni dall'uccisione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; A 32 anni dall’uccisione di Vittorio Bachelet, annuale convegno commemorativo oggi e domani a Roma, alla &lt;i&gt;Domus Mariae&lt;/i&gt;, organizzato dall'Istituto Vittorio Bachelet e dall’Azione Cattolica. Tema: il ruolo dell'Italia e dell'Europa nel contesto mediterraneo segnato dalla "primavera araba". Non è casuale che, ogni anno, si scelga un tema di rilevanza politica e sociale per commemorare questa grande figura di presidente dell’Azione Cattolica globalmente impegnato come cristiano e come cittadino. Al microfono di &lt;b&gt;Laura De Luca&lt;/b&gt; il presidente dell’Azione Cattolica, &lt;b&gt;Franco Miano&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301334.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La nostra scelta è questa: riuscire, non a ricordare semplicemente Bachelet, ma proprio onorarne a pieno la memoria, occuparsi delle questioni vive dell’oggi nel suo ricordo. Così abbiamo provato a fare ogni anno e così anche quest’anno, accogliendo un invito che il Papa ci ha rivolto nel messaggio inviato nel maggio scorso, all’assemblea nazionale dell’Azione Cattolica, in cui specificamente affermava la necessità di contribuire come Azione Cattolica a rilanciare quella peculiare vocazione italiana, che pone l’Italia al crocevia, che pone l’Italia nel Mediterraneo. C’è un passaggio molto bello relativo a questo nel messaggio del Santo Padre che noi abbiamo, in qualche modo, scelto di riprendere proprio nell’organizzazione di questo convegno. L’Istituto Vittorio Bachelet che, d’altra parte, è uno degli istituti culturali dell’Azione Cattolica - accanto all’Istituto Giuseppe Toniolo, all’Istituto Paolo VI e a tutta l’attività della Rivista Dialoghi – che si sente particolarmente impegnato a riflettere su tale questione anche con la presenza di figure qualificate che interverranno all’interno del convegno stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Lei ha un ricordo diretto di Vittorio Bachelet?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Io ho il ricordo diretto del giorno della sua morte – ero un giovanissimo studente universitario, al primo anno – e del trauma che fu per tanti di noi questo momento: ho il ricordo della Messa che celebrò Giovanni Paolo II in San Pietro. Naturalmente ho il ricordo della testimonianza che la famiglia tutta - del figlio Giovanni e di tutta la famiglia – seppe dare in quella circostanza. Fu una lezione di vita, partendo da una esperienza tristissima. (mg)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr3" target="_blank"&gt;Nella Chiesa e nel mondo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561985" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Vescovi Africa-Europa: Simposio Ccee-Secam per scambi di collaborazione e amicizia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si aprirà lunedì 13 febbraio a Roma il secondo Simposio dei vescovi europei e africani sul tema “Evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l´Africa e l´Europa. La persona umana e Dio: la missione della Chiesa di proclamare la presenza e l´amore di Dio”. Il Simposio sarà aperto dai cardinali Polycarp Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente presidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Sceam\Secam) e vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d´Europa (Ccee), i due organismi che hanno organizzato l’evento. Seguirà una presentazione dell’esortazione apostolica post-sinodale Munus Africae da parte del cardinale Peter K. A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Durante la sessione di apertura i cardinali Theodore-Adrien Sarr, vice-presidente dello Sceam, e Josip Bozanić, ex vice-presidente del Ccee, presenteranno i risultati delle riunioni precedenti e le aspettative. Durante i cinque giorni alcuni vescovi parleranno di sotto-temi, tra i quali la comunione la collaborazione pastorale tra l´Africa e l´Europa (relazioni tra parrocchie e diocesi, giovani, famiglie). E’ prevista l’udienza dal Papa il 16 febbraio. Il Simposio - a porte chiuse, tranne la sessione di apertura alle 16.30 - si concluderà con un pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo, a Manoppello, il 17 febbraio. Mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, ha osservato che "il rapporto tra la Chiesa in Africa e in Europa è stato visto spesso come se l’Europa debba soltanto finanziare progetti sociali in Africa. Anche se dobbiamo continuare a sostenere gli africani in questo campo, la collaborazione non può essere limitata a questo aspetto. Il dono principale che siamo chiamati a condividere, che è alla radice di tutto, è la nostra fede. L’Africa ha ancora bisogno di missionari provenienti dall’Europa, e l’Europa ha bisogno di imparare dalla fede gioiosa delle comunità africane”. Secondo il segretario generale dello Sceam, padre François-Xavier Damiba, "il fatto che i vescovi di entrambi i continenti s’incontrino offre loro l’opportunità di conoscersi e comprendersi. Il rafforzamento delle loro relazioni è molto importante per la loro vita pastorale e per tante attività che potrebbero essere portate avanti insieme. Ci sono molti cattolici africani che vivono in Europa e molti cattolici europei che vivono in Africa. Una forte amicizia tra loro aiuta anche i fedeli a costruire lo stesso tipo di rapporto. Si tratta di una risorsa prioritaria per entrambe le nostre società". Tra le altre organizzazioni che prenderanno parte al Simposio, Caritas Africa, Caritas Europa, Missio e Aiuto alla Chiesa che Soffre. Una conferenza stampa si terrà presso la Radio Vaticana, Piazza Pia 3, il 15 febbraio (ore 16.30). (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561983" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Appello dei vescovi Usa: tutelare la dignità dei disoccupati e dei lavoratori poveri&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; I vescovi degli Stati Uniti chiedono al Congresso di “tutelare la vita e la dignità dei disoccupati e dei lavoratori poveri”. La richiesta è emersa durante il dibattito sulla legge chiamata “Temporary Payroll Tax Cut Continuation Act”. Mons. Stephen E. Blair, vescovo di Stockton, in California, presidente del Comitato per la giustizia domestica e lo sviluppo umano della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha chiesto ai membri del Congresso di “assicurare la continuazione del sussidio di disoccupazione e rifiutare le proposte che escludono i figli dei lavoratori immigrati dal credito impositivo per ciascun figlio (Child Tax Credit). “La crisi economica - riferisce l'agenzia Sir - sta già lasciando molta gente senza lavoro”, ha scritto mons. Blair in una lettera che porta la data di ieri, indirizzata al congressista Dave Camp e al senatore Max Baucus, responsabili dell’elaborazione dell’accordo finale. “Quando l’economia non riesce a produrre lavoro a sufficienza - osserva il vescovo - esiste l’obbligo morale di aiutare e tutelare la vita e la dignità dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie. Dobbiamo anche garantire quei programmi che aiutano ad uscire dalla povertà i lavoratori con salari minimi e a crescere i propri figli con dignità”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561990" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Filippine: Caritas e cattolici in soccorso ai terremotati di Negros e Cebu&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Caritas filippina lancia un appello per le popolazioni delle isole di Negros e Cebu, nel centro del Paese, colpite il 6 febbraio scorso da un terremoto di magnitudo 6,9. Nelle aree più a rischio, spiegano i responsabili dell'ente cattolico, cominciano a scarseggiare acqua potabile, cibo, medicine e tende dove ospitare gli sfollati. Molte famiglie, infatti, esitano a tornare nelle proprie abitazioni, abbandonate dopo il sisma, preferendo costruire ripari di fortuna nelle alture e nelle zone montagnose. Fonti locali riferiscono anche che, ad aggravare la situazione, vi è la distruzione totale del sistema di irrigazione a Guihalngan. Intanto il bilancio ufficiale del disastro è di 35 morti - ma vi sono molte incertezze sul numero di vittime - oltre 50 feriti e una settantina di persone scomparse, molte delle quali seppellite da slavine a Guihalngan e La Libertad, entrambe a Negros Oriental. Nella sola provincia di Negros Oriental - riferisce l'agenzia AsiaNews - sono state danneggiate 1919 abitazioni, di cui 976 rase al suolo e altre 943 colpite in parte. La stima parziale dei danni, che riguarda anche l'interruzione di strade, ponti e altre vie di comunicazione si aggira attorno ai 266 milioni di pesos (quasi 6,5 milioni di dollari). Al momento la Protezione civile filippina (Ndrrmc) ha allestito 30 centri per gli sfollati, che ospitano 1527 famiglie (circa 7500 persone), ma vi sono ancora 20mila profughi da sistemare. In totale le famiglie affette dal terremoto sono 14.803, per un totale di 74.017 filippini. La Caritas nelle Filippine (Nassa) ha inviato un rapporto a Caritas internazionale in cui spiega il lavoro dell'ente cattolico. I volontari lavorano assieme ai membri di Diocesan Social Action Centers delle aree più colpite, per portare soccorso agli sfollati e fornire informazioni accurate sul livello di emergenza e gli interventi più urgenti da portare a termine. Nassa ha raccolto 150mila pesos da distribuire attraverso le diocesi alle vittime, contribuendo ad aumentare il fondo terremotati. Intanto la diocesi di San Carlos fornisce assistenza a 100 famiglie, mentre quella di Dumaguete ne accoglie fino a 400. Ma, avvertono i responsabili, servono altri fondi e beni di prima necessità, fra cui cibo e acqua. L'epicentro del sisma è stato localizzato circa 70 km a nord di Dumaguete, città dell'isola di Negros, a una profondità di 20 km; la terra ha iniziato a tremare verso le 11.49 del mattino, provocando frane e smottamenti. L'Istituto filippino di sismologia e vulcanologia ha lanciato l'allerta tsunami, per possibili onde anomale lungo la costa est e ovest di Cebu. Al terremoto sono seguite almeno 157 scosse di assestamento; le Filippine si trovano lungo il cosiddetto "anello di fuoco" del Pacifico, caratterizzato da intensa attività sismica e vulcanica: nel 1990 un terremoto di magnitudo 7,7 ha ucciso oltre 2mila persone a Luzon. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561966" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Corea del Sud: i vescovi chiedono di rivedere la legge sull’aborto&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In occasione del 39.mo anniversario della promulgazione della legge che ha introdotto l’aborto in Corea del Sud, i vescovi del Paese asiatico hanno ribadito il loro “no” all’interruzione di gravidanza e hanno chiesto alla classe politica di rivedere la normativa sulla salute riproduttiva. Come riferisce l'agenzia Zenit, da vari anni ormai l’episcopato sudcoreano celebra ogni anno una Messa il lunedì più vicino all’8 febbraio, giorno in cui nel 1973, sotto l’allora regime militare, fu introdotta, senza alcuna previa consultazione popolare, la “Legge sulla salute della madre e del bambino”. A presiedere la liturgia nella cattedrale di Myeongdong di Seoul, alla quale hanno partecipato circa un migliaio di fedeli, è stato quest’anno il vescovo della diocesi di Cheongju, mons. Gabriel Chang Bong-hun, presidente del Comitato di Bioetica della Conferenza episcopale. Rivolgendosi ai fedeli, il presule ha chiesto l’abrogazione dell’articolo 14 della legge, che “incoraggia le donne a ricorrere all’aborto”. “La Chiesa cattolica insegna – ha ricordato il vescovo - che la vita umana comincia al momento del concepimento” e che “l’aborto e la distruzione di embrioni umani sono crimini gravi che minacciano la vita”. Una revisione della normativa, realizzata nel luglio del 2009, ha ridotto il limite legale entro il quale si può abortire dalla 28° alla 24° settimana della gravidanza, eliminando inoltre malattie come l’emofilia e l’epilessia dall’elenco di patologie per l’aborto detto “terapeutico”. Secondo il sito cattolico &lt;i&gt;Eglises d’Asie, &lt;/i&gt;in Corea del Sud l’aborto è una “realtà massiccia”: su una popolazione di circa 48,7 milioni di abitanti, il governo registra circa 340.000 aborti all’anno. Secondo la Chiesa cattolica, invece, il numero reale è molto più elevato, cioè circa 1,5 milioni. La spiegazione per tale discrepanza è semplice: essendo l’aborto un intervento che non viene rimborsato dalla casse malattia, viene pagato spesso in contanti o “sotto banco” e non compare dunque nelle statistiche ufficiali. In un Paese con un tasso di fertilità molto basso (tra i più bassi a livello mondiale), l’aborto serve solo a gonfiare gli incassi di ginecologi ed ostetrici. Le voci che si alzano contro l’aborto sono “abbastanza rare”, prosegue &lt;i&gt;Eglises d’Asie&lt;/i&gt;. Si sottolinea in particolare che la legge del 1973 è stata approvata sotto un regime militare e che, essendo oggi un Paese democratico, la Corea della Sud deve modificare il testo. Inoltre, così osservano, il governo è molto lassista nell’applicazione della normativa. Secondo il presidente dell’Associazione coreana dei medici pro-vita, il dottor Cha Hee-jae, la legge viene infatti quotidianamente violata. Il medico ha citato l’esempio di un centro di accoglienza per donne vittime di violenze sessuali che ha consigliato ad una donna messa incinta da un amico di dichiarare di essere stata stuprata per poter abortire senza alcuna difficoltà. “Il centro conosce perfettamente l’articolo 14 e fornisce i suoi consigli in funzione di esso”, ha detto il dottor Cha, chiedendo con urgenza una modifica della legge. Secondo uno studio del 2005, dei circa 340.000 aborti ufficialmente censiti appena il 4,4% rientra nel quadro dell’aborto legale. Tutti gli altri - sottolinea &lt;i&gt;Eglises d’Asie&lt;/i&gt; - sono frutto di convenienza personale, sociale o economica. Il governo di Seoul, sempre più preoccupato per l’impatto della denatalità e del crescente invecchiamento della popolazione, sta mettendo in atto una politica per favorire le nascite. Sui muri della metropolitana sono apparsi manifesti con il seguente messaggio: “Abortendo, voi abortite il futuro”. Ma una revisione della legge sull’aborto non è ancora all’ordine del giorno. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562044" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Africa: l'Onu in prima linea per l’integrazione dei rifugiati angolani, liberiani e rwandesi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Rimpatrio volontario su larga scala - accompagnato da kit di assistenza che aiuteranno i rifugiati di ritorno a reintegrarsi - o uno status giuridico alternativo che consenta loro di continuare a risiedere nei paesi d’asilo. Sono le misure messe in campo dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (Unhcr) mirate a mettere fine a tre annose situazioni dell’Africa: quelle che riguardano i rifugiati angolani, liberiani e ruandesi. L’agenzia dell’Onu spiega in una nota diffusa alla stampa che dopo decenni trascorsi in esilio, molti rifugiati angolani, liberiani e ruandesi hanno stabilito forti legami con le comunità che li hanno accolti, anche attraverso il matrimonio. L’Unhcr auspica quindi che i Paesi d’asilo convertano lo status dei rifugiati in permessi di soggiorno che contemplino in ultima istanza anche la cittadinanza, laddove le legislazioni nazionali lo consentano. In Africa occidentale ad esempio i liberiani possono ottenere permessi di soggiorno e lavoro che permettono loro di restare nel Paese d’asilo in quanto cittadini dell’Ecowas, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale. Le clausole di cessazione trovano fondamento nella Convenzione sui rifugiati del 1951 e nella Convenzione dell’Organizzazione dell’Unità Africana del 1969. Tali strumenti consentono la cessazione dello status di rifugiato una volta che nel Paese d’origine abbiano avuto luogo cambiamenti fondamentali e duraturi, e che non sussistano più le cause che hanno indotto le persone a fuggire. È questo il caso di tutti e tre i paesi d’origine in questione. L’UNHCR raccomanda che la cessazione si applichi ai rifugiati angolani che sono fuggiti dal proprio Paese in conseguenza dei conflitti tra il 1961 e il 2002; per i rifugiati liberiani fuggiti dalla guerra civile dal 1989 al 2003 e per i rifugiati ruandesi fuggiti tra il 1959 e il 1998. L’applicazione della cessazione da parte degli Stati non implica che tutti i rifugiati angolani, liberiani e ruandesi perdano automaticamente il loro status di rifugiato o che i Paesi d’origine non possano più originare rifugiati. La cessazione non si applicherà ai rifugiati che hanno ancora un fondato timore di persecuzione, né ai rifugiati che hanno convincenti ragioni per non voler tornare a casa a causa di una passata persecuzione. L’Unhcr sta lavorando a stretto contatto con i governi interessati per tutelare il diritto d’asilo in tali casi, anche parallelamente all’implementazione delle strategie. Le clausole di cessazione non si applicherebbero poi ad alcun rifugiato angolano, liberiano e ruandese la cui domanda d’asilo sia ancora in attesa di essere esaminata. Inoltre l’Unhcr rivolge un appello ai governi affinché decidano in maniera appropriata in merito a tutte le nuove domande d’asilo presentate da angolani, liberiani e ruandesi - o a quelle in sospeso - indipendentemente da quando sia stata istruita la pratica. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561975" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Emergenza colera in Congo, oltre 22 mila casi nelle province orientali&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Epidemia di colera fuori controllo nella Repubblica Democratica del Congo. L’emergenza corre soprattutto lungo le province che si affacciano sul fiume Congo. Secondo quanto riferisce l’agenzia Fides su 11 province di tutto il Paese 8 sono interessate dall’epidemia. In totale più di 22.000 casi sono stati segnalati negli ultimi 12 mesi. La maggior parte dei quali, oltre 14.000, sono stati registrati nelle province orientali in cui il colera è endemico. Con oltre 5.500 casi segnalati (pari al 25% del numero totale dei casi a livello nazionale), la Provincia del Sud Kivu ha pagato il prezzo più pesante. Seguono la capitale, Kinshasa, la Provincia Orientale, la Provincia di Bandundu e quella di Equatore.  In tutto il Paese, le agenzie umanitarie hanno sviluppato una strategia di risposta multi-settoriale, ma non sono ancora riuscite a contenere la malattia. Sono stati creati Centri per la cura del colera, punti di clorazione delle acque, organizzate campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso i media, avviati programmi per la formazione del personale medico e per disinfettare le imbarcazioni che navigano lungo il fiume. Le organizzazioni umanitarie confidano che l’emergenza finisca in un ragionevole lasso di tempo, ma aggiungono che per sradicare la diffusione della malattia le autorità congolesi devono dare priorità agli investimenti, per garantire alla popolazione l’accesso all’acqua potabile, a servizi igienico-sanitari sicuri e più in generale al sistema sanitario. Se non si mettono in pratica queste raccomandazioni, secondo le organizzazioni umanitarie, le ondate epidemiche di colera si ripresenteranno e, nel peggiore dei casi, la malattia potrebbe colpire circa 21 milioni di persone. (M.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561996" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Venezuela: il cardinale Urosa Savino indica i valori cristiani ai candidati alla presidenza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, ha sottolineato che i valori cattolici che ogni candidato alla Presidenza deve avere sono l'amore, la giustizia, la libertà, il rispetto per le persone e per il popolo in generale. Tutto questo è condensato nella Costituzione. Il cardinale ha risposto alle domande dei giornalisti alla vigilia delle elezioni primarie, che in Venezuela si terranno domenica 12 febbraio, mentre le elezioni presidenziali sono fissate al 7 ottobre. “Un altro valore molto importante è la verità, il vivere nella verità e lavorare per il bene del popolo venezuelano e non per un particolare partito politico escludendo gli altri” ha aggiunto. Questi del resto sono gli stessi valori promossi da oltre 50 anni, parlando solo della storia recente, dalla Chiesa cattolica e che, nelle circostanze attuali, gli hanno valso epiteti di “nemica del governo”. “Non è che solo adesso i vescovi hanno preso la parola per parlare della vita nazionale – ha precisato il cardinale -. Abbiamo il dovere, come Pastori, di promuovere la pace. Il rispetto di tutti, la dignità ed il bene comune, la necessità di creare opportunità per tutti e il rispetto della proprietà privata, sono valori che vanno sempre difesi". Se questi valori fossero stati veramente applicati, ha affermato il porporato, “avremmo un Paese molto migliore di quello che abbiamo adesso... Questo è ciò che manca, affrontare subito i problemi: mai come oggi ci sono tanti problemi, come la corruzione e la mancanza di abitazioni”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561925" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Libano: verso gli altari due frati cappuccini martiri in Libano nel 1915&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; I frati cappuccini e la Chiesa locale del Libano si stanno preparando alla Beatificazione di due loro confratelli arrestati e uccisi durante il genocidio del 1915 in Libano. Si tratta di Fra Léonard Melki (1881-1915) e Fra Thomas Saleh (1879-1917), per i quali è terminata la seconda inchiesta diocesana presso il tribunale presieduto da mons. Paul Dahdad, vicario apostolico dei latini in Libano, e alla presenza del Ministro viceprovinciale dei cappuccini, Fra Tony Haddad. I due religiosi furono arrestati e torturati: Fra Léonard Melki perché rifiutò di apostatare, dopo aver nascosto il Santissimo Sacramento all’arrivo della polizia. Fu condotto nel deserto, dove fu giustiziato con il vescovo armeno, il beato Ignace Maloyan, e 415 uomini di Mardine. Fra Thomas Saleh fu arrestato e condannato a morte per aver ospitato  un sacerdote armeno durante il genocidio. Deportato in pieno inverno sotto scorta di un plotone di soldati, morì lungo la strada il 18 gennaio 1917, ripetendo con coraggio: “Ho piena fiducia in Dio, non ho paura della morte”. &lt;b&gt;(A cura di padre Egidio Picucci)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4387&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=81d124d72d70751&amp;amp;pct=d88d126d93d87d3&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_562064" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Slovacchia: la Chiesa cattolica dialoga con i partiti politici prima delle elezioni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Chiesa cattolica in Slovacchia intende offrire un contributo alla società continuando a proporre valori cristiani tradizionali. Per questo motivo il presidente della Conferenza episcopale slovacca, mons. Stanislav Zvolensky, ha deciso di incontrare i presidenti dei principali partiti politici prima delle elezioni parlamentari pre-termine previste per i primi dieci giorni di marzo. L’ultimo incontro informale - riferisce l'agenzia Sir - è stato programmato per il 13 febbraio, su argomenti riguardanti “la direzione del Paese nei prossimi 4 anni” e “gli impulsi per il mantenimento dei valori cristiani tradizionali”, secondo quanto riportato dal comunicato dell’ufficio stampa della Conferenza episcopale. “Da parte nostra, questo riguarda soprattutto il sostegno alla famiglia e la protezione della vita, dal suo concepimento fino alla sua fine naturale”, ha spiegato mons. Zvolensky, aggiungendo che le discussioni si concentreranno anche sullo sviluppo delle attività benefiche e sul sistema educativo in relazione alla Chiesa cattolica, oltre che sul proseguimento di opportune riforme nel settore della sanità con particolare attenzione a bambini e anziani. Le elezioni pre-termine per il Consiglio nazionale della Repubblica Slovacca sono previste per il 10 marzo, quando 4.3 milioni di elettori avranno il diritto di decidere la futura direzione del Paese. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LVI no. 41&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-7767440012128497889?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/7767440012128497889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=7767440012128497889&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/7767440012128497889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/7767440012128497889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/radio-vaticana-gr-del-1022012.html' title='RADIO VATICANA - GR del 10/2/2012'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-7573452730933245052</id><published>2012-02-09T17:16:00.001+01:00</published><updated>2012-02-09T17:16:44.008+01:00</updated><title type='text'>RADIO VATICANA - GR del 9/2/2012</title><content type='html'>&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561763" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il cardinale George dal Papa: la Chiesa Usa a difesa di matrimonio, libertà di coscienza e migranti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Prosegue, in Vaticano, la visita “ad Limina” dei vescovi degli Stati Uniti d’America. Stamani, un nutrito gruppo di presuli è stato ricevuto in udienza da Benedetto XVI. A guidarlo, il cardinale arcivescovo di Chicago, &lt;b&gt;Francis E. George&lt;/b&gt;, che in questa intervista di &lt;b&gt;Alessandro Gisotti&lt;/b&gt; si sofferma sull’importante incontro e sulle sfide attuali per la Chiesa degli Stati Uniti:  &lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301200.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – We talked about immigration…&lt;br /&gt;Abbiamo parlato di immigrazione, della vita politica della nostra area, dove molti dei politici sono cattolici, ma questo non significa che siano favorevoli alla Chiesa. Abbiamo parlato della presenza ispanica e il modo in cui sta trasformando la Chiesa. Abbiamo parlato delle scuole, associate alle nostre parrocchie e di come, almeno a Chicago, stiano aumentando ed aiutando a preservare e trasmettere la fede. Abbiamo anche parlato della nuova evangelizzazione e di come stiamo cercando di incoraggiarla. Ci siamo poi soffermati sul matrimonio, delle sue difficoltà, di cui abbiamo discusso per diversi anni ed anche degli strumenti che stiamo utilizzando per rafforzare il matrimonio e per difenderlo in ambito legale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Poche settimane fa il Papa ha sottolineato il rischio della secolarizzazione nella società americana. Ieri, abbiamo avuto la legalizzazione delle unioni gay nello Stato di Washington e c'è poi la violazione della libertà di coscienza da parte dell'Amministrazione Obama...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Washington State is very secolarized…&lt;br /&gt;Lo Stato di Washington è una parte del Paese molto secolarizzata insieme all’Oregon, quindi in qualche modo rientra nella loro cultura questo modo di muoversi per quanto riguarda il matrimonio. Il problema a livello federale è che la presente Amministrazione sta violando i diritti di coscienza in modo tale che se non ti conformi a quello che la legge dice non ci saranno eccezioni. Prima di questo, per preservare la libertà religiosa, c’erano eccezioni in ambito religioso ed eccezioni di coscienza sull’aborto, sulla omosessualità, su tutti i problemi morali. Ma la presente Amministrazione ha rimosso queste eccezioni. Quindi, la Chiesa sta chiedendo alla gente di pregare, che è la cosa più importante, di convertirsi e fare quello che può, con i legislatori o con le Corti, così che queste regolamentazioni non siano rese effettive.  &lt;br /&gt;D. – L’immigrazione è un’altra importante questione oggi negli Stati Uniti. C’è molto lavoro da fare da parte della Chiesa cattolica su questo fronte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Well, it is and there’s no political will...&lt;br /&gt;Sì e non c’è una volontà politica per fare dei cambiamenti. Negli Stati Uniti se sei fuorilegge, come chi è immigrato senza documenti, non hai nessun diritto, nemmeno i diritti umani. Noi diciamo che i diritti umani sono sempre gli stessi, qualsiasi cosa dica la legge civile e la Chiesa tenta di convincere la società che ognuno possiede dei diritti in quanto essere umano, a prescindere da quello che sostiene la legge. Noi stiamo anche facendo pressione il più possibile sul Congresso americano perché cerchi di varare una riforma dell’immigrazione. Senza successo finora, ma vedremo. (ap) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561754" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Essere solidali, sfida nella crisi: il Forum delle famiglie commenta il Messaggio quaresimale del Papa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità”. Il Papa ci invita nel Messaggio di Quaresima a cogliere questa opportunità vincendo “l’indifferenza, il disinteresse, che nascono – sottolinea – dall’egoismo mascherato da una parvenza di rispetto per la sfera privata” delle persone. Come si traduce questo invito nella vita delle famiglie colpite oggi da una crisi economica che avvilisce? &lt;b&gt;Roberta Gisotti&lt;/b&gt; ha intervistato il presidente del Forum delle associazioni familiari, &lt;b&gt;Francesco Belletti&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301163.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Le parole del Santo Padre sono molto chiare anche nel mettere in contrapposizione una prevalenza del consumismo rispetto ai valori veri. Il tempo della Quaresima viene proposto come l’occasione per riscoprire la connessione fraterna, la dimensione comunitaria, ed è una grande occasione di conversione, anche nelle difficoltà. Quindi, stare meno attenti alle cose e più alle relazioni tra le persone, che sono il volto di Dio che ci viene donato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Ammonisce Benedetto XVI nel suo messaggio: “Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche sia alle esigenze spirituali e morali della vita”. Forse, è proprio ripartendo dai valori etici che si può affrontare la crisi economica. Che dire, ad esempio, di fronte a casi di suicidio in molti Paesi europei, attribuiti a mancanza di lavoro e di soldi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La prima indicazione che ci dà il messaggio per la Quaresima è guardare l’altro, non lasciarlo da solo, non restare estranei alla sofferenza di tutti. Queste scelte disperate sono la resa di qualcuno che si è trovato da solo, senza speranza. Allora, il richiamo a fede, speranza e carità non è formale nel Messaggio, è l’idea che a tutti è dato di stare vicino all’altro, farsi prossimo alle persone dentro a una compagnia che arriva anche ad essere connessione fraterna. Quindi, ci si può forse anche correggere all'interno di questa esperienza, ma a patto che nessuno sia solo. Questo è il mandato più forte nell’esperienza familiare e soprattutto nella società. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – “Il bene esiste e vince”, scrive il Papa nel Messaggio. Come trasmettere questa forza ai giovani, che per lo più invece vengono spaventati sul loro futuro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Questa è la sfida più grande delle parole del Papa: è una domanda a ciascuno di noi, su quanto siamo capaci di testimoniare, non di raccontare, che l’esperienza cristiana consente di vivere bene e attraversare anche le difficoltà avendo comunque una gioia di fondo, nonostante le fatiche. E a questo il Papa chiama tutta la comunità cristiana: a testimoniare la forza del bene attraverso il nostro sguardo, le nostre opere e la nostra capacità di stare vicino a tutti, soprattutto a chi soffre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Dal suo osservatorio, non vede le famiglie sempre troppo preoccupate di mantenere il proprio tenore di vita, di esasperare in qualche modo il dato economico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Io credo che questa sia una fragilità possibile, però vedo piuttosto una realtà contraria: ci sono famiglie che resistono strenuamente in una solidarietà interna, nella cura delle persone fragili, nel sostenere i giovani che hanno difficoltà di progettualità, di futuro e di lavoro e che sono stati sfibrati dalla crisi e anche da un clima che dice che i legami familiari sono il nemico della felicità. Invece, le famiglie testimoniano che, al loro interno, si può essere solidali. Solo che questo deve diventare un progetto sociale, perché le famiglie da sole sono sempre più affaticate. Il Papa in questa Quaresima ci richiama proprio a questo: attraverso gli altri ciascuno di noi può diventare più felice, senza gli altri non ci sarà vera felicità. (ap)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561784" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Simposio sugli abusi del clero. Mons. Pasotto: il fenomeno si riflette anche sui rapporti ecumenici&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si avviano alla conclusione i lavori del Simposio Verso la guarigione e il rinnovamento organizzato dall’Università Gregoriana di Roma. La sessione mattutina è stata conclusa dalla prolusione del cardinale  Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Freising, che ha sottolineato il ruolo di grande responsabilità che spetta alle autorità ecclesiastiche nel trattare i casi di abuso sessuale dei minori verificatisi all’interno della Chiesa. Tra i molti temi proposti dai relatori, anche quello delle difficoltà create dal contesto culturale dei singoli paesi, in particolare in Asia, e quello dei riflessi morali e teologici del flagello degli abusi sui minori. Il servizio di &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301188.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo shock dello scandalo della violenza sessuale e le sue ripercussioni sulla vita della Chiesa e sulla leadership che la serve ha avuto una portata mondiale. Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Freising, ha sottolineato come il fatto di negare spesso la realtà delle cose ai più alti livelli della Chiesa – talvolta con l’intento di proteggere l’istituzione – abbia contribuito ad ampliare la ferita inferta alla Chiesa dai suoi stessi membri. Di qui, ha dichiarato il porporato, la necessità di guardare in faccia la realtà del peccato e di procedere sulla strada del pentimento. La protezione della Chiesa deve andare in maniera prioritaria, ha spiegato il porporato, alla protezione e al sostegno delle vittime.  La perdita di credibilità della Chiesa è avvenuta anche in seguito a questi atteggiamenti omissivi, che hanno pure alimentato attacchi mediatici senza precedenti.  Affrontare i media e l’opinione pubblica – ha detto l’arcivescovo di Monaco – è una sfida che soprattutto i vescovi devono riconoscere. Il gioco in difesa, la banalizzazione e la relativizzazione non promuoveranno una nuova credibilità. Non può esservi quindi alternativa all’apertura, alla trasparenza e alla sincerità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordando il periodo in cui lo scandalo della pedofilia nella Chiesa è deflagrato in Germania, tra il 2001 e il 2010, il cardinale Marx ha illustrato quanto è stato fatto sul fronte della prevenzione ed ha citato la creazione del "Centro per la protezione del bambino", sponsorizzato dall’Università Gregoriana e dall’arcidiocesi di Monaco e Freising, un istituto che dovrà fornire supporto alla formazione dell’intero mondo sacerdotale. Infine, il presule ha spiegato come proprio il trattamento corretto, coerente e coraggioso dei casi di violenza sessuale sui minori possa diventare un’opportunità per la Chiesa e la sua missione di evangelizzazione e nuova evangelizzazione. Una cosa è certa: il lavoro sul dibattito attorno alle violenze e alla crisi è ben lungi dall’essere terminato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Simposio che si conclude oggi alla Gregoriana ha affrontato nella prima mattinata l’analisi del fenomeno degli abusi sessuali da parte di membri della Chiesa in Asia. A parlare è stato l’arcivescovo Luis Chito Tagle, arcivescovo di Manila nella Filippine, che ha sottolineato come il fenomeno asiatico sia particolarmente problematico a causa dello sfaccettato contesto culturale che lo caratterizza. I pochi casi accertati di abusi sui minori nell’ambito dei Paesi asiatici non possono essere considerati completamente rappresentativi per l’assenza di statistiche certe. A rendere particolarmente difficile l’emersione dei casi di abuso è spesso una cultura locale improntata a un forte senso del pudore e della riservatezza. Di frequente, anche nelle Filippine le stesse vittime di abusi da parte del clero, e non soltanto di natura sessuale, chiedono alle autorità ecclesiastiche competenti di non deferire il problema alla giustizia civile, ma di risolverlo al proprio interno. Ciò avviene – ha dichiarato l’arcivescovo – spesso con misure severe nei confronti dei responsabili degli abusi e sempre con la maggiore attenzione possibile verso le vittime e l’ascolto del loro dramma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Simposio ha preso parte anche &lt;b&gt;mons. Giuseppe Pasotto&lt;/b&gt;, amministratore apostolico del Caucaso. Al microfono di &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt;, il presule parla delle impressioni suscitate in lui dall’incontro e delle ricadute che il fenomeno degli abusi del clero spesso comporta nei rapporti con le altre Chiese:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301156.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Io sono giunto al Simposio senza avere molte attese e mi sono trovato invece proiettato in un tema sul quale io come vescovo mi sentivo impreparato. Mi sembra come un capitolo della mia formazione che mi sia mancato su questi problemi: mi ritrovo ad affrontarlo adesso e ringrazio Dio. E’ una presa di coscienza di un tema. Credo che le situazioni siano diverse nel mondo. Credo che qualcuno sia più esperto, come pure credo che vi siano altre persone come me che sono all'inizio di questo lavoro, di questa attenzione. Io mi ritrovo arricchito e penso che tornando nella mia Chiesa sarò capace di condividere questo problema e questa attenzione con i miei sacerdoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - La Chiesa cattolica del Caucaso è una Chiesa di minoranza. Nell’ambito di questa comunità, come sono state accolte le notizie devastanti che arrivavano da altri Paesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Racconto un’esperienza che abbiamo avuto come Chiesa. Siamo una Chiesa di minoranza all’interno della Chiesa ortodossa, con la quale si cerca di dialogare e di riflettere insieme, anche se è molto difficile nel contesto georgiano. C’è stato un gruppo di integralisti, molto conservatore, che ha voluto farci “guerra” su questo punto e un giorno ha cominciato a distribuire in processione materiale sulla pedofilia della Chiesa cattolica. Questo per me è stato un grande shock. I preti si sono rivolti a me dicendo: cosa facciamo? Io ho scritto al Patriarca una lettera molto forte e molto chiara, nella quale in modo accorato dicevo che era necessario prendere una posizione come Chiese sorelle, che non potevamo arrivare a questo punto. Ho chiesto una sua lettera di risposta pubblica, che però non è arrivata. Allora, ho scritto dopo un mese e mezzo dicendo che consideravo quel silenzio una risposta. Quindi ho pubblicato la mia lettera. Immediatamente è arrivata la risposta nella quale la Chiesa ortodossa si distaccava da quello che era stato detto, sostenendo che non lo accettava. Così ho pubblicato anche questa risposta. Devo dire che questo è servito anche per le relazioni tra le nostre due Chiese, perché ha chiarito alcune cose e ci siamo trovati più liberi nel parlare anche di questi problemi. Poi, nessuno ha più toccato questo aspetto nei nostri confronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Questo, quindi, è un altro aspetto di come quanto è avvenuto abbia provocato gravi danni all’interno della Chiesa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Certamente. C’è un sito di un gruppo estremista che riporta ogni giorno tutte le situazioni di pedofilia esistenti nella Chiesa cattolica... Dove sei in minoranza, si sente la responsabilità della testimonianza della Chiesa e ci si sente coinvolti nelle situazioni della Chiesa mondiale. Questo convegno mi sta aprendo gli occhi della responsabilità più di prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - Per quanto riguarda il Caucaso, come viene percepito questo particolare tipo di abuso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Mi sono fatto diverse domande durante questo convegno. La nostra Chiesa può fare un servizio di prevenzione non solo all’interno della Chiesa, ma anche nella società? Forse abbiamo anche la missione di usufruire della ricchezza di una Chiesa universale, di una forza di risposta che la Chiesa stava dando - perché mi sembra che certe decisioni adottate nella nostra Chiesa universale siano forti - ed è importante metterle a servizio anche delle altre realtà. (bf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561718" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Mons. Braz de Aviz sull'incontro di tutti i religiosi d'Africa: appassionati del Vangelo al servizio del continente&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dozzine di carismi e un solo obiettivo: servire con “passione” la causa del Vangelo in Africa. È questo, in sintesi, l’esito cui è approdata la seconda Assemblea generale della Confederazione che raggruppa le Conferenze religiose africane. Iniziata il 4 febbraio scorso a Kampala, in Uganda, la riunione ha visto la presenza di 57 delegati di 22 Conferenze nazionali di religiosi e religiose. Fra loro, anche il prefetto della Congregazione per la Vita Consacrata, &lt;b&gt;mons. Joao Braz de Avi&lt;/b&gt;z&lt;b&gt; &lt;/b&gt;, che riferisce le impressioni maturate al termine dell’incontro. L’intervista è del collega della redazione brasiliana della nostra emittente, &lt;b&gt;Silvonei Protz&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301166.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Io sono tornato veramente molto, molto felice. Ho visto un lavoro che cammina verso la comunione di questi vari carismi, di queste varie nazioni, e promette molto bene. Ho visto anche, nel documento dell’Esortazione post-sinodale sull’Africa, che il Santo Padre e i vescovi africani fanno veramente molto leva su questo fatto di unirsi di più, di lavorare insieme, di aiutarsi nei problemi comuni… Son tornato anche con una grande ammirazione per i missionari. Sono veramente persone che spendono la loro vita, stanno lì sulla frontiere: si vede chiaramente che in loro c’è la fede. Sono anche Paesi nuovi, per esempio in Uganda, dove siamo stati.  All’entrata della città di Kampala, c’è una chiesa che ha appena 130 anni. Ciononostante, ha già generato dei martiri, i martiri ugandesi, che stanno nel cuore della nazione. Si vede allora un’Africa che va crescendo nella direzione di una presenza più importante della Chiesa. Sono tornato molto felice nel vedere anche come la vita religiosa - la vita consacrata - porta avanti questa testimonianza insieme ai vescovi. Vedere questo essere insieme, pregare insieme, e affrontare insieme quei temi che noi oggi sentiamo necessari per la vita consacrata, per me è stato molto bello. Io sono tornato molto arricchito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - Quali sono oggi i temi principali per la vita religiosa in Africa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - L’assemblea aveva come tema –t ema che mi è piaciuto moltissimo - “Passione per Cristo, passione l’Africa”. I testimoni della verità, per poter contribuire alla costruzione della comunione e della riconciliazione in Africa. Per me era un tema che indicava dove va l’anima del consacrato in Africa. É come l’esperienza degli innamorati: ritornare a questa freschezza dell’essere felici di essere con il Signore, e non avere paura di questo. Allora l’esperienza cristiana diventa un lasciarsi plasmare da Dio. Questo attrae moltissimo la vita consacrata oggi, e bisogna ritornare a questo perché abbiamo un’anima felice, un’anima serena, capace di affrontare i problemi come li affrontano i missionari: alle volte l’instabilità politica, alle volte la persecuzione, altre volte le situazioni di povertà che fanno male solo a vedersi … Possiamo veramente, in questo senso, risvegliare in noi quello che dà senso alla nostra vita consacrata. E questo, molti, molti religiosi in Africa lo stanno facendo. E il nostro volto diventa più attraente per quelli che fanno domande su Dio e sulla vita cristiana. (bi)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561815" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Altra udienza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il Papa ha ricevuto stamani mons. Francisco Montecillo Padilla, arcivescovo tit. di Nebbio, Nunzio Apostolico in Tanzania.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561810" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Note della Sala Stampa su false dichiarazioni circa lo Ior e l'Aif vaticana&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Lo Ior non è una “banca off-shore”, definizione strumentale usata per gettare un’ombra di “illegalità”. E “non risponde a verità” neanche “l’insinuazione che le normative vaticane non consentirebbero le indagini o i procedimenti penali” prima della normativa antiriciclaggio. Così la Sala Stampa della Santa Sede reagisce in una nota a quanto affermato nel corso della trasmissione “Gli Intoccabili”, trasmessa ieri su “La 7”. “Sono state fatte affermazioni infondate e diffuse informazioni false”, si legge nell’introduzione della nota, sia riguardo l’Istituto per le Opere di Religione (Ior), sia sull’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una precedente nota, la Sala Stampa vaticana aveva rimarcato “una notevole mancanza di serietà” nell’articolo pubblicato sul quotidiano L’Unità, nel quale si gettano ombre sulla trasparenza dello Ior e dell’Autorità vaticana di Informazione Finanziaria. In questa circostanza, la nota definisce “riciclate” le notizie e “infondate” le affermazioni a sostegno dell’articolo. Viceversa, si sottolinea che c’è stata sempre cooperazione con le Autorità italiane ad ogni livello e che le stesse hanno definito “tempestiva ed esaustiva” l’azione di controllo su attività sospette. Si tratta dunque di un articolo “diffamatorio” che parla di incriminazione del presidente dello Ior, Gotti Tedeschi, e del direttore Generale, Paolo Cipriani. In realtà, viene precisato, né l’uno né l’altro sono mai stati incriminati ma piuttosto indagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;Di seguito, il testo integrale della nota relativa alla trasmissione “Gli Intoccabili”&lt;/u&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella trasmissione “Gli Intoccabili” di La 7 di ieri, mercoledì 8 febbraio, sono state fatte affermazioni infondate e diffuse informazioni false sull’Istituto per le Opere di Religione e l’Autorità di Informazione Finanziaria. Al riguardo, facendo seguito a quanto già specificato nella Dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede di ieri, 8 febbraio, si precisa quanto segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. L’affermazione che lo I.O.R. è una banca non corrisponde a verità; lo I.O.R. è una Fondazione di diritto sia civile che canonico regolata da un proprio statuto; non mantiene riserve e non concede prestiti come una banca. Tanto meno è una “banca off-shore”. Di fatto, nella citata trasmissione viene usato tale termine non per illustrare il vero carattere e la funzione dello I.O.R., ma per creare un’impressione di illegalità. Lo I.O.R. si trova all’interno di una giurisdizione sovrana e opera in un quadro normativo e regolamentare, che comprende anche la legge antiriciclaggio vaticana. Quest’ultima, la Legge CXXVII, è stata adottata proprio per essere in linea con gli &lt;i&gt;standard &lt;/i&gt;internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. L’insinuazione che le normative vaticane non consentirebbero le indagini o i procedimenti penali relativi a periodi precedenti all’entrata in vigore della Legge CXXVII (1° aprile 2011), non corrisponde a verità. La discussione durante il menzionato programma si riferiva alle parole riportate in un “memo esclusivo”. Tale documento è senza alcun valore ufficiale e rappresenta unicamente le valutazioni di chi l’ha scritto. Per di più, ivi non si afferma l’impossibilità di indagini o procedimenti penali per periodi precedenti al 1° aprile 2011; non emerge la resistenza dello I.O.R. a collaborare in caso di indagini o di procedimenti penali su fatti precedenti al 1° aprile 2011. Per quanto riguarda la cooperazione tra lo I.O.R. e l’A.I.F., lo I.O.R. ha cooperato nel fornire informazioni su transazioni avvenute anche prima di tale data. Le affermazioni fatte durante la trasmissione non corrispondono quindi a verità: secondo la normativa vaticana in materia di antiriciclaggio l’Autorità giudiziaria vaticana ha il potere di indagare anche transazioni sospette avvenute in periodi precedenti al 1° aprile 2011, e ciò anche nel quadro della cooperazione internazionale con i giudici di altri Stati, inclusa l’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. I rapporti dello I.O.R. con banche non italiane sono sempre stati attivi e, a differenza di quanto è stato affermato, è stata ridotta solo limitatamente l’attività con le banche italiane. Lo I.O.R., così come fanno anche gli enti finanziari italiani, si avvale dei servizi di banche estere (italiane e non) quando essi sono più efficienti e a minor costo. Tutti i movimenti in contanti, poi, sono certificati con documenti doganali. Come prassi, tutti i movimenti di denaro sono regolarmente tracciati ed archiviati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Per quanto riguarda la norma che regola il movimento di denaro contante, è importante precisare che lo I.O.R. controlla e controllava anche i movimenti frazionati (c.d. &lt;i&gt;step transactions&lt;/i&gt;) per un totale di € 15.000 nei dieci giorni consecutivi. Per di più, l’articolo 28, comma 1, lett. b), del nuovo testo della Legge CXXVII, modificato per Decreto del Presidente del Governatorato il 26 gennaio 2012, stabilisce che i soggetti sottoposti agli obblighi della medesima Legge (tra i quali lo I.O.R.) devono eseguire «gli obblighi di adeguata verifica: … quando eseguono transazioni occasionali il cui importo sia pari o superiore ad euro 15.000, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una transazione unica o con più transazioni collegate».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. L’affermazione del magistrato Luca Tescaroli secondo la quale il Vaticano non avrebbe dato risposta alle rogatorie riguardanti il caso Banco Ambrosiano-Calvi non corrisponde a verità. In merito si precisa che la rogatoria del 2002 non risulta pervenuta in Vaticano. Anche all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dopo una prima ricerca effettuata negli Archivi, la richiesta di rogatoria internazionale presentata dal Tribunale di Roma nel 2002 non risulta mai pervenuta. Alle altre due è stato fornito regolare riscontro, indirizzato all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Come affermato nella Dichiarazione di ieri, la Santa Sede e le autorità del Vaticano hanno doverosamente cooperato con la magistratura e le altre autorità italiane e ciò risulta dalla documentazione accessibile agli ufficiali sia della Santa Sede sia della Repubblica Italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fatti sopra descritti dimostrano che la presentazione compiuta nella menzionata trasmissione risulta parziale e non contribuisce ad avere un quadro obiettivo della realtà descritta”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;Questo il testo integrale della nota relativa all’articolo de L’Unità:&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo di Angela Camuso pubblicato su l’Unità in data odierna, a p. 23, intitolato: “Riciclaggio, quattro preti indagati. I silenzi del Vaticano sui controlli”, rappresenta, purtroppo, una notevole mancanza di serietà di indagine da parte dell’Autrice. Anzitutto vanno fatte due osservazioni introduttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.Il titolo parla dei silenzi del Vaticano. Come si chiarirà più avanti, ciò è del tutto infondato: la Santa Sede e le autorità del Vaticano hanno doverosamente cooperato con la magistratura e le altre autorità italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Le accuse avanzate nell’articolo riprendono critiche ormai superate. Una ricerca in internet, anche rapida, degli scritti dell’Autrice dell’articolo dimostra che il suo pezzo odierno in nessun modo fa “notizia”. Si tratta, infatti, di accuse “riciclate” e che la giornalista, in passato, ha già pubblicato più volte. Rievocarle nuovamente non serve a renderle vere. Ci si chiede se l’articolo non costituisca una sorta di pubblicità per una trasmissione televisiva serale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto concerne il contenuto dell’articolo si precisa quanto segue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo presuppone che vi siano quattro sacerdoti – Emilio Messina, Salvatore Palumbo, Orazio Bonaccorsi ed Evaldo Biasini – che hanno utilizzato l’Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.) per riciclare del denaro. L’accusa principale è che lo I.O.R. è stato coinvolto in un’attività illegale e non ha dato assistenza alle Autorità italiane che perseguivano queste persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non è corretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, l’articolo non riferisce che, a partire dagli anni 2006-2007, lo I.O.R. si è impegnato con determinazione nell’analisi dei conti e nella verifica dei suoi clienti per accertare e riferire l’eventuale esistenza di transazioni sospette. Questo impegno dello I.O.R. (che la stampa, curiosamente, sembra ignorare), inteso ad individuare transazioni sospette, anticipa di alcuni anni la stessa adozione della Legge N. CXXVII contro il riciclaggio, del 30 dicembre 2010, da parte dello Stato della Città del Vaticano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, come è noto alle Autorità italiane, e come risulta dalla documentazione accessibile agli ufficiali sia della Santa Sede, sia della Repubblica Italiana, lo I.O.R. ha cooperato ripetutamente con le Autorità italiane ad ogni livello. Ciò è avvenuto, su richiesta, in ambito giudiziario fra Autorità specificamente competenti ed amministrativo da parte dello I.O.R. con le sue controparti italiane. Vale la pena di sottolineare che lo I.O.R. ha fornito informazioni, anche al di fuori dei canali formali, nel periodo precedente la costituzione dell’Autorità vaticana di Informazione Finanziaria (A.I.F.). La cooperazione del Direttore Generale dello I.O.R., Dott. Paolo Cipriani, è stata definita “tempestiva ed esaustiva” in documenti di funzionari italiani. Infatti, in uno dei casi, è stata proprio l’azione rapida del Dott. Cipriani a permettere la messa sotto accusa di una delle persone indicate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver consultato l’A.I.F.,  si può anche precisare quanto segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Non è vero che lo I.O.R. non abbia fornito informazioni all’A.I.F. sulle materie in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Non è vero che l’A.I.F. non abbia inoltrato queste informazione alla U.I.F. (Unità di Informazione Finanziaria italiana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Quanto a una delle persone menzionate nell’articolo, Mons. Messina, le Autorità italiane &lt;i&gt;non hanno mai avanzato una richiesta&lt;/i&gt; all’A.I.F. Perciò sarebbe stato evidentemente impossibile per l’AIF “rispondere” alla sua controparte italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti questi punti, relativi alle comunicazioni fra l’A.I.F. e la controparte italiana, risultano nei documenti conservati dall’A.I.F. con specifici numeri di protocollo. &lt;br /&gt;L’articolo, inoltre, non riferisce che una delle persone in esso menzionate – il Reverendo Bonaccorsi – il 6 giugno 2011 è stata dichiarata innocente, con sentenza confermata in appello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’effetto, purtroppo diffamatorio, dell’articolo risulta dall’utilizzo del termine “incriminato”, in relazione al Presidente dello I.O.R., Prof. Ettore Gotti Tedeschi, e al Direttore Generale, Dott. Paolo Cipriani. Né l’uno né l’altro sono mai stati incriminati, ma piuttosto indagati.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561758" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Oggi su "L'Osservatore Romano"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Per uscire dalla penombra: Carlo Bellieni sulla giornata mondiale del malato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In rilievo, nell'informazione internazionale, l'emergenza alimentare nel Sudan e nel Sud Sudan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vicende di carne e di cielo: in cultura, Sylvie Barnay su Benedetto XVI e le grandi donne cristiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grido di Ivan: anticipazione dell'intervento dell'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, all'incontro "Gesù nostro contemporaneo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eleganza e ironia di un giallo teologico: Lucetta Scaraffia sul romanzo di Stefano Jacini "Dio e monsieur Divan".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libertà e dramma di un perdono certo: Inos Biffi su misericordia e giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un legame consolidato nel tempo: nell'informazione vaticana, intervista di Mario Ponzi all'ambasciatore del Messico presso la Santa Sede sulla prossima visita di Benedetto XVI.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr2" target="_blank"&gt;Oggi in Primo Piano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561705" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Siria. Bombe contro Homs: oltre 40 morti. Obama: violenza orrenda, Assad si dimetta&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In Siria non si arresta la repressione nei confronti dell'opposizione. In 24 ore sono state uccise, secondo fonti non confermate,  quasi 120 persone. Homs è la città maggiormente bersagliata dalla truppe fedeli al presidente Assad: oggi sono oltre 40 i morti. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha annunciato che presto prenderà il via una missione congiunta delle Nazioni Unite insieme alla Lega Araba che oggi è tornata nel Paese asiatico. Intanto, il presidente Usa Obama chiede le dimissioni di Assad affermando che questa "violenza orrenda" deve finire mentre la Germania ha espulso 4 diplomatici siriani. &lt;b&gt;Massimiliano Menichetti &lt;/b&gt;ha raccolto il commento di &lt;b&gt;Alberto Ventura&lt;/b&gt;, professore di Storia dei Paesi islamici all’Università della Calabria:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301143.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – E’ chiaro che se non c’è un intervento esterno, forte, deciso, la repressione potrà continuare, anche se non credo possa proseguire indefinitamente. La situazione attualmente è già sufficientemente drammatica, prima o poi qualcosa si dovrà sbloccare. Purtroppo la Siria, a differenza di altre zone del mondo arabo che sono state di recente oggetto di ribellioni, di rivolte, di cambiamenti politici, non dispone di grandi risorse economiche territoriali che spingano le grandi potenze a intervenire. La Siria è più un luogo dove si sta svolgendo una specie di grande gioco di forza internazionale, in cui abbiamo la Cina e la Russia che non vogliono rinunciare al loro ruolo di arbitri contro gli Stati Uniti e l’Europa, e dove ci sono anche altri attori minori, che però richiedono sempre più di essere presenti come l’Iran, ma soprattutto la Turchia. Ankara in questo momento è un attore emergente sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista politico, perché si è smarcata da una vecchia alleanza con Israele e vuole tornare a recitare in quell’area un ruolo che per troppo tempo è stato negato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La Turchia ha proposto una conferenza internazionale sulla Siria. Secondo lei una proposta di questo tipo sarà accettata e che risvolti potrebbe avere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Sarebbe bene accettarla e sarebbe un avallo per una politica, quella turca attuale, che tutto sommato sta dimostrando come coniugare i principi islamici - quelli ai quali si riferisce il partito attualmente al governo, l’AKP - e la garanzia di libertà democratiche, di rispettare la laicità dello Stato...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Insomma da una parte la Turchia guarda all’Europa e dall’altra al mondo arabo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – L’esperimento turco, che pure indubbiamente, ha qualche ombra, potrebbe essere un modello benefico per tanti altri Paesi islamici che sono coinvolti in questo grande rivolgimento che vediamo oggi. Quello che è successo in Tunisia, in Egitto e poi in Libia, non sempre è rassicurante, nel senso che quando poi si è arrivati a far cadere questi regimi, sicuramente dittatoriali, e poi si sono fatte libere elezioni abbiamo visto che i partiti che hanno vinto - penso più alla vittoria dei Fratelli musulmani in Egitto che non al partito islamico in Tunisia - non danno quelle garanzie che ci rassicurano, ma prospettano scenari che possono diventare particolarmente inquietanti, soprattutto per le divisioni interne che ci sono in questi Paesi con piccole comunità non musulmane. La convivenza è stata sempre molto pacifica, penso all’Egitto in particolare, fino a che la situazione internazionale non ha creato la recrudescenza di fondamentalismi e radicalismi che hanno portato talvolta a confronti. Le ribellioni arabe, in particolare in Egitto, non avevano un carattere confessionale: cristiani e musulmani avevano collaborato fianco a fianco per abbattere il regime di Mubarak, però subito dopo sono cominciati i problemi. La minoranza cristiana non si sente più molto tranquilla. Immaginate quello che può succedere in Siria dove le confessioni cristiane e le varie minoranze sono tantissime e dove potrebbe scoppiare un caos etnico, religioso, alla fine incontrollabile. La Turchia in questo senso sta dando messaggi molto importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Obama ha detto che Assad deve dimettersi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non credo che Assad possa essere intimorito. Come abbiamo visto, come è successo con Gheddafi, la replica è che esiste un complotto internazionale organizzato dalle grandi potenze occidentali per rovesciare questi regimi; si minacciano rigurgiti di fondamentalismo islamico… E’ uno scenario che abbiamo già visto in Libia e che vediamo riproporsi qui. Sicuramente sono personaggi, sistemi di potere, che non cedono di fronte a qualche minaccia, per quanto autorevole, come possa essere quella del presidente degli Stati Uniti. (bf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561738" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Maltempo: 480 morti negli ultimi giorni in Europa, flagellato soprattutto l'est&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In Europa, sono oltre 480 i morti negli ultimi dieci giorni a causa del maltempo. 136 nella sola Ucraina. Stretti dalla morsa del gelo anche i Balcani. In Italia dal primo febbraio hanno perso la vita 40 persone e si attende una nuova ondata di neve nel fine settimana. Il servizio di &lt;b&gt;Debora Donnini&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301183.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gelo continua a mietere vittime in Europa. In Ucraina, i morti sono 136 e la situazione potrebbe peggiorare con le temperature che nel fine settimana dovrebbero scendere a 30 gradi sotto zero. Fortemente colpite anche la Polonia, la Repubblica Ceca, la Lituania e la Bulgaria, dove in alcune località si registrano meno 20 gradi. Seri problemi anche in Serbia. E dal freddo non è risparmiato nemmeno il Nord Africa. In Algeria, si contano un’ottantina di morti causate più o meno indirettamente dall’ondata di maltempo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo fine settimana, neve è attesa un po' anche su tutta l’Italia, specialmente sul versante adriatico. Nella Penisola già si contano 40 morti. In vista di questa nuova possibile emergenza, il premier Mario Monti ha firmato un decreto che assegna al capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, il coordinamento degli interventi. Assicurata la collaborazione fra lo stesso Gabrielli e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Nella capitale, chiusi domani e dopodomani scuole e pubblici uffici e disposto l’obbligo di catene a bordo, da montare appena dovesse nevicare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561829" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Maldive nel caos, appello del presidente destituito. La testimonianza di un italiano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; A 48 ore dalle dimissioni dell'ormai ex presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, la situazione sta precipitando. Lo stesso Nasheed è stato fermato e imprigionato, per poi essere rilasciato verso le 13.30 italiane, appena in tempo per lanciare un messaggio attraverso una televisione indiana dove chiedeva al mondo di "salvare il suo Paese". La sua famiglia è scappata in Sri Lanka. I disordini si stanno estendendo dalla capitale Malè agli altri atolli, con già 200 arrestati fra i manifestanti. La Farnesina sta monitorando la situazione, anche se sembra che per i turisti non ci siano problemi. Per capire la situazione &lt;b&gt;Massimo Pittarello&lt;/b&gt; ha raggiunto &lt;b&gt;Fabio Marziali&lt;/b&gt;, uno degli italiani che lavorano proprio alle Maldive:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301191.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R&lt;/i&gt;. - La situazione nei resort è tranquilla perché qua non succede niente, gli scontri sono confinati nelle città come Malè e nei villaggi un po’ più grandi negli altri atolli. Per il resto, qui, chi dello staff maldiviano ha i parenti a Malè è un po’ preoccupato perché la situazione sembra peggiorare, però ci giungono notizie un po’ incerte. Per i turisti il disagio è minimo anche perché l’aeroporto funziona bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Dalla popolazione locale, Nasheed, il presidente ora destituito, era visto come una speranza dopo 30 anni di Gayoom. Come viene vissuto questo momento molto delicato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è stata una spaccatura a metà. Ascoltando anche i ragazzi che sono qui, che lavorano, alcuni sono per il nuovo presidente e alcuni vogliono che torni il vecchio. Per alcuni il presidente che è appena uscito ha fatto alcuni errori e viene visto come un problema e quindi il successore viene visto come una speranza per il futuro, soprattutto per la situazione lavorativa, perché questi ragazzi nei resort a volte vengono un po’ sottopagati. Questo è un po’ il problema centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Sappiamo che Gayoom ha governato secondo la stretta osservanza delle regole islamiche. Ritiene che per gli abitanti delle Maldive ci sia libertà religiosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Questa è una domanda difficile perché parlano poco di questo, si aprono poco con noi ragazzi occidentali. Alcuni vivono la religione più profondamente, altri sono disposti a rompere delle regole… Dipende da persona a persona. Il quadro generale è difficile da comprendere. E’ sicuramente una situazione che crea tensione, soprattutto nei giovani, perché vedono noi ragazzi occidentali comportarci in un certo modo e cercano un’apertura per quanto riguarda alcuni comportamenti e alcune leggi che ci sono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La tensione è alta, 200 manifestanti sono stati arrestati dall’esercito: è un vero e proprio colpo di Stato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Giungono notizie un po’ incerte. E’ difficile dare un giudizio. I ragazzi sono sempre attaccati alla televisione e cercano di capire quello che sta succedendo. In città ci sono stati scontri,  anche in altre isole dove ci sono villaggi più grandi, persone hanno attaccato i centri di polizia… Quindi ci sono problemi. (bf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561700" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Piano Onu per risolvere il dramma dei profughi rapiti dai predoni nel Sinai&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’Onu scende in campo per cercare di risolvere la drammatica situazione delle centinaia di persone, soprattutto eritree, sequestrate, a scopo di estorsione, da bande di predoni nella penisola egiziana del Sinai. Di molti di loro non si hanno più notizie. Probabile l’utilizzo dei loro corpi per il traffico di organi umani. &lt;b&gt;Giancarlo La Vella&lt;/b&gt; ne ha parlato con &lt;b&gt;Laura Boldrini&lt;/b&gt;, portavoce dell’Acnur, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301142.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati è venuto a conoscenza di questa tragedia da tempo. Sappiamo dal 2010 – che c’è questa situazione scellerata e siamo intervenuti a più riprese, anche con le stesse autorità egiziane. Purtroppo, però, ci siamo scontrati con il fatto che questa zona sembra essere una terra di nessuno, dove comandano, di fatto, i predoni, i beduini. Certo è che, ad oggi, si può parlare veramente di una rete che impone ai sequestrati le violenze più terribili. Devo, però, anche spiegare i meccanismi che vengono messi in atto in questi sequestri, a scopo di estorsione. L’Eritrea è un Paese, da dove la gioventù tenta di fuggire e i motivi sono vari. Ad esempio, un servizio di leva obbligatorio impone a questi ragazzi – uomini e donne – di entrare sotto le armi giovanissimi, a 16 anni, e senza scadenza, quindi, senza avere una certezza del futuro. Molti tentato quindi di andare via, sostenuti dalle famiglie, che però poi affrontano serissimi problemi con le autorità, perché sono arrestati e debbono rispondere direttamente della fuga dei ragazzi. I giovani in fuga dall’Eritrea arrivano quasi tutti in Sudan. Alcuni di loro fanno sosta nel campo di Shagarab, gestito dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, e da questo campo diversi di loro poi escono nel giro di un paio di mesi, perché entrano in contatto con chi può consentire loro di continuare il viaggio. Questo passaggio viene fatto su base quasi sempre libera, ma anche spinti dalla disperazione. Alcuni di loro purtroppo cadono invece vittima dei predoni. Quando questo accade, per loro, si aprono le porte dell’inferno, perché vengono sequestrati, le famiglie vengono contattate e si richiede loro un riscatto. Si parla di cifre inaccessibili per loro e fintanto che questi soldi non arrivano, i giovani sono nelle mani di questa gente senza scrupoli. Alcuni di questi ragazzi sono stati vittime anche di espianti di organi. E’ un fenomeno, dunque, dalle connotazioni terribili, che l’Alto Commissario ha voluto sollevare, cercando anche sostegno da parte dei governi che dovrebbero, nella regione, collaborare di più per dare delle risposte concrete a questa situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Qual è il piano che l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati propone a questo punto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Chiediamo un’azione concreta da parte della comunità internazionale, che passa dal far pressione presso i governi locali, affinché prendano delle misure idonee, ma è anche necessario varare un progetto specifico di ricerca, perché tali fenomeni devono essere anche conosciuti, studiati e capiti per quello che sono. E’ inoltre necessario aumentare la sicurezza nei campi che ci sono nella zona tra Eritrea e Sinai, per sviluppare poi la capacità di chi opera in questi territori di avere delle attrezzature più adeguate per riuscire a dare delle risposte efficaci. Purtroppo risulta che in alcuni casi siano coinvolti in questi traffici anche le forze dell’ordine e gli stessi funzionari. Quindi, la cosa principale è che gli Stati si impegnino a far chiarezza su chi lucra su questa sciagura. Bisognerebbe poi andare anche oltre. Ci sono intere generazioni di eritrei che fuggono dal loro Paese. Bisognerebbe evitare che questa gioventù sia costretta ad andare via dal proprio Paese. Questa sarebbe l’azione più importante da fare: operare alla causa che genera questo spostamento forzato di migliaia e migliaia di giovani. (ap)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561641" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il presidente della "Catholic Health Association", suor Carol Keehan: Obama torni indietro sull’obiezione di coscienza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Negli Stati Uniti, si rafforza nel mondo cattolico, e non solo, l’opposizione alla decisione dell’Amministrazione Obama di obbligare le istituzioni sanitarie religiose ad includere nei loro piani assicurativi prodotti contraccettivi ed abortivi. Assieme alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, centinaia di ospedali e associazioni cattoliche si sono mobilitate per chiedere il rispetto della libertà religiosa e dell’obiezione di coscienza, tradite da questa disposizione contenuta nelle linee-guida della riforma sanitaria. Per un commento sulle ragioni di questa mobilitazione, &lt;b&gt;Alessandro Gisotti&lt;/b&gt; ha intervistato &lt;b&gt;suor Carol Keehan&lt;/b&gt;, presidente della “Catholic Health Association”, ente che dal 1915 riunisce gli operatori sanitari cattolici americani:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301127.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – This is the first time, on a federal level, in our Country, that we’ve had …&lt;br /&gt;Questa è la prima volta che a livello federale, nel nostro Paese, il governo dice alla Chiesa di dover acquisire qualcosa a cui la Chiesa da lungo tempo si oppone. Ed è anche la prima volta che si è arrivati a coniare questa definizione tanto riduttiva di “datore di lavoro religioso”. Da oltre due secoli, ospedali cattolici, scuole cattoliche e università cattoliche esistono sul suolo americano, e noi ci siamo sempre considerati ministri della Chiesa. E il fatto che il governo federale abbia improvvisamente modificato la definizione in “datore di lavoro religioso”, potenzialmente apre la strada a molte ingerenze nei riguardi delle nostre convinzioni morali. Dai tempi del nostro primo presidente, Thomas Jefferson, fino allo stesso presidente Obama, siamo sempre stati rassicurati sul rispetto della nostra libertà di coscienza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Ci può dire quali sono state le reazioni, i sentimenti dei componenti della “Catholic Health Association” – medici, infermieri, religiosi e laici – che lavorano presso gli ospedali cattolici?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – You know, I think the interesting thing is not only in Catholic hospitals …&lt;br /&gt;Vede, mi sembra che l’aspetto interessante sia che non soltanto negli ospedali cattolici, ma nella nostra stampa laica, perfino tra gente che ritiene che la contraccezione sia una cosa giusta e non aderisce alle posizioni della Chiesa in materia, perfino loro sono rimasti molto male per il fatto che il governo federale tenti di costringere le istituzioni ecclesiastiche a fare qualcosa che è palesemente contrario alla loro natura. Noi abbiamo detto: questa non è una decisione saggia; questa disposizione deve essere ripensata. Noi ci stiamo impegnando per far comprendere alle autorità che questa non è stata una buona mossa, e che è necessario ripensarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quale tipo di soluzione potrebbe essere accettabile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – There are probably three major avenues to look at. …&lt;br /&gt;Probabilmente, tre sono le possibili strade da intraprendere. La prima è trattare per far comprendere all’Amministrazione che questa non è una decisione utile: di questo devono convincersi. La seconda è la via della legislazione, con una firma finale del presidente; la terza è la via quella di una causa legale. Sono tutte opzioni aperte. Certo, sarebbe molto meglio trattare per risolvere la questione. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561728" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;I vescovi indiani: Chiesa al fianco di poveri ed emarginati&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La Chiesa dell’India si impegna a favore dei poveri, degli emarginati e dell’ambiente: questo il messaggio finale della 30ma Plenaria dei vescovi indiani, conclusasi ieri a Bangalore. Nel lungo documento, i presuli sottolineano l’importanza del “ruolo profetico della Chiesa quale contributo per un’India migliore” e ribadiscono: “Per lottare a favore di un Paese migliore, la Chiesa stessa deve diventare migliore”. Il servizio di &lt;b&gt;Isabella Piro:&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301181.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sono linee-guida per il futuro quelle che i vescovi tracciano a conclusione della loro Plenaria.  E al primo posto, pongono la necessità di guardare, sia all’interno che all’esterno della Chiesa, ad uno stile di vita semplice, “austero”, che insegni ai fedeli a contrastare “il consumismo sfrenato”, garantendo “trasparenza e responsabilità”. Di qui, la sottolineatura forte che i vescovi danno alla “conoscenza ed attuazione della Dottrina sociale della Chiesa, la quale rimarca la centralità della persona umana e l’impegno per il bene comune, puntando allo sviluppo umano integrale e alla creazione di una società giusta”. Quanto agli “attacchi alla Chiesa”, i presuli affermano che, malgrado ciò, essi continueranno “ad operare a favore degli svantaggiati e degli emarginati, coinvolgendo in questa missione anche medici, avvocati ed altro personale qualificato”, poiché è proprio “nel raggiungere gli ultimi della società che la Chiesa rappresenta il volto compassionevole di Cristo”. Altro punto centrale per la CBCI è “la sacralità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale”. Un principio che i presuli indiani, “dolorosamente consapevoli dei feticidi femminili”, si propongono “di inculcare” nei fedeli. Il documento finale della Plenaria affronta, poi, la questione educativa: innanzitutto, i presuli ricordano che la Chiesa in India ha costruito “una vasta rete di scuole e di università”, di cui il 59,3 % è situato in aree rurali, è frequentato dal 54% di studentesse e dal 71,7% di giovani di altre comunità religiose. In quest’ottica, quindi, i vescovi si impegnano ad utilizzare le istituzioni educative cattoliche “come agenti di trasformazione sociale, facendo sì che gli studenti assimilino quei valori etici e spirituali capaci di renderli cittadini al servizio del Paese in modo retto ed onesto”. Sullo stesso piano, la CBCI pone i servizi sanitari portati avanti dalla Chiesa e che includono “788 ospedali, numerosi dispensari e centri per malati mentali e terminali, lebbrosi, persone affette da tubercolosi e da Aids”. Si tratta, ribadiscono i presuli, di centri che curano la popolazione “a prescindere dal credo o dalla casta, al di là di ogni tipo di discriminazione”. Una lunga parte del messaggio viene quindi dedicata alla tutela dei poveri, degli emarginati, delle donne, dei bambini sempre più sfruttati, dei migranti, delle “vittime della tratta”, “di tutti coloro che vivono in una miseria disumana ed opprimente”: a tutti la Chiesa promette il proprio impegno “per la loro liberazione”, grazie anche all’aiuto delle organizzazioni non governative ed alla “cooperazione con lo Stato”, così da aiutarli ad “usufruire dei benefici e delle sovvenzioni nazionali”. In questo modo, “la Chiesa darà voce a chi è senza voce”. Soffermandosi, in particolare, sulla questione dei dalit, i vescovi indiani affermano che “la discriminazione per casta è contraria al Vangelo” e in quanto tale “va sradicata, ovunque essa persista”. “La Chiesa – si legge nel messaggio – compirà sforzi concertati per legittimare i dalit, lottando insieme a loro per l’uguaglianza dei diritti e dei benefici costituzionali che attualmente vengono loro negati sulla base della religione”. “A tutti i settori più deboli della società - continuano i vescovi - garantiamo che faremo il possibile per prepararli e portarli ad una posizione di leadership a livello locale, regionale e nazionale”. Un’altra questione cruciale affrontata dalla CBCI è quella della difesa dell’ambiente: “Siamo custodi del Creato di Dio – scrivono i vescovi – e dobbiamo usare le risorse per il bene di tutti, tenendo presente anche il nostro dovere nei confronti delle prossime generazioni”. Di qui, la messa in guardia contro “le miniere illegali, la deforestazione, l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e della terra che distruggono l’equilibrio ecologico”. Per questo, i presuli indiani incoraggiano “l’utilizzo delle fonti naturali di energia, dell’agricoltura biologica e dell’adeguato smaltimento dei rifiuti”. Non manca, poi, naturalmente, la pagina dedicata alla pace e alla riconciliazione: in questo senso, i presuli incoraggiano i fedeli laici e le comunità cristiane di base “ad intraprendere un dialogo di vita e di azione con persone di altre tradizioni religiose, lavorando in armonia per il bene comune della società”. Ovviamente, anche “i sacerdoti, i religiosi e le religiose” devono impegnarsi nella costruzione di un Paese migliore, così come i giovani, che devono mettere “il loro dinamismo e la loro vitalità” a servizio di tale “nobile impresa” Senza dimenticare la preghiera, poiché “non è solo con i nostri sforzi – affermano i vescovi – che potremo costruire un’India migliore”. E tale sarà il Paese in cui si riscontreranno gli ideali sanciti dalla Costituzione, conclude la CBCI, ovvero “la giustizia sociale, economica e politica; la libertà di pensiero, espressione, credo, fede e culto; la fraternità che assicura la dignità dell’individuo, insieme all’unità e all’integrità della nazione; l’uguaglianza di status e le pari opportunità”. Infine, la Chiesa indiana si affida alla Vergine Maria, Assunta in cielo il 15 agosto, giorno dell’Indipendenza del Paese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561697" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Italia: nel 2065 saranno oltre 14 milioni gli stranieri. La Caritas: urge riforma della cittadinanza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel 2065 gli stranieri in Italia potrebbero essere il 20% della popolazione. L’Ufficio Internazionale per le Migrazioni ha presentato uno studio sugli arrivi in Italia dal 1951 al 2011 dove emerge che l’integrazione è la vera sfida del futuro. &lt;b&gt;Alessandro Guarasci.&lt;/b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301162.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’Unità d’Italia la progressione della loro presenza nel Paese è stata notevole: nel 1861 c’erano 89 mila stranieri, oggi sono oltre quattro milioni e mezzo. E nel 2065 potrebbero arrivare ad essere oltre 14 milioni. In compenso c’è stato un crollo netto degli espatri degli italiani: ora sono meno di 50 mila l’anno. Per l’Oim, lOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel futuro dell’Italia c’è scritto la parola “immigrazione” e bisogna avviare una convivenza nelle pari opportunità. Il direttore dell’Ufficio per l’Italia &lt;b&gt;José Angel Oropeza&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Non credo che l’Italia sia un Paese dove si faccia una deliberata politica di respingimento. Certo, alcuni migranti che non possono stare nel territorio italiano devono andare via. L’Italia ha un programma di ritorno volontario assistito per migranti che sono in situazioni irregolari o che hanno perso il loro lavoro a causa della crisi e che ora vorrebbero rientrare nel proprio Paese”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la Caritas, comunque la vera sfida è riformare il percorso per la cittadinanza. Il responsabile del dossier immigrazione &lt;b&gt;Franco Pittau&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Alcune cose che andavano bene nel passato, quando la presenza straniera era quasi inconsistente, oggi non vanno più bene. Fortunatamente, c’è un movimento di idee, anche trasversali agli schieramenti politici, che man mano sta emergendo. Ci vorrà ancora pazienza, però credo che ci arriveremo, perché è nell’interesse dell’Italia, valorizzare le persone che nasceranno e moriranno nel suo territorio”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti nuovi italiani chiedono di cambiare la legge del ’92, basata principalmente sullo ius sanguinis.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561785" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Agenda digitale: parte l'iniziativa del governo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il ‘Progetto strategico Agenda digitale italiana’ è una delle principali novità del decreto ‘Semplifica Italia’, iniziativa strategica del Governo per l’informatizzazione della Penisola. Oggi la prima riunione, con il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Francesco Profumo, e Paolo Peluffo, sottosegretario per la Comunicazione e l’Editoria. &lt;b&gt;Massimo Pittarello&lt;/b&gt; ha chiesto a &lt;b&gt;Peter Kruger&lt;/b&gt;, esperto in materia di digitalizzazione ed ex consulente del ministro per le Telecomunicazioni quale è l’importanza di tale iniziativa.  &lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301065.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R. – E’ un primo passo molto importante. Importante anche solo dal punto di vista simbolico perché, finalmente, il termine “agenda digitale” entra nell’azione di governo. Questo l’avevamo già capito durante il discorso di insediamento del presidente Monti, al Senato. Bisogna andare un po’ oltre quello che è stato il modo di intendere il digitale fino ad oggi da parte della politica e, in particolare, da parte dei governi. Il government e le infrastrutture sono sicuramente importanti, però l’agenda digitale è qualcosa di un po’ più ampio ed ambizioso e, per certi versi, anche più semplice di una politica che si articola in iniziative sul government piuttosto che sul finanziamento delle infrastrutture della banda larga e così via. L’agenda digitale è, in primo luogo, uno statement sugli obiettivi che si dà un Paese, sui temi del digitale, partendo dalla consapevolezza che il digitale – in particolare l’economia e la cultura digitale – è un qualcosa che l’intero Paese è chiamato ad affrontare, non soltanto il governo o gli operatori di telecomunicazioni, ma tutti, dai cittadini alle imprese. E’ un’impresa che chiama tutto il Paese alla mobilitazione. Questo avviene, soprattutto, per un Paese come l’Italia, che da questo punto di vista è in forte ritardo. La prima cosa, quindi, è che ci facciamo un’agenda digitale, che stabilisca degli obiettivi validi per tutto il Paese e sui quali il Paese si possa mobilitare. Sono obiettivi che non riguardano solo il government o le infrastrutture della banda larga, ma anche le piccole imprese, i servizi che possono utilizzare, le medie imprese ed i servizi che possono utilizzare le grandi imprese ed i miglioramenti che possono apportare alla produzione piuttosto che all’erogazione dei servizi da una vera e propria adozione delle tecnologie digitali. Riguardano i cittadini, i consumatori, gli studenti, i giovani lavoratori. La seconda cosa di cui abbiamo disperatamente bisogno sono gli strumenti di valutazione più che le ricette specifiche. Una volta che vengono definiti gli obiettivi, dobbiamo avere anche degli strumenti che ci consentano di misurare effettivamente cosa sta accadendo, quanto ci stiamo avvicinando al raggiungimento degli obiettivi stessi. Abbiamo diffuso una quantità impressionante di lavagne elettroniche, nelle scuole, e questo viene utilizzato da molti come indicatore di grande penetrazione dell’alfabetizzazione digitale nelle scuole. Peccato, però, che se andiamo a vedere i tassi di utilizzo di queste lavagne, essi risultano essere molto bassi e quindi, evidentemente, quello non era un indicatore che aiutava molto. Abbiamo bisogno di strumenti che ci consentano di misurare il raggiungimento degli obiettivi e bisogna che questi strumenti siano messi in mano a soggetti che siano un po’ indipendenti. La terza cosa, che secondo me è davvero molto importante, è ascoltare le voci dei soggetti che sono realmente coinvolti nei processi di innovazione, di coloro che realmente fanno innovazione. Se rimettiamo la discussione nelle mani dei soliti professionisti dell’innovazione – che sono molti - rischiamo di avere un contributo non che non sia importante, ma comunque molto parziale.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;D. – Tra gli effetti immediati, si potrà avere uno snellimento della burocrazia italiana?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;R. – Sì, si potrà avere uno snellimento drammatico della burocrazia italiana. In questi giorni si parla molto di emergenza e di gestione dell’emergenza, ma molti problemi derivanti dall’emergenza-neve, si sarebbero potuti risolvere non con politiche dell’emergenza, ma con politiche banali di gestione ordinaria. Faccio un esempio: se oggi una persona, non in una giornata di emergenza ma in una qualsiasi normale giornata, va a fare la prenotazione per un viaggio in treno e ad acquistarne il biglietto, il sistema non fornisce nessun dato su quello che è lo stato dei treni. Cioè: posso comprare tranquillamente un biglietto di un treno, che però Trenitalia già sa essere in ritardo di 50 minuti o sa che magari è stato soppresso. Pensi questo che cosa implica dal punto di vista della gestione di una situazione di emergenza. Nel 2012 questa è una cosa inconcepibile, ed è peraltro una cosa semplicissima. C’è un altro ambito di semplificazione enorme, ed è dato dall’open government. Il fatto, cioè, che i cittadini possano accedere ai dati sull’attività della pubblica amministrazione è una vera e propria rivoluzione, perché permette veramente, ai cittadini, non solo di verificare ma anche di fornire feedback. Una cosa del genere, che riguarda tutte le informazioni inerenti la gestione della cosa pubblica, può essere un meccanismo di trasformazione potentissimo nella società in cui viviamo. (vv)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr3" target="_blank"&gt;Nella Chiesa e nel mondo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561629" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Siria: il patriarca Gregorios III chiede preghiera e solidarietà per i Paesi arabi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Nelle tragiche situazioni attuali dei nostri Paesi arabi, soprattutto in Siria, invitiamo i nostri sacerdoti e fedeli a fare di questo tempo di Quaresima un tempo di preghiera e d’intercessione, di penitenza per la pace, la solidarietà, l’unità e la concordia, per il dialogo e il rispetto tra tutti i cittadini”. È quanto scrive Gregorios III, patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme, nella sua Lettera per la Quaresima 2012. Il patriarca greco-melchita - riferisce l'agenzia Sir - invoca su tutti i Paesi arabi la protezione di Dio ed esorta sacerdoti e fedeli a impegnarsi per “riscoprire la gioia dell’esperienza cristiana”. “La nuova evangelizzazione - scrive Gregorios III - è l’incoraggiamento di cui hanno bisogno le comunità stanche. La vita spirituale e il suo approfondimento sono mezzi efficaci per superare le malattie moderne”. In particolare il patriarca invita, in questa Quaresima, a riscoprire la dimensione del silenzio: “È importante educare le nuove generazioni al silenzio e alla calma, soprattutto nelle loro attività; è importante, anche, insistere sull’ascesi cristiana, sulla mistica e la mortificazione”. Ai giovani seminaristi, invece, il patriarca consiglia di “far crescere l’intimità e la familiarità con Cristo e la Parola di Dio”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561663" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Egitto: ad Alessandria espulsione forzata di 62 famiglie copte da parte dei salafiti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; I musulmani radicali stanno cercando di svuotare un villaggio della sua popolazione copta – composta da 62 famiglie – vicino ad Alessandria, sulla base di accuse non fondate contro un copto. I copti di Kobry-el-Sharbat (el-Amerya) sono stati attaccati il 27 gennaio scorso da una folla di circa tremila islamici guidati da leader salafiti che hanno dato fuoco a case e negozi dei copti. La violenza è nata dalle accuse di un barbiere musulmano, Toemah, che affermava che un sarto copto di 34 anni, Mourad Samy Guirgis, aveva sul suo cellulare foto “illecite” di una donna musulmana. Mourad ha negato le accuse, e si è consegnato alla polizia temendo per la sua vita. I musulmani hanno dato fuoco alla sua casa e al suo negozio, e tutta la sua famiglia è stata obbligata a lasciare il villaggio. Mourad è ancora sotto custodia della polizia. Da allora si sono svolti tre “incontri di riconciliazione” nel quartier generale della polizia a el-Amerya, a cui hanno partecipato rappresentanti della Chiesa copta, dei salafiti e dei Fratelli musulmani. Secondo la polizia, la donna interessata ha negato l’intera storia, e sul cellulare di Mourad non sono state trovate foto compromettenti di nessun genere. Ma i radicali musulmani sostengono che “l’onore musulmano è stato danneggiato”, e nel primo incontro hanno rifiutato ogni tipo di risarcimento per i copti che sono rimasti vittime innocenti della violenza. Il 30 gennaio una folla di islamici ha attaccato di nuovo il villaggio di Kobry- el-Sharbat per la seconda volta, dando fuoco a tre case cristiane, sotto gli occhi delle forze di sicurezza. In seguito i rappresentanti islamici hanno chiesto che un ricco mercante copto, Soliman, fosse cacciato dal villaggio, accusando lui e i suoi figli di aver sparato in aria mentre gli bruciavano la casa. La famiglia del mercante nega che ci siano stati spari, e nessuno è rimasto ferito. La polizia ha spiccato comunque un mandato di arresto per i figli di Soliman. Il 1° febbraio in un “incontro di riconciliazione” è stato chiesto che un altro numero di famiglie copte fosse cacciato dal villaggio e la vendita coatta dei beni di Soliman, sotto la supervisione dello sceicco salafita Sherif el-Hawary. In caso contrario Kobry el-Sharbat sarebbe stato attaccato di nuovo, e le case copte bruciate totalmente. Soliman ha firmato l’accordo, definito da padre Boktor, che ha presenziato all’atto, “una completa ingiustizia”. Soliman ha accettato solo per evitare altri danni ai copti. Magdy Khalil, capo del Middle East Freedom Forum, ha dichiarato che gli “incontri di riconciliazione” erano totalmente illegali, e che è evidente la complicità delle autorità dello Stato egiziano, e ha incitato i copti a tornare alle loro case. “Se accettiamo questo, apriremo le porte a una valanga di espulsioni forzate”. E l’espulsione forzata è un crimine secondo la legge internazionale. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561630" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Iraq: il nunzio per l'esodo dei cristiani chiede al governo "sforzi congiunti"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Sforzi congiunti per ridurre al minimo il fenomeno dell’emigrazione di famiglie da Baghdad e da Mosul”. È quanto ha chiesto il nunzio apostolico in Iraq e Giordania, mons. Giorgio Lingua, nel corso di un incontro, svoltosi lunedì scorso nella capitale irachena, con il ministro della Pianificazione, Ali Yousif al-Shukri. Secondo l’agenzia Aswat al Iraq, rilanciata dal sito Baghdadhope, il ministro ha espresso la sua preoccupazione per la condizione dei cristiani in Iraq, passati dal 5% del 1977 a meno dell’1% di oggi. Tuttavia - riporta l'agenzia Sir - al-Shukri ha tenuto a precisare che il terrorismo non è diretto solo contro i cristiani ma contro tutti gli strati della popolazione irachena. Dal canto suo il nunzio ha confermato che il Vaticano, lungi dall’essere una potenza economica, è pronto ad essere un alleato dell’Iraq. Sempre il 6 febbraio il ministro della Pianificazione ha incontrato anche l’ambasciatore italiano in Iraq, Gerardo Carante, per discutere delle relazioni bilaterali. Carante, secondo l’agenzia Aswat al Iraq, ha annunciato il prestito di mezzo miliardo di euro per sostenere le infrastrutture e lo sviluppo umano del Paese. Carante ha inoltre messo in evidenza che il 10% del prestito coinvolgerà i cristiani. Il prestito sarà rimborsato in 8 anni e destinato a programmi abitativi anche per i cristiani più poveri, alla costruzione di un porto, di un’università ad Ankawa e ai beni culturali. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561631" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Terra Santa: leader religiosi condannano la profanazione del monastero greco-ortodosso&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa, in una nota, condanna gli atti di profanazione e le scritte sul monastero greco-ortodosso di Gerusalemme, avvenuti la notte tra il 6 e il 7 febbraio. Il Consiglio, afferma la nota a firma del Gran Rabbinato di Israele, del Ministero del Waqf e degli affari religiosi dell‘Autorità palestinese e dei Capi delle chiese locali in Terra Santa, “invita le persone di tutte le confessioni, cristiani, ebrei e musulmani, a rispettare tutti i Luoghi santi e gli spazi delle tre religioni, e deplora fortemente il comportamento degli estremisti che sfruttano o coinvolgono i Luoghi sacri in un conflitto politico e territoriale”. Gli slogan anti-cristiani, secondo la radio militare israeliana, potrebbero essere opera di coloni di estrema destra che negli ultimi mesi, avrebbero allo stesso modo profanato anche diverse moschee in Cisgiordania. Sempre la stessa notte, a Gerusalemme, scritte anti-arabe sono state tracciate anche sulle pareti di una scuola dove studiano insieme bambini israeliani e palestinesi. In passato slogan anti-cristiani erano comparsi anche in un cimitero greco-ortodosso di Jaffa, alla periferia di Tel Aviv. (R.P.)&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561805" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Grecia. Trovato l'accordo per salvare il Paese dalla bancarotta&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In Grecia è stato raggiunto l'accordo sulle misure di austerità proposte dalla Troika - composta da Unione Europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea - per sbloccare gli aiuti da 130 miliardi di euro ad Atene e impedire la bancarotta del Paese. Le misure ammonterebbero a 300 milioni di euro e riguarderebberi tagli alla spesa pubblica. L'accordo è stato raggiunto dai tre partiti che sostengono il governo Papademos. Forti le tensioni in tutto il Paese. All’accordo con i creditori internazionali, i sindacati greci rispondono con uno sciopero generale di 48 ore a partire da domani mentre arrivano gli ultimi dati drammatici sulla disoccupazione che per la prima volta colpisce oltre il milione di persone, salendo dal 18,2% al 20,9%. Per quanto riguarda i giovani, il tasso dei senza lavoro tocca il 48%: quasi un giovane su due è disoccupato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561740" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Indonesia: Centro studi musulmano invita a proteggere le chiese dai gruppi radicali islamici&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Salvare le chiese cristiane in Indonesia dall’influenza e dagli attacchi dei gruppi radicali islamici è necessario ed è possibile: è quanto afferma un nuovo rapporto pubblicato dalla “Paramadina Foundation”, organizzazione musulmana della società civile, impegnata a promuovere la tolleranza religiosa. La ricerca, titolata “La controversia sulle chiese nella Grande Jakarta” e pervenuta all’agenzia Fides, getta una luce sui fattori che generano relazioni interreligiose costruttive, analizzando le situazioni in cui le chiese cristiane non solo hanno ricevuto il permesso di edificazione ma che, una volta costruite, sono divenute un fattore di arricchimento e di socializzazione positiva per l’intera società. Il rapporto si riferisce alla nota controversia della Yasmin Church, della Chiesa Presbiteriana, che ha ricevuto la licenza di edificazione a Bogor ma che, per l’opposizione dei gruppi estremisti islamici, non è stata ancora costruita. L’area di riferimento è la megalopoli Giakarta, fatta di grandi sobborghi come Bogor e Bekasi, dove prosperano i gruppi radicali islamici. Le storie di successo raccontate nel Rapporto – che illustra 13 casi – indicano tre fattori cruciali: il primo fattore è il sostegno da parte del governo locale e della polizia. Nel caso della “Terang Hidup Church” (sempre dei cristiani Presbiteriani) a Giakarta, la polizia locale ha facilitato il dialogo tra il comitato di costruzione della chiesa e i gruppi che vi si opponevano. Il secondo fattore è il supporto dalle élites religiose. Ad esempio, nel caso della chiesa di San Mikael a Bekasi, il comitato di costruzione della chiesa ha ottenuto il sostegno di un leader musulmano locale, che godeva di grande fiducia nella comunità circostante. L'approccio avviato e i buoni rapporti hanno permesso al progetto di avere un esito positivo. Il terzo fattore è un ampio dialogo con la comunità musulmana della zona, per sottolineare che la chiesa “non serve al proselitismo verso i musulmani, ma per far sì che i cristiani della zona possano avere un legittimo luogo di culto”. Per esempio, quando la chiesa di S. Alberto a Bekasi era in costruzione, la commissione edilizia ha invitato le comunità vicine, i funzionari del governo locale e la polizia, ad una serie di incontri. Questo approccio ha convinto le comunità locali a non ostacolare la costruzione della chiesa. “Questi tre fattori fondamentali per preservare le buone relazioni tra maggioranza e minoranze religiose – spiega il Rapporto – dovrebbero essere ampiamente pubblicizzati. Lo schema, inoltre, potrebbe essere applicato alla creazione di moschee in comunità a maggioranza cristiana”. Il testo inviato a Fides conclude: “Il governo centrale dovrebbe imparare da questa ricerca come mitigare i conflitti causati dalla costruzione delle chiese e a difendere la Costituzione indonesiana, che garantisce la libertà religiosa”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561628" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Usa: censurata una lettera dell’Ordinario militare su aborto e libertà di coscienza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Una violazione del diritto alla libertà di parola e di religione sancito dal Primo Emendamento”: con queste parole l’ordinario militare degli Stati Uniti, mons. Timothy Broglio, ha commentato il divieto fatto dall’Ufficio di coordinamento dei cappellani delle Forze Armate americane, di leggere un suo messaggio pastorale sul tema dell’aborto e della libertà di coscienza. La lettera, inviata il 26 gennaio scorso a tutti i cappellani cattolici, riguarda la controversa decisione dell’Amministrazione Obama di obbligare tutte le strutture ospedaliere americane, comprese quelle cattoliche, a fornire contraccettivi e prodotti abortivi nei propri programmi sanitari. Un provvedimento – come è noto - al centro di un vivace dibattito in queste settimane con l’episcopato  che lo considera fondamentalmente lesivo della libertà di coscienza. La missiva fa appunto una serie di considerazioni critiche, richiamando la necessità di salvaguardare i valori fondamentali della tutela della vita e della libertà di coscienza. Il fatto di averne vietato la lettura nelle caserme, dichiara mons. Broglio in una nota fatta pervenire all’agenzia Cns, è “una violazione del diritto alla libertà di parola e al libero esercizio  della religione, così come dei diritti di tutti i cappellani militari e dei loro fedeli”. Nella nota il presule precisa anche di avere avuto un incontro con il Segretario generale dell’Esercito John McHugh che ha convenuto che il divieto è stato “un errore”. Mons. Broglio ha da parte sua accettato la proposta di eliminare dalla lettera la frase “Non possiamo rispettare e non rispetteremo questa legge ingiusta”, in quanto potrebbe suscitare malintesi ed essere interpretata come un’istigazione alla guerra civile. &lt;b&gt;(A cura di Lisa Zengarini)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561687" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Congo: i missionari denunciano la crisi di legittimità delle istituzioni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le istituzioni della Repubblica Democratica del Congo rischiano di trovarsi di fronte a una crisi di legittimità a seguito delle controversie relative sia alle elezioni presidenziali, vinte dal presidente uscente Kabila, sia a quelle legislative. È quanto afferma una nota inviata all’agenzia Fides dalla “Rete Pace per il Congo”, promossa dai missionari che operano nel Paese. Dopo che la Commissione elettorale nazionale Indipendente (Ceni) ha pubblicato i risultati provvisori delle elezioni legislative del 28 novembre, avvertono i missionari, sembra che “tutto si sta svolgendo come se si trattasse di elezioni perfettamente normali e regolari, senza tener conto dei molti errori, delle numerose irregolarità e dei molteplici brogli elettorali constatati, sia a livello delle legislative che delle presidenziali, essendo entrambe state organizzate nello stesso giorno e nelle stesse circostanze”. “Il popolo congolese – prosegue la nota – è ben consapevole che un presidente della Repubblica manca di legittimità quando i risultati pubblicati non corrispondono esattamente a quelli espressi nelle urne. La stessa cosa vale anche per i deputati eletti in simili circostanze”. La Rete Pace per il Congo osserva poi che “la crisi di legittimità, del tutto evidente per quanto riguarda la maggioranza presidenziale, può intaccare anche l’opposizione”. In realtà, concludono, “è difficile sapere chi ha vinto e chi ha perso le presidenziali”. La Rete Pace per il Congo sottolinea che “probabilmente”, solo un nuovo conteggio dei voti potrebbe risolvere la controversia e dare legittimità alle istituzioni. (A.G.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561656" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Sud Sudan: aggredito a Juba un giornalista di Radio Bakhita&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un giornalista dell’emittente radiofonica cattolica ‘Radio Bakhita’ è stato aggredito da uomini della sicurezza a Juba, nella capitale del Sud Sudan, paese indipendente dallo scorso luglio. “Stava lavorando, registrando i lavori nell’aula del Parlamento dalla solita postazione che utilizziamo per questo genere di cose, quando sono arrivati e gli hanno chiesto di lasciare la sala”, ha raccontato all’agenzia Misna padre José Vieira da Silva, direttore dell’emittente all’indomani dell’aggressione. Mading Ngor, questo il nome del reporter, ha cercato di spiegare cosa stava facendo ma in quattro lo hanno aggredito. Questa è solo l’ultima in termini di tempo ai danni di un operatore dell’informazione. Di “segnali preoccupanti” parla anche il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) che denuncia “l’assenza di un chiaro meccanismo di censura o controllo, che unita alla mancanza di una legge sui media consente alle forze di sicurezza di fare arresti sommari”. La Misna riporta anche le parole di Nhial Bol, direttore del ‘The Citizen’, principale quotidiano di Juba:  "a volte basta che qualche ministro sia incollerito da un articolo, perché decida di mandare una perquisizione, faccia chiudere il giornale". (D. D.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561688" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Panama: mons. Lacunza mediatore fra governo e indigeni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il presidente della Conferenza episcopale di Panama, mons. José Luis Lacunza, vescovo della diocesi di David, è riuscito nella sua missione di mediatore tra il governo e il gruppo indigeno di etnia Ngäbe Bugle, facendo firmare un accordo di pace che mette fine alle violenze dei giorni scorsi, con morti e feriti. Il conflitto è nato in quanto gli indigeni chiedevano delle garanzie giuridiche per le loro terre ancestrali, in modo che la nuova legge mineraria limiti l’estrazione delle risorse minerarie e rispetti le risorse idriche. Una persona è morta e almeno 46 sono rimaste ferite in seguito agli scontri verificarisi il 5 febbraio tra polizia e manifestanti indigeni, nelle vicinanze della missione degli Agostiniani Recolletti a Bocas del Toro. I manifestanti in precedenza avevano bloccato la strada principale del Paese, cui erano seguiti gli scontri con le forze dell’ordine. Secondo le informazioni raccolte dall'agenzia Fides, sia il governo che i leaders dei manifestanti avevano accettato di dialogare solo con la mediazione della Chiesa cattolica, e ieri è stata diffusa la notizia che mons. José Luis Lacunza Maestrojuán aveva letto nella scuola rurale locale San Lorenzo, sede dei colloqui, a circa 400 chilometri dalla capitale, l'accordo che ha restituito la pace a quella zona. La capo degli Ngäbe Bugle, Silvia Carrera, che ha guidato la protesta, prima di firmare il documento ha dichiarato: "non abbiamo ancora raggiunto niente, il popolo indigeno Ngäbe sta lottando da più di 500 anni, e questo ci ha spinto a non credere nelle autorità, ma oggi vogliamo tutti andare tranquilli a casa, con la speranza di vedere realizzate le promesse dello Stato". Il Ministro panamense della Presidenza, Demetrio Papadimitriu, da parte sua, ha ringraziato mons. Lacunza per aver gestito la mediatore, e ha manifestato il dolore del governo nazionale per la morte del giovane Jeronimo Rodriguez, avvenuta durante gli scontri. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561692" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Galles: documento ecumenico sul "consenso presunto" nei trapianti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il consenso informato è condizione previa di libertà, perché il trapianto abbia la caratteristica di un dono e non sia interpretato come un atto coercitivo o di sfruttamento. Un articolo dell’Osservatore Romano ricorda quanto sottolineano, in un documento congiunto, dai leader della Chiesa in Galles: l’arcivescovo cattolico di Cardiff George Stack, l’arcivescovo anglicano di Galles Barry Morgan e l’archimandrita della missione ortodossa orientale del Galles, Deiniol — che esprimono profonde perplessità sulla proposta del Governo di introdurre, nella normativa sulla donazione dei tessuti e degli organi, la regola del «consenso presunto». Il Governo ha, infatti, pubblicato a novembre un «libro bianco» sulle proposte legislative sulla donazione di tessuti e di organi e una consultazione pubblica è continuata fino alla fine di gennaio. I presuli sollecitano quindi il Governo a riesaminare la proposta e chiedono un organismo indipendente per condurre una consultazione aperta. Deve valere sempre come criterio primario — ricordano i presuli del Galles — il rispetto per la vita del donatore e dunque che il prelievo di organi sia consentito solo in condizioni di morte accertata con criteri rigorosi. Nel documento congiunto viene anche sottolineato che l’atto d’amore espresso con il dono dei propri organi vitali permane come «una genuina testimonianza di carità». I presuli – spiega sempre l’Osservatore Romano - evidenziano che «la legge ha bisogno di affermare, senza ambiguità, se i parenti saranno in grado di negare l’autorizzazione per l’espianto di organi». Questo è un aspetto centrale della normativa che va chiarito in quanto, mentre l’alto tasso di donazioni volontarie parla di una diffusa «cultura di generosità», un sistema di «presunto consenso» sarebbe trasformare la donazione in un’azione predeterminata attraverso automatismi legislativi. «Il modo più efficace — affermano ancora i presuli — per aumentare il tasso di donazione di organi e di accordo alla donazione dopo la morte da parte dei familiari è quello di incoraggiare le persone a firmare il cosiddetto “Registro di donazione organi””. Occorre però anche porre la questione all’attenzione dei parenti e delle persone più vicine. I firmatari del documento congiunto fanno quindi riferimento alla scienza che, in questi anni, ha compiuto ulteriori progressi nell’accertare la morte del paziente. I risultati raggiunti è importante che ricevano il consenso dall’intera comunità scientifica. In un ambito così complesso come quello delle donazioni di tessuti e di organi, non può esserci, infatti, il minimo sospetto di arbitrio: deve sempre «prevalere il principio di precauzione» dove la certezza ancora non fosse raggiunta. (D.D.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561627" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Terra Santa: concluso a Gerusalemme il Congresso dei commissari francescani&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Operare come dei «ponti» che costruiscono relazioni efficaci tra le Chiese locali, i vescovi e la Chiesa madre di Gerusalemme, presentando le necessità delle comunità cristiane di Terra Santa e sollecitando tutti a sostenerle e a dare speranza al loro futuro: è l’invito rivolto da padre José Rodríguez Carballo, ministro generale dell’Ordine francescano dei frati minori, nell’intervento conclusivo del terzo Congresso internazionale dei commissari di Terra Santa, svoltosi dal 30 gennaio al 4 febbraio al convento di San Salvatore a Gerusalemme. Il ministro generale – riferisce L’Osservatore Romano - ha sollecitato i commissari a coltivare rapporti significativi con la Custodia, attraverso visite periodiche e collaborando con le sue istituzioni per far fiorire vocazioni per la Terra Santa, e a curare le relazioni con il ministro provinciale e con i confratelli della Provincia, coinvolgendoli nel servizio alla Custodia e nell’attività dei commissariati. «E in ogni caso - ha sottolineato - emerga sempre lo stile francescano, che deve permeare le relazioni, la comunicazione, la gestione economica, la promozione delle vocazioni». Padre Rodríguez Carballo ha indirizzato ai commissari alcune esortazioni che - si legge nella sintesi della giornata pubblicata sul sito Custodia Terrae Sanctae - «debbono porsi come una sorta di decalogo programmatico nello svolgimento della loro delicata e preziosa missione». In particolare, e prima di ogni altra cosa, il ministro ha sollecitato i commissari ad amare Gesù e la Parola di Dio e ad assumere il Vangelo come regola e vita, trovando così la via e il significato autentico dell’amore per la Terra Santa, che si offre ai credenti come il “quinto Vangelo”. Compito dei commissari è di sostenere la Custodia e di far conoscere ovunque l’opera dei francescani in Medio Oriente a favore dei luoghi santi, delle “pietre vive” della Chiesa madre di Gerusalemme e dei pellegrini, dell’apertura ecumenica e interreligiosa, dello sviluppo culturale, scientifico ed educativo della regione. Per questo i commissari dovranno curare particolarmente l’organizzazione e l’animazione dei pellegrinaggi, il cui scopo principale è l’incontro con Cristo nella sua terra e la lettura delle sacre Scritture in situ, diventando così occasione di nuova evangelizzazione, di riscoperta della fede e di incontro con la diversità. È quindi necessario che i commissari aggiornino adeguatamente la loro preparazione in campo biblico, archeologico e teologico, facendo sì che il pellegrinaggio diventi un’esperienza di fede, di scienza e di cultura. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561657" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Comunione Anglicana: no a misure speciali per chi è contrario alle donne vescovo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nessuna misura speciale per garantire ai fedeli contrari all’ordinazione delle donne vescovo di poter contare su un vescovo uomo. Il Sinodo della “Chiesa di Inghilterra”, riunito a Londra, ha deciso di bocciare la proposta dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, e di quello di York, John Sentamu, che avrebbero voluto garantire alle parrocchie contrarie all’ordinazione delle donne vescovo di poter automaticamente essere amministrate da un vescovo uomo, perlomeno per alcuni settori della loro vita. Il suggerimento dei due leader di questa chiesa - riferisce l'agenzia Sir - era già stato rifiutato dal sinodo nel luglio 2010, ma è stato riproposto ieri pomeriggio in una mozione con la speranza che la nuova composizione dell’organo, che guida questa chiesa e che è stato rieletto da poco, portasse a una decisione diversa. La legislazione, che apre la via alle donne vescovo e sulla quale si lavora dal 2000, è già stata approvata da 42 diocesi su 44 e manca soltanto il voto favorevole del sinodo del prossimo luglio perché possa diventare realtà. Chi è contrario alle donne vescovo avrebbe voluto poter avere un accesso automatico a vescovi uomini. Nei mesi scorsi decine di pastori e centinaia di fedeli hanno deciso di passare alla Chiesa cattolica, grazie all’ordinariato avviato dalla costituzione “Anglicanorum coetibus” approvata da Benedetto XVI, proprio perché contrari all’ordinazione delle donne vescovo. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561661" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Mons. Crociata: gli esercizi spirituali tempo privilegiato per essere educati al Vangelo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “La santità non è prerogativa di un’età, ma plasma tutte le età in misura conforme alle possibilità umane che ciascuna di esse è in grado di raggiungere”. Sono le parole – riportate dall’agenzia Sir – di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenuto ieri pomeriggio al convegno della Fies, Federazione italiana esercizi spirituali. Il presule ha sottolineato che la santità “non cessa mai di crescere, poiché non è una condizione statica conseguita una volta per tutte, ma una relazione interpersonale nello spazio della vita trinitaria il cui perfezionamento non ha mai fine”. Quindi per mons. Crociata gli esercizi spirituali “stanno sempre a ricordarci che il discernimento sulla nostra vita e sul nostro tempo non è compiuto una volta per tutte, poiché ad ogni passo si pone la domanda circa la volontà di Dio su di me e su questo tempo”. Mons. Crociata ha messo in evidenza la perenne attualità degli esercizi spirituali, che possono essere considerati a pieno titolo “un tempo privilegiato di educazione alla vita buona del Vangelo”. “Guardare al modello adulto – ha aggiunto - compiutamente realizzato per quanto è nelle possibilità umane trasformate dalla grazia, è la prima condizione per porre in atto un progetto educativo cristiano rispondente alle sue attese e alle sue finalità”. (D. D.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4386&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=d47d2076d98d22d&amp;amp;pct=56d19d51d101116&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561716" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Per l'emergenza neve saltano i primi appuntamenti ecclesiali&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Una serie di appuntamenti rimandati o annullati. Le previsioni meteo per questo fine settimana hanno portato numerosi uffici diocesani e enti a rimandare le iniziative in calendario. La diocesi di Roma - riferisce l'agenzia Sir - comunica che “a causa delle previsioni meteorologiche che indicano per le giornate di venerdì e sabato prossimi la probabilità di nevicate anche sulla città di Roma”, la celebrazione diocesana per la Giornata mondiale del malato che avrebbe dovuto tenersi alle ore 11 di sabato 11 febbraio nella basilica di San Giovanni in Laterano è rinviata a data da destinarsi. Una serie corposa di appuntamenti annullati anche nell’arcidiocesi di Modena -Nonantola doive sono saltati gli incontro per gli educatori di pastorale giovanile, la veglia di San Valentino, per i fidanzati, la Giornata del Malato. Anche la Libreria Editrice Vaticana comunica che l’incontro de “I Venerdì di Propaganda” del 10 febbraio prossimo è annullato e che l’appuntamento è rimandato a mercoledì 22 febbraio per l’appuntamento seguente in cui Neria De Giovanni incontrerà Ettore Gotti Tedeschi autore del volume “Le ragioni dell’economia” edito dalla Lev. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LVI no. 40&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="95" scrolling="no" src="http://www.radioclassique.fr/fileadmin/player/player_deporte_big.html" width="265"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Leo d'Alessandro&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3367542329645170067-7573452730933245052?l=dalessandroleo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/feeds/7573452730933245052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3367542329645170067&amp;postID=7573452730933245052&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/7573452730933245052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3367542329645170067/posts/default/7573452730933245052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dalessandroleo.blogspot.com/2012/02/radio-vaticana-gr-del-922012.html' title='RADIO VATICANA - GR del 9/2/2012'/><author><name>Leo d'Alessandro</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_GmftAkZIiYM/TIDxIXgVLgI/AAAAAAAAAgo/Je50aPplDrg/S220/Foto+tessera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3367542329645170067.post-8032549409895952079</id><published>2012-02-08T22:00:00.000+01:00</published><updated>2012-02-08T22:00:00.128+01:00</updated><title type='text'>RADIO VATICANA - GR del 8/2/2012</title><content type='html'>&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561399" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa all'udienza generale: Dio non ci abbandona mai, come Gesù sulla croce affidiamo a Lui il nostro dolore&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sull’esempio di Cristo, “davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel nostro cuore”. Sono le parole del Papa all’udienza generale di oggi in Aula Paolo VI, dedicata alla preghiera di Gesù di fronte alla morte. Il servizio di &lt;b&gt;Giada Aquilino&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300993.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripercorrendo gli ultimi istanti della vita terrena di Gesù, le sei ore di Cristo sulla croce, il Papa ha proposto una riflessione sul buio di quei momenti e sul grido di Gesù: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Benedetto XVI si è soffermato sulla preghiera di Gesù morente, riportata dai due evangelisti Marco e Matteo sia in greco, “in cui è scritto il loro racconto”, sia “in una mescolanza di ebraico ed aramaico”, per tramandarne non soltanto il contenuto, ma persino “il suono che tale preghiera ha avuto sulle labbra di Gesù”: ascoltiamo, dunque, “realmente le parole di Gesù come erano”, ha notato il Santo Padre. Cristo, di fronte agli insulti dei presenti alla crocifissione, che non compresero o non vollero comprendere la preghiera di Gesù - ha ricordato Benedetto XVI - e “davanti al buio che cala su tutto”, con il grido della sua preghiera “mostra che, assieme al peso della sofferenza e della morte in cui sembra ci sia l’abbandono, l’assenza di Dio, Egli ha piena certezza della vicinanza del Padre, che approva questo atto supremo di amore, di dono totale di Sé, nonostante non si oda, come in altri momenti, la voce dall’alto”. Nel momento di angoscia, la preghiera diventa un grido: “questo -  ha sottolineato il Papa - avviene anche nel nostro rapporto con il Signore”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel nostro cuore, non dobbiamo avere paura di gridare a Lui la nostra sofferenza”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel momento “dell’ultimo rifiuto degli uomini, nel momento dell’abbandono”, Gesù prega “nella consapevolezza della presenza di Dio Padre” anche in quest’ora in cui sente il dramma umano della morte”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“E’ importante comprendere che la preghiera di Gesù non è il grido di chi va incontro con disperazione alla morte, e neppure è il grido di chi sa di essere abbandonato. Gesù in quel momento fa suo l’intero Salmo 22, il Salmo del popolo di Israele che soffre, e in questo modo prende su di Sé non solo la pena del suo popolo, ma anche quella di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male e, allo stesso tempo, porta tutto questo al cuore di Dio stesso nella certezza che il suo grido sarà esaudito nella risurrezione: «il grido nell'estremo tormento è al contempo certezza della risposta divina, certezza della salvezza – non soltanto per Gesù stesso, ma per ‘molti’ »”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella preghiera di Gesù sono racchiusi “l’estrema fiducia e l’abbandono nelle mani di Dio, anche quando sembra assente, anche quando sembra rimanere in silenzio, seguendo un disegno a noi incomprensibile”. Quello di Gesù è “un soffrire in comunione con noi e per noi, che deriva dall’amore e già porta in sé la redenzione, la vittoria dell’amore”. Nel momento estremo, quindi, Gesù “lascia che il suo cuore esprima il dolore, ma lascia emergere, allo stesso tempo, il senso della presenza del Padre e il consenso al suo disegno di salvezza dell’umanità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Anche noi ci troviamo sempre e nuovamente di fronte all’«oggi» della sofferenza, del silenzio di Dio - lo esprimiamo tante volte nella nostra preghiera - ma ci troviamo anche di fronte all’«oggi» della Risurrezione, della risposta di Dio che ha preso su di Sé le nostre sofferenze, per portarle insieme con noi e darci la ferma speranza che saranno vinte”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti nella preghiera - ha aggiunto il Pontefice - “portiamo a Dio le nostre croci quotidiane, nella certezza che Lui è presente e ci ascolta”. Un concetto ripetuto anche nei saluti finali nelle varie lingue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Il grido di Gesù ci ricorda come nella preghiera dobbiamo superare le barriere del nostro 'io' e dei nostri problemi e aprirci alle necessità e alle sofferenze degli altri. La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, che sono nel dolore, che non hanno una parola di conforto, preghiamo tutto questo al cuore di Dio perché anch’essi possano sentire l’amore di Dio che non ci abbandona mai”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Congedandosi dai pellegrini giunti in Aula Paolo VI, il Pontefice ha salutato tra gli altri i padri Stimmatini che celebrano il 36° Capitolo Generale e religiose, insegnanti e studenti dell’Istituto “San Francesco di Sales” di Roma, con i sacerdoti che partecipano alla settimana di studio promossa dall’Ateneo della Santa Croce sul tema del ministero pastorale della direzione nei Seminari. Tra i presenti, anche una colorata delegazione in maschera del Coordinamento del Carnevale Veronese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561460" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Papa invita alla solidarietà per le persone colpite da neve e gelo. In Europa oltre 450 vittime&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; L'Europa continua ad essere flagellata dal maltempo. Al termine dell’udienza generale in Vaticano, Benedetto XVI ha espresso vicinanza alle popolazioni colpite dall’emergenza gelo che ha provocato, finora, la morte di almeno 450 persone. Il servizio di &lt;b&gt;Amedeo Lomonaco&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301013.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle ultime settimane, ha ricordato il Papa, “un’ondata di freddo e di gelo si è abbattuta su alcune regioni dell’Europa”, provocando centinaia di morti, “forti disagi e ingenti danni”: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Desidero manifestare la mia vicinanza alle popolazioni colpite da così intenso maltempo, mentre invito alla preghiera per le vittime e i loro familiari. Al tempo stesso incoraggio alla solidarietà affinché siano soccorse con generosità le persone provate da tali tragici eventi”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ucraina e Polonia restano i Paesi più colpiti, con oltre 200 morti, nella maggior parte dei casi per assideramento. La situazione è critica anche in Romania, Repubblica Ceca e Lituania. A perdere la vita sono soprattutto anziani e senzatetto, o automobilisti rimasti coinvolti in incidenti stradali causati dal ghiaccio. In diversi Paesi, sono state allestite migliaia di tende per offrire un pasto e bevande calde. Ma sono ancora molte le località non raggiungibili. In Serbia, quasi 70 mila persone sono rimaste isolate e in Bosnia centinaia di villaggi sono sommersi dalla neve. La situazione è critica anche in diversi Paesi dell’Europa occidentale. In Italia, dove sono morte almeno 40 persone a causa del freddo dall’inizio dell’emergenza, è prevista nel fine settimana una nuova perturbazione caratterizzata da aria gelida proveniente dalla Siberia. In Italia e anche in altri Paesi europei ci si chiede, intanto, in che modo la Protezione civile possa essere riformata per gestire questo tipo di emergenze legate al maltempo. Al microfono di &lt;b&gt;Luca Collodi&lt;/b&gt; il vicedirettore di Caritas italiana, &lt;b&gt;Francesco &lt;/b&gt;&lt;b&gt;Marsico&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Bisogna riflettere sui principi che dovrebbero animare comunque gli interventi istituzionali in qualsiasi ambito e quindi rispolverare il principio di sussidiarietà. Come si accorgono i volontari della Caritas e non solo, il problema non è soltanto quello di un volontariato efficace, ma di una collettiva responsabilità sociale che leghi insieme istituzioni, persone e corpi intermedi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Quindi, una Protezione Civile che guardi di più al territorio e coinvolga le autorità locali, il mondo del volontariato, le realtà che vivono in quel territorio colpito da un evento naturale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Non c’è dubbio, anche perché quando si vede una difficoltà – ad esempio nell'interpretare in maniera uniforme un allerta meteo o quali tipi di interventi un Comune piuttosto che l’altro debba attuare in situazioni di questo tipo – si capisce che in questi anni non c’è stata una crescita comune in termini culturali e operativi. La grande parola è “sussidiarietà”, quindi responsabilità, che fa crescere ogni persona, non soltanto gli enti istituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – La Protezione Civile è solo una questione di soldi, cioè più soldi e più efficienza, secondo voi della Caritas?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Assolutamente no. E’ chiaro che l’assenza di risorse rende impossibile molte cose. Il problema, però, non è mai avere tante risorse o tanto personale, ma un’idea di intervento a sostegno di una comunità colpita. Un’idea vuol dire, appunto, farsi carico dei bisogni delle persone innanzitutto, e, partendo da questo, capire quali sono le risposte territoriali in grado di mobilitarsi. Questo, però, non si fa in emergenza, si fa prima. (ap)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rilancio della Protezione civile riguarda non solo l’Italia, ma l’Europa intera. E’ quanto sottolinea &lt;b&gt;Paolo Beccegato&lt;/b&gt;, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è in atto una riflessione profonda sul ruolo della Protezione civile a livello europeo, che è stata sollecitata e spinta anche fortemente dal nostro stesso governo, dai nostri stessi responsabili della Protezione civile, attuali e precedenti. Quindi, direi che la questione si pone davvero a livello europeo e a livello internazionale, perché poi l’eventuale nascita di una Protezione civile europea, coordinata certamente, si porrebbe come soggetto forte di intervento anche nei disastri in tutto il mondo. Un embrione di questo è stato già visto in alcune circostanze, come per esempio a seguito dello tsunami asiatico, quando la Protezione civile italiana è diventata uno dei soggetti più attivi per esempio in Sri Lanka.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – C’è spazio per una Protezione civile sussidiaria, che tenga conto, anche in sede internazionale, dell’apporto delle popolazioni locali, delle strutture che sono già presenti nelle aree di intervento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Una sorta di popolazione civile internazionale – che quindi immagino legata all’Onu o a qualche agenzia dell’Onu – è un ulteriore capitolo di ragionamento in corso da anni, rispetto al quale ancora non si è arrivati ad una conclusione. Una sorta di Protezione civile non più europea o non solo europea certamente darebbe più garanzie di imparzialità. Bisognerebbe predisporre in tempi di pace, prima dei disastri, dei piani di intervento su scala nazionale e internazionale, che valorizzino tutte le competenze, i ruoli diversi, e non monopolizzino le cose. Il monopolio è sempre dannoso. (ap)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo l’Europa, anche il Nord Africa è colpito dall’emergenza maltempo: in Algeria, in particolare, sono almeno 80 le persone morte, nella maggioranza dei casi, in seguito a incidenti stradali e a fughe di monossido di carbonio, provocate da impianti di riscaldamento difettosi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561522" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il dolore del Papa per le vittime del crollo di tre edifici a Rio de Janeiro&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Una preghiera di suffragio per i defunti e di sostegno per i sopravvissuti. È quella che Benedetto XVI leva in un telegramma di cordoglio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, per le vittime del crollo di tre edifici, avvenuto a Rio de Janeiro lo scorso 25 gennaio. Nel testo indirizzato all’arcivescovo della città brasiliana, mons. Giovanni Orani Tempesta, il Papa si dice “profondamente amareggiato dalle tragiche conseguenze” dell’incidente e “spiritualmente presente in questa ora della prova” con una benedizione apostolica per le persone coinvolte e per coloro che hanno prestato l’opera di soccorso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561479" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Mons. Scicluna al Simposio sugli abusi sui minori: chi non denuncia un crimine è nemico della Chiesa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Proseguono presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma i lavori del Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento”, al quale partecipano i delegati di 110 Conferenze episcopali e di oltre 30 Istituti religiosi. Per padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, dalla riflessione di questi giorni sta emergendo con chiarezza la volontà della Chiesa di dotarsi dei mezzi per proteggere i bambini e costruire un ambiente sicuro per loro, divenendo d’esempio per l’intera società. A concludere la giornata di ieri, è stata la Veglia penitenziale nella Chiesa di Sant’Ignazio con la richiesta di perdono alle vittime degli abusi e a Dio. Il servizio dell'inviato al Simposio, &lt;b&gt;Stefano Leszczynski&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301007.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad aprire i lavori della giornata odierna del Simposio, dedicato agli abusi sessuali su minori compiuti da esponenti del clero, è stato il promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna, con un intervento sul tema della ricerca della verità nei casi di abuso sessuale da un punto di vista degli obblighi morali e legali. “Chi inganna, chi non denuncia – ha dichiarato mons. Scicluna in conferenza stampa – è nemico della giustizia e quindi della Chiesa". Il promotore di giustizia ha ribadito inoltre il dovere della Chiesa di “ascoltare il dolore delle vittime, assisterle, trattarle con dignità” e ha aggiunto che “si nota una riduzione del numero dei nuovi casi e si assiste a un andamento in discesa” di questi crimini. “Il problema e la grande preoccupazione – ha rivelato – è per l'Europa”, dove sono emersi o stanno emergendo tanti casi. La Chiesa ha dunque l’obbligo di prendersi cura delle vittime di abusi e di aiutarle nel loro percorso di guarigione, ma soprattutto ha l’obbligo di denunciare tali crimini alle autorità civili del Paese in cui essi avvengono. Le indicazioni del dicastero pontificio ai vescovi in tal senso appaiono molto esplicite, in particolare quando si afferma che la cooperazione con gli organismi inquirenti deve essere piena e immediata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diverso sarà il discorso invece per quanto riguarda il meccanismo sanzionatorio interno alla Chiesa, vincolato a norme di Diritto canonico peraltro già esistenti. E’ il caso ad esempio delle eventuali sanzioni nei confronti di quei vescovi che dovessero rendersi responsabili di atteggiamenti omissivi o non dovessero dare corso alle direttive della Congregazione. Sarebbe in ogni caso – ha sottolineato mons. Scicluna – un atteggiamento intollerabile nell’ambito della Chiesa. Molte le reazioni della stampa internazionale alla Veglia penitenziale svoltasi ieri sera nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Non si è trattato, come molti dicono, di un semplice &lt;i&gt;mea culpa&lt;/i&gt; della Chiesa – ha sostenuto mons. Scicluna – che è invece andata molto oltre, prevedendo misure di prevenzione e cura delle vittime. E proprio a &lt;b&gt;mons. Charles Scicluna&lt;/b&gt; abbiamo chiesto se la formulazione delle linee guida per le Conferenze episcopali comporterà delle modifiche anche del Diritto canonico:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Io direi di no, perché l’Ordinamento giuridico della Chiesa è già stato aggiornato con il Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”&lt;i&gt;.&lt;/i&gt; Le linee-guida riguardano una risposta che va al di là dell’Ordinamento giuridico, perché si tratta prima di tutto di applicare l’Ordinamento giuridico che già esiste, di usarlo per la risposta giuridica che bisogna dare al triste fenomeno degli abusi sessuali, ma va oltre, perché parla di formazione delle comunità, di formazione dei futuri sacerdoti ma anche di un approccio “proattivo” alla prevenzione di questi crimini. Per cui, l’Ordinamento giuridico è una parte della risposta, ma non esaurisce la risposta della Chiesa. E’ questa un po’ anche l’idea fondamentale della Lettera circolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – E quando si spiega ai vescovi che devono fare riferimento agli Ordinamenti degli Stati in cui si trovano per la denuncia, la gestione “pratica” del crimine di cui sono venuti a conoscenza, si mette in secondo piano il meccanismo sanzionatorio della Chiesa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Prima di tutto, bisogna riferire allo Stato, se c’è l’obbligo di riferire allo Stato. Il riferire allo Stato non toglie mai l’obbligo interno alla Chiesa di gestire il caso, di dare una risposta propria al caso. Per cui, se c’è l'obbligo di riferire bisogna seguire la legge. Dove non ci fosse il riferimento obbligatorio allo Stato, bisogna comunque dare il necessario aiuto alla vittima che volesse farlo e bisogna evitare qualsiasi comportamento dissuasivo dall’esercizio legittimo dei diritti della vittima. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561456" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Oggi su "L'Osservatore Romano"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quando sembra che Dio non senta: all’udienza generale il Papa parla della preghiera di Gesù di fronte alla morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’informazione internazionale, Gabriele Nicolò sul rapporto fra diplomazia pakistana e crisi afghana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si mangiava insieme agli dei: Giovanni Cerro sui riti sacrificali dei Romani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un articolo di Gaetano Vallini dal titolo “Storie di ordinaria poesia”: in mostra a Milano un ritratto in bianco e nero della Grande Mela. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi come a Emmaus: anticipazione dell’intervento del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, all’incontro “Gesù nostro contemporaneo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le rime e le pietre della basilica: Vitale Zanchettin sull’identificazione tra i versi di Michelangelo in un codice vaticano latino di un disegno architettonico per il tamburo di San Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Gasperi, il Vaticano e gli Alleati: i vertici della Santa Sede.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr2" target="_blank"&gt;Oggi in Primo Piano&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561414" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Siria: violenze anche contro i bambini. Unicef: è un massacro degli innocenti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ancora una giornata di sangue in Siria. Si parla di almeno una cinquantina di vittime a Homs, città da giorni al centro di una vasta operazione dell’esercito di Damasco. La Turchia, intanto, propone una conferenza internazionale sulla crisi, mentre l’Unicef lancia l’allarme sulla condizione dei bambini: massacrati, violentati o vittime delle violenze senza fine che ormai da mesi colpiscono il Paese. Chiesto, inoltre, l’intervento della comunità internazionale prima che sia troppo tardi. &lt;b&gt;Federico Piana&lt;/b&gt; ha raccolto l’appello di &lt;b&gt;Paola Bianchi&lt;/b&gt;, presidente di Unicef-Italia:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300994.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – E’ stato definito “il massacro degli Innocenti”, e questo non è assolutamente accettabile. Bambini al di sotto dei 14 anni uccisi – ne abbiamo contati all’incirca 400 – e altrettanti detenuti arbitrariamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Per quale motivo c'è questa violenza inaudita contro i bambini? Che cosa hanno fatto di male questi innocenti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è un coinvolgimento dei bambini anche da parte delle truppe ribelli, che tende ad esporli, metterli in prima fila. I bambini vengono arrestati anche insieme alle famiglie, insieme ai genitori, torturati, massacrati, sottoposti ad abusi sessuali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Cosa si può fare come comunità internazionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – La comunità internazionale deve ovviamente compattarsi intorno all’allarme lanciato dall’Unicef e auspicare, fare in modo che attraverso la denuncia urlata possa compattarsi una forza che in qualche maniera porti ad una soluzione della situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Come si fa se però anche le ambasciate sono state chiuse?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – E’ vero: molti Paesi europei hanno chiuso le ambasciate, però è vero anche che l’Unione Europea ha ritenuto di mantenere i propri avamposti in Siria proprio perché ritiene indispensabile che qualcuno rimanga sul campo, quantomeno per registrare, per portare una testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Si può sperare in un miglioramento di questa tragica situazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità. E’ evidente, però, che bisogna essere realisti: da qui a breve ho serio timore che non si potranno che contare ulteriori feriti e morti. Speriamo che non riguardino i bambini, che sono assolutamente non responsabili di alcuna azione. Speriamo che il tempo che intercorre da qui al termine delle violenze sia il più breve possibile. (gf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561436" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Partiti divisi in Grecia sulle nuove misure di austerità per evitare la bancarotta&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Giornata decisiva per le sorti della Grecia. Nelle prossime ore il governo dovrà decidere sul nuovo piano di austerità chiesto dagli investitori stranieri e dall’Europa per evitare il fallimento. Il servizio è di &lt;b&gt;Eugenio Bonanata:&lt;/b&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301002.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuovi sacrifici in vista per i cittadini greci. L’esecutivo di Atene punta all’ennesimo piano di austerità per ottenere lo sblocco della seconda tranche di aiuti da 130 miliardi. La cosiddetta troika – Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea - ha presentato le sue richieste: nuovi tagli a stipendi e pensioni, chiusura degli enti statali inutili e licenziamento di altri 15 mila dipendenti pubblici. Tutto è contenuto in un documento che ora è al vaglio dei principali partiti che sorreggono il governo guidato da Papademos. A partire da ieri sera si susseguono gli incontri e pare che ci siano molte divisioni. In caso di accordo, venerdì ci sarà la presentazione del pacchetto in Parlamento e poi il voto entro domenica. Nel Paese, fresco di uno sciopero generale che ha paralizzato tutte le attività produttive, c’è chi vorrebbe il ritorno alla dracma. Tuttavia, Bruxelles, attraverso il presidente della Commissione Ue, Barroso, difende la permanenza della Grecia nell’Eurozona. Sulla stessa linea c’è anche la Germania, sebbene Berlino sia contraria ad aumentare gli aiuti a favore di Atene. L’Italia, dal canto suo, è pronta a ribadire la tenuta della moneta unica al cospetto degli Stati Uniti. Domani, infatti, il premier Monti sarà alla Casa Bianca per incontrare il presidente Obama e il tema della ripresa economica è in cima all’agenda. Di questo oggi ha parlato anche il cardiale Bagnasco. Rispondendo ad una domanda sul posto fisso il presidente della Conferenza Episcopale italiana ha detto: “speriamo che i giovani lo trovino”. Servono “professionalità e competenza” e “se le opportunità arrivano dall’estero, che si prendano perché – ha concluso – siamo cittadini del mondo”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561444" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Usa: Rick Santorum vince le primarie repubblicane in tre Stati&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Negli Stati Uniti, è "terremoto" politico all'interno del Partito repubblicano, che a sorpresa vede riaprirsi la lotta nelle primarie. Rick Santorum, l'ex parlamentare della Pennsylvania, si aggiudica Missouri, Minnesota e Colorado, con scarti record rispetto a Mitt Romney. &lt;b&gt;Elena Molinari&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300935.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giornata di trionfo per Rick Santorum: il senatore cattolico italo-americano ha vinto ieri in almeno due dei tre Stati che hanno votato per le primarie repubblicane. Una sorpresa, in parte: Santorum, infatti, finora aveva dominato solo le primarie dell’Iowa. Da giorni era in testa in Minnesota, ma ha finito con l’intascare anche il Missouri e il Colorado. Mitt Romney, il superfavorito, che secondo molti analisti fino a ieri aveva la &lt;i&gt;nomination&lt;/i&gt; in tasca, ha dovuto invece incassare una sonora sconfitta. Un segnale che gli elettori repubblicani non si sono ancora coalizzati dietro a un candidato da presentare alle presidenziali di novembre contro Barack Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le ingenti somme spese in comizi elettorali e campagne pubblicitarie e attacchi feroci contro i suoi rivali, Romney dunque pare per ora incapace di mettere fine alla battaglia in casa repubblicana. Negli Stati del Midwest, ha pesato la comunità cristiana che si identifica con i valori morali e di difesa della vita e della famiglia, che sono al centro della piattaforma di Santorum.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561439" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il dramma dei profughi rapiti nel Sinai: si attiva l'Onu&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Prosegue il dramma dei tanti rapiti nella penisola egiziana del Sinai da gruppi armati e dalle tribù locali. Per lo più si tratta di profughi, provenienti dal Sudan e dall’Eritrea, che cercano di emigrare. Quasi sempre atroce la loro sorte: nell’impossibilità di pagare un riscatto, i loro corpi vengono utilizzati per il traffico di organi umani. L'Onu, da parte sua, ha deciso di attivarsi per contrastare il fenomeno. Su questa tragedia, che è avvenuta finora in un sostanziale silenzio della comunità internazionale, &lt;b&gt;Giancarlo La Vella&lt;/b&gt; ha intervistato &lt;b&gt;don Mussie Zerai&lt;/b&gt;, presidente dell’associazione “Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo”.&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300985.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Quello che ci meraviglia è soprattutto il silenzio delle autorità egiziane. Abbiamo visto che, quando si è voluto, c’è stata capacità di intervento da parte dei militari egiziani, come nel caso delle turiste americane che poi sono state liberate, così come anche in quello degli operai cinesi che, grazie all’intervento militare egiziano, sono stati liberati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – E’ possibile fare pressioni sulle autorità egiziane?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – È da un anno che noi chiediamo un aiuto per la liberazione di questi ostaggi, perché nel loro territorio si sta consumando veramente una strage: non solo ci sono rapimenti, ma anche la sofferenza di queste persone rapite, perché abbiamo dimostrato che c’è il vergognoso traffico di organi umani: spesso la gente viene fatta a pezzi per essere venduta. Dalle statistiche e nelle ricerche che abbiamo fatto tra il 2009 e il 2011 risulta che sono sparite nel nulla più di tremila persone. I rapitori chiedono fino a trentamila o quarantamila dollari a persona per il rilascio, in caso contrario si vendono i loro organi. E’ chiaro che questo business coinvolge anche chi governa a livello locale in quella zona, altrimenti non si spiega per quale ragione gli interventi per liberare e stroncare questo traffico non vadano a buon fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Si sa qualcosa di più su quali gruppi vi siano dietro queste attività?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Di certo si tratta di gruppi paramilitari o anche di movimenti legati ai beduini che lottano per l’autonomia regionale o per autofinanziarsi. Poi ci sono criminali organizzati che operano per il loro interesse personale. (bf)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561421" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Un sms solidale per sostenere il progetto "Cuore di bimbi" sulle cardiopatie infantili nei Paesi poveri&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa rischia un bambino affetto da gravi forme di cardiopatie, che nasca in Eritrea piuttosto che in Uzbekistan? Per dare ai piccoli malati e alle loro famiglie una speranza di guarigione si impegna dal 2005 l’Associazione “Aiutare i bambini onlus”, che porta medici e strutture in Paesi dove spesso mancano personale e mezzi idonei a sofisticati interventi chirurgici e dove si concentra l’80% del milione di casi di cardiopatie infantili che si registrano oggi nel mondo. Con il suo progetto “Cuore di bimbi”, l’Associazione lancia anche quest’anno una campagna di sensibilizzazione attraverso il sistema degli sms solidali. &lt;b&gt;Alessandro De Carolis&lt;/b&gt; ne ha parlato con il responsabile dell’ufficio stampa dell’Associazione, &lt;b&gt;Alex Gusella&lt;/b&gt;:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00300983.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Una cardiopatia infantile si cura attraverso un intervento di cardiochirurgia. Quindi, alle spalle del malato deve esserci una struttura ospedaliera attrezzata e deve esserci un team in grado di eseguire queste operazioni al cuore. I Paesi poveri mancano molto spesso sia di strutture mediche, ma più spesso mancano di medici preparati per eseguire questo tipo di interventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - Qui interviene la vostra associazione, che da diversi anni promuove il progetto “Cuore di bimbi”. Anzitutto, questo vostro progetto, in quali Paesi è diffuso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Siamo attivi in Africa, in Asia nel Sudest asiatico. In questi anni, abbiamo salvato più di 490 bambini attraverso diverse modalità. Qualora il Paese abbia delle strutture mediche, ma non i medici in grado di operare i bambini, noi inviamo all’estero medici italiani che, a titolo assolutamente volontario, realizzano brevi missioni di una settimana-dieci giorni per operare i bambini cardiopatici che necessitano di un intervento. Un’altra modalità invece, qualora all’estero manchino le strutture, è quella di portare i bambini in Italia. Quindi, sosteniamo le spese di viaggio per i bambini destinati al ricovero in ospedali italiani convenzionati. La terza modalità invece - qualora all’estero e nei Paesi più poveri esistano delle strutture e anche dei medici in grado di realizzare le operazioni, ma la famiglia non potesse sostenere i costi delle operazioni - prevede un nostro contributo affinché la famiglia possa sostenere l’operazione a costo zero. E questo è possibile grazie al sostegno della Fondazione "Aiutare i bambini".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - C’è una storia in particolare di un qualche bambino o bambina che vi ha toccato particolarmente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Personalmente, ho avuto la fortuna di partecipare ad una di queste missioni nell’aprile 2011 in Kazakistan.  É stato veramente bello poter incontrare di nuovo una bambina che era stata operata da un’equipe proveniente dagli ospedali riuniti di Bergamo. A distanza di due anni, abbiamo incontrato nuovamente questa bambina poiché la mamma sapeva che sul posto era tornata l’equipe italiana. La bambina è stata visitata dal cardiologo che l’aveva operata: gode assolutamente di buona salute, per cui ha risolto i problemi del tutto che aveva grazie all’operazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. - Avete stilato una lista di obiettivi per la raccolta fondi del 2012. In sintesi, quali interventi prevedete?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Nel 2012, sosterremmo otto missioni all’estero, due in Kazakistan, in Uzbekistan, in Eritrea ed in Camerun - due missioni per ciascuno di questi Paesi - e in altri tre  Paesi, la Fondazione sosterrà i costi di 110 operazioni. Questi Paesi sono: la Cambogia, il Nepal e il Sudan, mentre 20 bambini arriveranno in Italia dall’estero, in particolare dal Kosovo e dallo Zimbabwe. Occorrono circa 200 mila euro per realizzare questi interventi e tutti possono contribuire dall’8 al 28 febbraio, inviando un semplice sms del costo di due euro al numero 45507. Inoltre, con una telefonata da rete fissa alla stesso numero, è possibile donare due o cinque euro. (bi)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561475" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Presentato il logo della Gmg di Rio 2013. L'autore è un giovane brasiliano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si chiama Gustavo Huguenin il 25.enne brasiliano autore del logo della Giornata mondiale della Gioventù 2013 di Rio de Janeiro. Ieri sera, nel corso di una cerimonia nella metropoli carioca, presso l’auditorium dell’edificio Giovanni Paolo II, nel distretto di Gloria, il “marchio” della prossima Gmg è stato presentato ufficialmente, alla presenza, fra gli altri, dell’arcivescovo di Rio de Janeiro, &lt;b&gt;mons. Orani João Tempesta&lt;/b&gt;. Al microfono di &lt;b&gt;Silvonei Protz&lt;/b&gt;, della redazione brasiliana della nostra emittente, mons. Tempesta illustra le caratteristiche grafiche del logo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Il nuovo logo della Giornata della Gioventù a Rio de Janeiro ritrae i colori brasiliani - il verde, il giallo, l’azzurro il bianco - con al centro l’immagine di Cristo Redentore, che è caratteristica di Rio de Janeiro e del Brasile. Si nota anche la &lt;i&gt;silhouette&lt;/i&gt; del Pan di Zucchero, il monte di Rio de Janeiro, e si apre anche un cuore, il cuore della gioventù. Poi, c’è una piccola croce che ricorda il centro della Giornata che è Cristo stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Chi è l’autore di questo logo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. - Un giovane proveniente da un distretto di Rio de Janeiro. Abbiamo ricevuto tante proposte da tutto il mondo, anche dalla Cina... Però, i tecnici hanno scelto questo logo fra i tanti disegni inviati dai giovani studenti di grafica. Il giovane è nato a Cantagalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Come vede in questo momento i preparativi per la Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro e anche il pellegrinaggio della Croce e delle icone per le strade del Brasile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Bene: in questi giorni, le icone della Madonna e la Croce della Giornata Mondiale della Gioventù percorrono tutto il Brasile con tanta gioia, con tanta partecipazione dei giovani. Questa è la preparazione per la Giornata e il compito dei giovani brasiliani: stare assieme alla Chiesa per costruire un mondo migliore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561466" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Studio dell'Ue rivela: il 40% dei giovani europei naviga a "rischio" web. Il filtro migliore è dialogare con i genitori&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; All’indomani della Giornata europea sulla sicurezza in Rete, spunti di riflessione arrivano dallo studio “Eu Kids online”, finanziato dalla Commissione europea e coordinato dalla "London School of Economics and Political Science". L’indagine documenta il rapporto con Internet di oltre 25 mila ragazzi, tra i 9 e i 16 anni, in 25 Paesi. Tante le opportunità e tanti i rischi. &lt;b&gt;Roberta Gisotti&lt;/b&gt; ha intervistato &lt;b&gt;Giovanna Mascheroni&lt;/b&gt;, ricercatrice dell’Osservatorio della Comunicazione (OssCom) dell’Università Cattolica, referente per l’Italia del progetto:&lt;u&gt;&lt;a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00301009.RM" target="_BLANK"&gt;&lt;img border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Il Rapporto mette in luce come l’esposizione ai rischi, sia un’esperienza abbastanza diffusa fra i giovani europei. Riguarda infatti il 41% dei ragazzi europei e il 34% dei ragazzi italiani. I rischi più diffusi riguardano contenuti generati da altri utenti, che incitano alla violenza e al razzismo, piuttosto che a comportamenti autolesionistici come l’anoressia. Seguono poi i rischi di carattere sessuale: da un lato contenuti pornografici, dall’altro il sexting, ovvero lo scambio di messaggi a contenuto sessualmente esplicito fra coetanei. E infine, meno diffusi, troviamo dei rischi che sono però più pericolosi, come il bullismo, che nei due terzi dei casi è un’esperienza  percepita molto o abbastanza negativamente dai ragazzi, perché li fa soffrire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Riguardo all’Italia, come si rapportano i ragazzi alla rete, ma anche i genitori, le famiglie e lo Stato, poiché la formazione e la tutela dei giovani è nella stessa Costituzione della Repubblica..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – C’è una marcata privatizzazione nell’accesso alla rete. Rispetto alla media europea del 49%, in Italia il 62% dei ragazzi accede a Internet nella propria cameretta, da solo e senza la supervisione di un adulto. Senza tener conto, poi, della crescita dell’accesso alla rete da telefoni cellulari, smartphone innanzi tutto, ma anche dalle consolle per giochi e via dicendo, che rendono più difficile il compito di supervisione da parte dei genitori. In Italia si tende, molto spesso, a imporre delle regole, limitando ad esempio il tempo di utilizzo della rete, oppure inibendo alcune attività come la condivisione di foto e video, o soprattutto, nell’87% dei casi, la condivisione di informazioni personali &lt;i&gt;on line&lt;/i&gt;. I genitori spiegano ai ragazzi e proibiscono ai ragazzi di fornire troppe informazioni personali, come il numero di telefono, il numero di casa, ecc.. Ma nonostante il 69% dei genitori italiani affermi  di parlare con i propri figli riguardo ciò che fanno &lt;i&gt;on line&lt;/i&gt;, molto spesso sono proprio i genitori a essere inconsapevoli di quello che succede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Si è celebrata ieri la Giornata europea della sicurezza in rete: che tipo di impatto ha avuto? Queste iniziative servono davvero a sensibilizzare l’opinione pubblica, o c’è bisogno di altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Il “Safer Intenet Day” è giunto alla sua nona edizione. In Italia, ha avuto un significato particolare, perché in questa occasione è stato lanciato il Comitato consultivo del Centro giovani &lt;i&gt;on line&lt;/i&gt;, che riunisce una serie &lt;i&gt;stakeholder&lt;/i&gt; – soggetti interessati provenienti dal mondo dell’industria, dal mondo della ricerca accademica, dalle ong ed altre istituzioni – per sensibilizzare con un impatto maggiore su questi temi, dal momento che finora il nostro Paese è stato caratterizzato da una certa frammentarietà degli interventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – È importante che ci sia anche una promozione da parte dei media, della scuola, del Ministero dell’istruzione...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Assolutamente. Il ruolo dei media è fondamentale, perché i genitori italiani dichiarano di informarsi sulla navigazione sicura e responsabile, principalmente da amici e conoscenti, e in secondo luogo dai media. Questo si riflette anche nella loro percezione dei rischi della rete: sono più portati a sovrastimare alcuni tipi di rischi, quelli che sono più presenti nell’agenda dei media, e a sottostimarne altri. Ad esempio, sono più sensibili ai rischi di carattere sessuale, legati ad esempio, alla pornografia o all’adescamento, ma sono meno consapevoli del bullismo, l’esperienza che più fa soffrire i loro figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. – Sul tema dei filtri che cosa ha documentato la ricerca?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. – Rispetto all’uso dei "parental control", che permettono di filtrare alcuni contenuti o di tenere traccia dei percorsi di navigazione dei figli, i genitori italiani hanno poca familiarità con questi strumenti. Solo il 21% dichiara di averli sperimentati, e questo da un lato si spiega con la scarsa alfabetizzazione tecnologica, dall’altro forse anche con una incomprensione dello scopo  di questi strumenti che non vengono pensati come alternativa e sostituto del dialogo. É uno strumento in più per promuovere la sicurezza, sapendo però che la prassi più efficace per rendere i nostri figli responsabili e consapevoli, nel momento in cui utilizzano Internet, è proprio il dialogo, è proprio parlare con loro, fare cose &lt;i&gt;on line&lt;/i&gt; con loro e condividere le loro esperienze in famiglia. (bi)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="gr3" target="_blank"&gt;Nella Chiesa e nel mondo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561410" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Medio Oriente: mons. Twal favorevole all'accordo Fatah-Hamas&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, ha commentato in modo positivo la notizia di un accordo raggiunto lunedì scorso a Doha fra il movimento Hamas e il movimento Fatah per affidare al presidente Abu Mazen la guida di un governo di unione palestinese. “Vogliamo la pace con e fra tutti”, ha dichiarato all'agenzia AsiaNews il capo della Chiesa latina; fra palestinesi e fra i palestinesi e Israele. La “dichiarazione di Doha” è avvenuta nel quadro delle riunioni fra Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese e capo di Fatah, e Hamas Khaled Mechaal, responsabile di Hamas. Fra i due partiti le relazioni sono tese dal 2007 e dopo l’ascesa al potere di Hamas nella striscia di Gaza. L’accordo di lunedì scorso viene a rinforzare un “Accordo di riconciliazione” stipulato nel 2011. Il patriarca di Gerusalemme commenta che “non vede nessun ostacolo nel fatto che tutti i palestinesi si mettano ad aiutare Abu Mazen per realizzare queste due iniziative”. Il presidente palestinese è “un uomo moderato, di apertura e cooperazione”. Grazie all’accordo, Abu Mazen sarà sia presidente che Primo ministro, rimpiazzando l’economista Salam Fayyad, sostenuto dall’occidente. Il patriarca esprime rincrescimento per questo cambiamento, guardando al “grande lavoro effettuato con successo da Salam Fayyad per preparare con discrezione e serietà le infrastrutture di un futuro Stato palestinese”. L’accordo di Doha è stato criticato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Se Abu Mazen applica ciò che è stato firmato a Doha, sceglie di abbandonare la via della pace per unirsi ad Hamas”, ha dichiarato. “O è la pace con Hamas, o è la pace con Israele. Non si possono avere insieme”. “Non è così!”: il patriarca si stupisce di “questa reazione”, perché “questa riconciliazione risponde alle aspirazioni dei palestinesi all’unità e bisogna esserne contenti”. Mons. Fouad Twal aggiunge: “Vogliamo la pace per tutti, una buona intesa con Israele e l’unione fra i fratelli palestinesi in tutte le loro correnti di pensiero politico. D’altronde, chi non conosce nella propria famiglia punti di vista diversi o opposti?”. Il patriarca parla di una “reciprocità anormale” nei due campi, “in cui ci sono quelli che non vogliono riconoscere lo Stato di Israele come altri non vogliono riconoscere lo Stato di Palestina”. Il patriarca spera che la riconciliazione “possa contribuire a mantenere i negoziati, che non sono mai cessati, direttamente o indirettamente. Ne sono prova la liberazione del soldato Shalit e di più di mille palestinesi. Il dialogo è fatto per persone che non vanno d’accordo. Non c’è nulla da guadagnare nel volerlo rompere. Bisogna lottare contro lo spirito di divisione, non è mai il modo migliore di lavorare per disegnare un cammino di pace”. Mons. Twal chiede di pregare “per una pace giusta e conclusiva qui in Terrasanta e per i Paesi che la circondano" e afferma che i cambiamenti nel mondo arabo non devono essere ignorati. Fra tutte, il patriarca afferma che "la crisi siriana ci preoccupa molto” e che egli comprende la paura dei responsabili religiosi in Siria, i quali temono di finire come un altro Iraq. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561382" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Nigeria: per mons. Onaiyekan l'arma per fermare i Boko Haram è il perdono&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “La soluzione è a portata di mano, perché il governo si sta dando da fare per affrontare il problema dei Boko Haram”. Così all’Agenzia Fides mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria, dove nel nord continuano gli attacchi della setta islamica Boko Haram. Nei giorni scorsi sono stati segnalati attacchi nelle città di Kano e di Maiduguri. “La situazione è diventata talmente imbarazzante per le autorità che non possono non agire in maniera decisa”. Inoltre – aggiunge -  “vi è un altro aspetto positivo: la leadership musulmana in Nigeria ha condannato in maniera chiara e forte questo gruppo. Credo che i leader islamici faranno in modo di rintracciare i membri di Boko Haram, segnalando alle autorità gli imam che predicano l’odio contro i cristiani e verso tutto e tutti. Siamo d’accordo che il terrorismo non è amico di nessuno”. Il 1° febbraio si sono svolti i funerali delle vittime dell’attentato alla chiesa di Santa Teresa, a Madalla (un sobborgo di Abuja) avvenuto a Natale. “In Nigeria - spiega l’arcivescovo - vi è l’usanza, che a me personalmente non piace, di ritardare i funerali a volte anche di 2-3 mesi durante i quali i corpi vengono conservati nei frigorifero. Abbiamo vissuto momenti di forte commozione quando sono state scavate le 21 tombe, perché alcuni dei morti sono stati sepolti nei villaggi di origine” racconta mons. Onaiyekan. “Erano presenti il nunzio, i rappresentanti del governo e diversi leader musulmani, alcuni dei quali sono entrati in chiesa, altri, secondo le loro usanze, hanno aspettato fuori”. Per mons. Onaiyekan “si è trattato di un momento per sottolineare l’importanza della virtù del perdono cristiano. Malgrado la commozione, forse la rabbia comprensibile, da cristiani non abbiamo altra scelta dell’atteggiamento del perdono, seguendo l’esempio e le parole di Gesù. È quanto ho sottolineato nella mia omelia nella quale ho invitato anche a pregare per la conversione degli attentatori, gente che si lascia dominare dallo spirito del male, perché lanciare bombe contro bambini innocenti è di certo opera del diavolo. Abbiamo inoltre pregato per le famiglie che sono nel dolore. Mi ha colpito il dramma di una povera donna che nell’attentato ha perso il marito e i tre figli ed è rimasta sola. La nostra preoccupazione – conclude - è per queste situazioni e per i feriti che sono ancora negli ospedali, alcuni dei quali sono rimasti mutilati” conclude l’arcivescovo. (E. B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561378" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Filippine: aumenta il numero di vittime per il terremoto di lunedì&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Rischia di aumentare ad una cinquantina di vittime il bilancio del terremoto di magnitudo 6,9 gradi che lo scorso 6 febbraio ha colpito le isole di Negros e Cebu, nelle Filippine Centrali. Le autorità locali non hanno ancora fornito un resoconto ufficiale, tuttavia, testimoni riferiscono che la scossa ha distrutto decine di città e villaggi, dove centinaia di persone sono rimaste sepolte sotto le macerie. Alvin Futalan, responsabile della polizia di Guihulngan (100mila abitanti), spiega che nella città sono crollati centinaia di edifici e che si scava a mani nude alla ricerca di sopravvissuti. Anche l’esercito è impegnato nelle attività di soccorso. Il National Disaster Risk Reduction Management Council (Ndrrmc) ha registrato oltre 700 scosse di assestamento, che, a due giorni dal sisma, stanno provocando frane e smottamenti bloccando le squadre di soccorso e l’arrivo degli aiuti umanitari. Suor Mapet portavoce della Caritas filippina (National Secretariat of Social Action, Nassa), ha affermato che “per aiutare i superstiti, le parrocchie delle diocesi terremotate di Dumaguete e San Carlos (Isola di Negros, Filippine centrali) stanno dando fondo alle scorte, che si stanno esaurendo”. La religiosa, inoltre, ha ribadito che la situazione è drammatica. Il terremoto ha reso le strade impraticabili, cinque ponti sono crollati e su altri cinque si passa solo con mezzi leggeri o a piedi. “Le parrocchie – aggiunge - hanno aperto chiese, cappelle e scuole per ospitare le centinaia di famiglie sfollate e organizzato raccolte di cibo, coperte e vestiti”. Al momento – conclude Suor Mapet – si attendono di ora in ora    “gli aiuti chiesti alla Caritas internazionale e al governo”. (E. B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561459" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Usa: disappunto dei vescovi per la sentenza sulla definizione del matrimonio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Una grave ingiustizia che non tiene conto del fatto che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna”. Con queste parole il cardinale designato Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha espresso il disappunto dei vescovi americani per la sentenza della Corte d'appello federale di San Francisco che ha dichiarato ieri l’incostituzionalità della cosiddetta “Proposition 8”. Si tratta dell’iniziativa approvata dai cittadini della California con un referendum nel 2008  per inserire nella Costituzione la clausola che riconosce solo i matrimoni tra persone eterosessuali. “La Costituzione degli Stati Uniti certamente non vieta la tutela giuridica del perenne significato del matrimonio, che costituisce uno dei pilastri della società”, rileva la nota dell’arcivescovo Dolan, secondo il quale “il popolo americano merita di più”. Alle sue parole hanno fatto eco quelle di mons. Salvatore Cordileone, vescovo di Oakland e presidente del sotto-comitato dei vescovi per la promozione e la difesa del matrimonio: “La nostra società – ha dichiarato il presule – non opera in un vuoto amorale di valori. Per fiorire ha bisogno di una direzione morale basata sulla verità. Certo – ha aggiunto - l’autentico significato del matrimonio, come il dono della vita umana, non può essere oggetto di un voto o di una sentenza. Ma in California, come in tutti gli Stati in cui la definizione del matrimonio è stata messa al voto, la gente ha giustamente difeso la verità del matrimonio ed è veramente un peccato per la California e per tutto il Paese che questo giudizio illuminato sia stato ignorato”. Dello stesso tenore la valutazione dell’arcivescovo di Los Angeles, mons. José H. Gomez, secondo il quale la decisione della Corte d'appello “riflette una confusione di fondo sulla natura e lo scopo dell’istituto matrimoniale e sui motivi per cui  il governo ha interesse a promuovere e rafforzare il matrimonio”.  Prima di essere dichiarato fuorilegge nel 2008 – lo ricordiamo - il matrimonio tra persone dello stesso sesso era stato brevemente consentito in California.  Il pronunciamento del Tribunale di San Francisco non comporterà l'immediato ripristino delle unioni matrimoniali omosessuali. Si prospetta infatti una battaglia legale ancora lunga che con molta probabilità arriverà alla Corte Suprema. &lt;b&gt;(A cura di Lisa Zengarini)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561425" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Messico: tregua e cambio di mentalità per la visita del Papa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La richiesta di una tregua fatta dall'arcivescovo di Leon ai gruppi dei narcotrafficanti è stata accolta. Un gruppo, che si presume appartenga alla criminalità organizzata, ha lasciato bene in vista 11 coperte in sette comuni di Guanajuato, per far capire che ha accettato la richiesta dell'arcivescovo di Leon, mons. Jose Guadalupe Martin Rabago, fatta il 22 gennaio. L’arcivescovo aveva chiamato i criminali a mettere al bando la violenza durante la visita di Papa Benedetto XVI in Messico, dal 23 al 26 marzo. Tuttavia, secondo la stampa locale che riferisce fonti della Procura di Stato, il gruppo criminale avrebbe condizionato la tregua all’accoglimento della richiesta di impedire l'operato di un gruppo rivale di narcotrafficanti del cartello nel Guanajuato. Il 22 gennaio mons. Martin Rabago aveva fatto questa richiesta ai membri della criminalità organizzata: "Dovete collaborare tenendo conto che tante persone vengono per un atto cui si deve il massimo rispetto. Non dovete trarne vantaggio facendo qualcosa che porterebbe ad una esperienza di dolore e di morte". Non è la prima volta che la Chiesa cattolica messicana chiede una tregua ai narcos. Nel dicembre 2010 il cardinale Juan Sandoval Iniguez lo aveva già fatto due volte. Lo scorso agosto, la Conferenza episcopale messicana ha chiesto di consentire, in modo pacifico, il pellegrinaggio delle reliquie di Giovanni Paolo II nel Paese. Il 28 gennaio, il nunzio apostolico in Messico, l'arcivescovo Mons. Christophe Pierre, ha dichiarato che la Chiesa non ha chiesto una tregua, ma "chiediamo un cambiamento di mentalità". Lo stesso appello era stato fatto dal Segretario generale della Conferenza episcopale messicana, mons. Victor Rene Rodriguez Gómez, vescovo ausiliare di Texcoco. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561373" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Ecuador: missionario laico muore per salvare sette bambini&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Domenica scorsa, è morto Pedro Manuel, 43 anni, dopo aver salvato la vita a sette bambini che erano stati trascinati al largo, in mare, di fronte ad una spiaggia vicino al piccolo centro di Quinindé, in Ecuador. Pedro Manuel apparteneva alla Comunità "Hogar di Nazaret", fondata da Maria del Prado Almagro. Secondo la nota inviata dalla diocesi  spagnola di Cordoba all’agenzia Fides, “Fratel Pedro” era un laico consacrato al Signore dal 1990 e fino al 1998 viveva nell’Hogar di Nazaret a Cordoba. Quest’anno era stato assegnato alla missione che l'opera gestisce nel paesino ecuadoriano di Quinindé. In questo luogo ha aiutato i bambini abbandonati come responsabile della “Scuola Sacra Famiglia di Nazareth”, con un impegno riconosciuto da molti. Nella domenica in cui in America Latina si celebrava la Giornata della Vita Consacrata, questo evento ricorda fin dove può arrivare l'amore per Dio e per il prossimo. Mons. Eugenio Arellano Fernandez, vicario apostolico di Esmeraldas, ha dichiarato che "fratel Pedro è morto come ha vissuto, consegnato a Dio e ai piccoli”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561428" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;India: proteste dei cristiani contro il governo del Gujarat, che asseconda i radicali indù&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; I cristiani del Gujarat alzano il tiro e protestano apertamente nei confronti del governo di Narendra Modi, Primo Ministro dello stato del Gujarat (India occidentale) e leader del partito nazionalista indù “Bharatiya Janata Party” (BJP). Il partito e i movimenti radicali che fiancheggia sono sospettati di essere responsabili diretti degli ultimi incidenti anticristiani nello Stato, come la profanazione di un cimitero cristiano ad Ahmedabad. Nei giorni scorsi migliaia di cristiani, accanto ai rappresentanti di altre comunità minoritarie e a fedeli indù moderati, avevano protestato davanti al Municipio di Ahmadebad, allarmati per “i piani del governo di Narendra Modi contro la comunità cristiana”.  Come riferiscono all'agenzia Fides, i leader dell’Ong “All India Cristian Council” (Aicc) hanno prove che nella distruzione del cimitero siano implicati membri del Partito Bjp e denunciano la complicità delle forze di polizia che non hanno fermato ma hanno facilitato l’azione abusiva, mostrandosi perfino reticenti ad accettare una denuncia. “La polizia sembra non solo giustificata ma perfino premiata, in quanto si adegua alle posizioni, del tutto ostili verso le minoranze religiose, che caratterizzano il Primo Ministro dello Stato” afferma Samson Christian, leader dell’AICC in Gujarat, invocando immediate tutele per le minoranze religiose cristiane e musulmane in Gujarat. Joseph Dias, dell’Ong “Catholic Secular Forum”, recatosi sul posto, commenta che “urge l’impegno dei cristiani, della società civile e di tutti i moderati per fermare i gruppi radicali indù. Il governo di Narendra Modi ha fallito miseramente nel garantire una tutela per i credenti delle comunità di minoranza e ora anche per i luoghi di culto. Questo non depone bene per la libertà religiosa nel Gujarat e nell’intera India”. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561369" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Indonesia: a East Sumba colletta dei cattolici per i villaggi a rischio carestia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; I cattolici indonesiani hanno promosso un'iniziativa di solidarietà, per scongiurare una possibile carestia sull'isola di East Sumba - provincia di East Nusa Tenggara - teatro lo scorso settembre di un raccolto scarso che ha messo in crisi le riserve alimentari. Centinaia di abitanti dei villaggi nella regione sono a rischio sopravvivenza, per questo i vertici della Chiesa lanciano un appello alla solidarietà, all'insegna dello slogan: "una ciotola di riso per East Sumba". E fra i primi ad aderire all'iniziativa vi sono i volontari di Kelompok Bakti Kasih Kemanusiaan (Kbkk), il gruppo laico di aiuto umanitario e assistenza più attivo nel Paese guidato dalla dermatologa tedesca Irene Setiadi.  Mons. Hilarius Moa Nurak, vescovo di Pangkal Pinang, nell'isola di Bangka al largo di Sumatra, ha spiegato ai fedeli che "è tempo di mostrare in concreto la solidarietà universale" fra indonesiani. Padre Hans Jehartu Pr, sacerdote diocesano, ha rilanciato l'appello ai membri di Kbkk attraverso una mailing list: e la risposta, conferma, è stata "positiva". I cattolici di West Sumba hanno promosso la raccolta di "Una ciotola di riso", sostenuti dagli attivisti di Jakarta che hanno sostenuto con entusiasmo l'opera di caritativa mediante donazioni. Partita in modo spontaneo, la campagna ha riscontrato un'adesione "molto positiva". Oltre a una somma di denaro di circa duemila dollari racimolata in pochi giorni, i cattolici hanno continuato la raccolta di riso, alimento principe della dieta locale. Irene Setiadi sottolinea che "non è necessario raccogliere ingenti quantità di riso", ma è sufficiente "mostrare compassione" dando continuità all'iniziativa perché possa continuare quotidianamente. La donna - riferisce l'agenzia AsiaNews - auspica la raccolta di 5 kg di riso entro 30 giorni per ogni famiglia cattolica, per un valore totale di 60mila rupie indonesiane. Il gruppo cattolico Kbkk, oltre alla campagna di raccolta riso, ha aderito anche alle attività della diocesi di Manado, attraverso il servizio pastorale e le cure mediche nelle aree remote della provincia delle North Sulawesi. Alla missione di Manado hanno partecipato 33 persone, provenienti da otto diocesi del Paese, tra cui Padang nel West Sumatra. Il vescovo locale mons. Yos Suwatan ha voluto ringraziare il lavoro dei volontari di Kbkk, nel contesto di una messa di festeggiamento per il 25mo di sacerdozio padre Terry Ponomban Pr, co-fondatore tra gli altri della Kbkk. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561379" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Pakistan: i cristiani favorevoli a una riforma della legge sul divorzio&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; In Pakistan cristiani in prima linea in vista della modifica della norma che regolamenta matrimoni e divorzi. L’agenzia AsiaNews ricorda l’impegno della Commissione nazionale di Giustizia e pace della chiesa cattolica pakistana (Ncjp) che ha proposto una serie di emendamenti attualmente sul tavolo del ministero per i Diritti umani. Si tratta di un lungo lavoro politico e legale con l’obiettivo di rivedere una norma che risale al 1869 e che discrimina la minoranza cristiana rispetto a quella musulmana. Fino ad oggi matrimoni e divorzi sono regolati dal Christian Marriages Act of 1872 e dal Divorce Act of 1869. Due norme, inserite all'interno del diritto civile, che possono richiedere anche anni prima di giungere a sentenza. Per la maggioranza musulmana, invece, le pratiche per accertare la regolarità di un matrimonio o sancirne l'invalidità sono più spedite e si risolvono in pochi mesi. In ballo non vi è solo una questione di libertà di coscienza o sacralità dell'atto, che per il movimento cristiano resta un principio fermo. L’emendamento alla legge, che presto verrà presentato all’Assemblea nazionale, che secondo i membri della Commissione porterà "sostanziali modifiche", disciplina in modo più chiaro e articolato le possibilità di scioglimento dell’unione. Fino ad ora lo scioglimento  è limitato ai casi di adulterio, richiede fino ad otto anni di tempo e la ratifica dell'Alta Corte per essere accettato. Attivisti per i diritti umani e personalità della Chiesa ricordano i casi di violenze, di donne cristiane unite a uomini convertiti all'islam e che prendono in spose altre mogli, costruendo di fatto famiglie imperniate sulla poligamia. Oltre agli esempi estremi di violenze o ripudio dell'uomo, vi sono anche fattori come bigamia e adulterio che, se riferiti alla minoranza cristiana, non potevano essere regolati dalla Family Courts Ordinance del 1964, valida solo per la maggioranza musulmana. In passato un comitato di tre personalità cristiane ha tentativo di promuovere una riforma che però si è fermata davanti al colpo di Stato militare dell'allora generale Pervez Musharraf.  Padre Anwar Patras, sacerdote a Rawalpindi, parla di "un grande passo" e di sforzi che "si sono finalmente trasformati in realtà". Le leggi finora in vigore, aggiunge il religioso, sono state causa di "grandi sofferenze", con casi arenati nei tribunali "per otto e più anni, senza risultato alcuno". Tra i motivi che possono invalidare il matrimonio vi sono il mancato consumo entro l'anno dalla celebrazione o che la sposa sia sottoposta a gravi minacce. Anche in questi casi, la leadership cristiana auspica che le nuove norme possano garantire un'accelerazione ai procedimenti. (E. B.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561363" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Senegal: per i&lt;/b&gt;&lt;b&gt; vescovi “elezioni determinanti per l’avvenire del Paese”&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “Le elezioni presidenziali, il cui primo turno è stabilito domenica 26 febbraio, si annunciano determinanti per l’avvenire del Paese” affermano i vescovi del Senegal nel messaggio dedicato alle elezioni presidenziali. Nel documento, pervenuto all’agenzia Fides, si sottolinea che “questa prima elezione dopo la celebrazione di cinquant’anni di sovranità, è portatrice di sfide importanti, che suscitano un clima di tensione particolarmente acuto, con rischi imprevedibili, se i differenti protagonisti non saranno in grado di mantenere la ragione”. La sfida principale, secondo i vescovi, deriva dalla “crisi mondiale che non risparmia nessuna nazione del pianeta” che però non può nascondere “il malgoverno interno che perdura da diversi decenni, contrassegnato da una gestione della cosa pubblica senza prospettive, di parte, e che non si cura dei bisogni reali della popolazione”. Questo non ha però impedito, sottolineano i vescovi, la svolta politica del 2000 (che ha portato al potere l’attuale Presidente Wade, dopo decenni di governo del partito socialista) attraverso “un’elezione libera e trasparente, accettata da tutti”. Ed è quanto si auspica per le elezioni di quest’anno. Per questo nel messaggio si rivolge un appello ai candidati, perché diano prova “di grande cultura democratica, di desiderio di verità, di visione prospettica per migliorare le condizioni di vita della popolazione, escludendo diatribe inutili e promesse demagogiche”. Parimenti si invitano gli elettori a vagliare con spirito critico ciascun candidato con i relativi programmi e di esercitare il discernimento alla luce della Parola di Dio. Il messaggio si conclude con l’esortazione alla preghiera, all’ascolto e alla messa in pratica della Parola di Dio, riaffidando il Paese a Maria, Nostra Signora di Poponguine, Regina del Senegal. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561284" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Congo: religiosi e religiose per la riconciliazione e la pace nel Paese&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Con i voti di castità, povertà e obbedienza, la vita di persone consacrate diviene una testimonianza profetica. I religiosi e le religiose possono così essere modelli per la riconciliazione, la giustizia e la pace, anche nelle circostanze più difficili. È quanto si sottolinea nel documento conclusivo dell’assemblea plenaria dell’Unione superiori maggiori della Repubblica Democratica del Congo — svoltasi a Kinshasa — che raggruppa gli istituti di vita consacrata rispettivamente maschili dell’Assemblée des supérieurs majeurs (Asuma) e femminili dell’Union des supérieures majeures (Usuma). Quest’anno la giornata di riflessione sulla vita consacrata ha coinciso con il cinquantesimo di fondazione dell’Asuma e dell’Usuma, istituiti rispettivamente nel 1960 e nel 1961. Un occasione privilegiata, quindi, per fare il punto sul «cammino di testimonianza e di missione alla sequela di Cristo» e per aprirsi al futuro con un rinnovato impegno nella pastorale vocazionale e nella formazione iniziale e permanente. Dalla storia degli istituti religiosi del Congo - evidenzia la relazione conclusiva ripresa da L'Osservatore Romano - traspare la ferma volontà di vivere il messaggio di Cristo e di configurare la propria vita a esso, «quale criterio fondamentale, passato presente e futuro, del discernimento vocazionale, del discernimento personale e comunitario». Ma il giubileo dell’Asuma e dell’Usuma riveste un rilievo particolare nel contesto del «grande giubileo dell’instaurazione della gerarchia della Chiesa nella Repubblica Democratica del Congo e dell’indipendenza del Paese». In questo cammino difficile per la Nazione è emblematica e indelebile la «luminosa testimonianza» della beata Alfonsina Anaurite Nengapeta (Maria Clementina), religiosa professa della congregazione della Sacra Famiglia. Nata nel 1941 a Wamba (Congo) è morta per difendere la propria purezza a Isiro (Congo) il 1° dicembre 1964. È stata beatificata il 15 agosto 1985 da Giovanni Paolo II, durante il suo secondo viaggio apostolico nell’allora Zaire. Un «sigillo di sangue in Cristo donato alla Chiesa, alla Nazione e al popolo congolese». Una testimonianza la sua di «una vita senza compromessi, un esempio fulgido di testimonianza cristiana per le persone consacrate e per il laicato cattolico». Nella relazione finale del assemblea plenaria si insiste sulla «vita fraterna», elemento profetico importante che gli istituti di vita consacrata offrono ai giovani e alle giovani, specialmente in una società fortemente individualistica. Nonostante gli sforzi nel cammino di fraternità e pur nelle difficoltà che la vita comunitaria comporta, occorre un ulteriore e costante discernimento «per ascoltare quello che lo Spirito dice alla comunità, per riconoscere quello che viene dal Signore e quello che gli è contrario». Senza il discernimento, accompagnato dalla preghiera e dalla riflessione, la vita consacrata corre il pericolo di «accomodarsi sui criteri di questo mondo: l’individualismo, il consumismo, il materialismo; criteri che fanno venir meno la fraternità e fanno perdere fascino e mordente alla stessa vita consacrata». Nella relazione introduttiva all’assemblea plenaria dei superiori maggiori, suor Charlotte Sumbamanu, presidente dell’Usuma, ha sottolineato che «nella Repubblica Democratica del Congo possiamo dire con una certa fierezza che la vita consacrata ha accompagnato la nascita della Chiesa particolare». (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561361" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Somalia: il tasso di malnutrizione acuta infantile tra gli sfollati di Mogadiscio supera il 20%&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il tasso di mortalità tra i bambini sfollati nella capitale somala Mogadiscio rimane al di sopra della soglia della fame, nonostante il recente annuncio delle Nazioni Unite sulla fine della carestia nella regione del Corno d’Africa dilaniata dalla guerra. Un raccolto eccezionale, dovuto alle piogge abbondanti, e la distribuzione di generi alimentari da parte delle agenzie umanitarie, hanno migliorato le condizioni nelle tre aree maggiormente colpite. Tuttavia - riporta l'agenzia Fides - una nuova ondata di carestia si potrebbe verificare nel prossimo mese di maggio, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite. Oltre 2.3 milioni di persone, circa un terzo della popolazione, hanno ancora urgente bisogno di aiuto. Tra gli sfollati di Mogadiscio il tasso di malnutrizione acuta infantile supera il 20%. Il tasso di mortalità tra i bambini con meno di 5 anni nei campi profughi a Mogadiscio è di 5.46 per 10.000 al giorno. Lo stato di carestia dichiarato nel Paese africano lo scorso mese di luglio, ha ucciso decine di migliaia di persone nel sud e nel centro della Somalia, per la maggior parte sono bambini con meno di 5 anni. Circa 325 mila piccoli somali sono ancora gravemente malnutriti e hanno urgente bisogno di cure alimentari specialistiche, soprattutto nelle regioni di Juba e Bakool. I campi di Mogadiscio e Afgoye, il più grande insediamento del mondo per sfollati, a 30 chilometri dalla capitale, rappresentano due delle tre aree che hanno appena superato lo stato di carestia. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561283" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Sud Corea: l’evangelizzazione del Nord priorità della Chiesa cattolica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; La morte del leader nordcoreano Kim Jong-il e la salita al potere di suo figlio, Kim Jong-un, non hanno cambiato di molto la realtà di Pyongyang che rimane comunque chiusa alla missione della Chiesa; ciò, però, non deve impedirne l’evangelizzazione, che inizia con la testimoniata dei profughi del Nord rifugiati a Seul. Questo, in sintesi, il panorama attuale tracciato dalla Chiesa cattolica della Corea che nei giorni scorsi ha organizzato un Simposio. Ai lavori hanno preso parte tutti quegli ecclesiastici che lavorano per le missioni in Corea del Nord; tra questi anche padre Norbert Cha Dong-yeob, sacerdote della diocesi di Incheon, il quale ha ribadito l’attenzione che la Chiesa di Seul presta ai rifugiati nord-coreani. Rifugiati che, dal 1990 ad oggi, hanno raggiunto circa 20mila presenze, con una percentuale piuttosto elevata di cristiani. Durante il Simposio si è comunque ribadito che l’evangelizzazione dei nord-coreani deve essere “prudente e graduale”, “rispettosa della loro persona” nel presentare alcune proposte, come lo studio della Bibbia e del catechismo. Tuttavia, ha sottolineato sr. Lim Sun-yun, direttrice del “Centro per i rifugiati della Corea del Nord” situato nella diocesi di Incheon, se i profughi stessi si mostrano desiderosi di proseguire il cammino dell’evangelizzazione, nulla impedisce loro di arrivare fino al battesimo. Dal suo canto, Nam Dong-jin, vicepresidente del “Comitato per la riconciliazione della Corea”, una struttura dipendente dalla diocesi di Incheon, ha ricordato alcuni esempi di integrazione di nord-coreani nel Paese del Sud, come l’iniziativa “home stay”: portata avanti con successo da diversi anni, essa vede numerose famiglie sud-coreane ospitare nelle loro case, una volta l’anno e per qualche giorno, alcuni rifugiati di Pyongyang. “Tali convivenze hanno come conseguenza dei cambiamenti profondi – ha concluso Nam Dong-jin - tanto che tre profughi nord-coreani hanno chiesto di essere formati all’evangelizzazione”. (I.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561285" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Lourdes: l'11 febbraio Atto di affidamento per l'anniversario della prima apparizione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un solenne Atto di Affidamento alla Madre di Dio di tutti i pellegrini italiani presenti al santuario si svolgerà a Lourdes, sabato 11 febbraio, in occasione del pellegrinaggio per l’anniversario della prima apparizione della Vergine Maria a Bernadette Soubirous. Alla preghiera di affidamento, in programma alla ore 18.30 alla Grotta di Massabielle, seguirà subito dopo il Santo Rosario, a cui potranno partecipare tutti, anche coloro che a Lourdes non potranno essere fisicamente. Scrivendo infatti la propria breve intenzione sul muro della pagina dei Jospers, la comunità virtuale di Facebook &lt;a href="http://www.facebook.com/#%21/JospersItalia" target="_BLANK"&gt;www.facebook.com/#!/JospersItalia&lt;/a&gt; - con la hashtag #lourdesaffidamento, oppure inviando una mail a socialmedia@orpnet.org, ognuno potrà affidare la propria preghiera alla Madre di Dio. Le intenzioni verranno infatti stampate e portate materialmente alla Grotta di Lourdes durante il momento dell’affidamento che potrà essere seguito in diretta sul sito del Santuario it.lourdes-france.org/tv-lourdes. “Vogliamo con questo gesto affidare le nostre difficoltà, le nostre preoccupazioni e anche le nostre necessità e speranze alla Madre di Dio - spiega padre Caesar Atuire, amministratore delegato di Opera Romana Pellegrinaggi -. Desideriamo fortemente che questo momento sia vissuto anche da chi non potrà essere fisicamente a Lourdes con noi e che insieme a noi si unirà spiritualmente ai piedi della Vergine Maria”. Il pellegrinaggio, che si aprirà venerdì 10 con la fiaccolata serale, proseguirà il sabato con la messa internazionale e la preghiera di affidamento, per poi concludersi domenica con la celebrazione eucaristica alla Grotta. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561443" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Eurostat: un quarto dei minori nell'Unione Europea a rischio indigenza ed esclusione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpoNot" style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un quarto dei cittadini europei al di sotto dei 18 anni vive in condizioni di povertà o alle soglie della povertà e dell’esclusione sociale. Lo conferma uno studio di Eurostat diffuso oggi e basato su dati di fine 2010. Secondo tale ricerca, in quell’anno “115 milioni di persone, ossia il 23,4% della popolazione Ue, erano minacciate dalla povertà o dall’esclusione”, misurate mediante alcuni rilevatori fra cui la privazione materiale, la mancanza o la carenza di lavoro e di reddito in famiglia. In realtà - riferisce l'agenzia Sir - la riduzione del rischio-povertà è uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 approvata dall’Ue e dai suoi Stati membri, ma i dati evidenziati mostrano che non si sono compiuti reali passi avanti rispetto agli anni scorsi (rilevazione dati 2008) e si può ritenere che gli influssi negativi della crisi economica abbiano peggiorato la realtà dei fatti nel corso del 2011 e inizio 2012. In rapporto agli standard di vita medi nazionali, le maggiori percentuali di popolazione esposte al rischio-povertà figurano in Bulgaria (42%), Romania (41%), Lettonia (38%), Lituania (33%), Ungheria (30%); per converso, le situazioni meno “preoccupanti” si verificano in Svezia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Lussemburgo. (R.P.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="vaisopra" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/404/#sopra" target="_blank"&gt;&lt;img alt="inizio pagina" border="0" src="http://alicemail.rossoalice.alice.it/cp/ps/Mail/Downloader?uid=4381&amp;amp;d=alice.it&amp;amp;u=dlsleo&amp;amp;contentSeed=50d11d759412955&amp;amp;pct=d94d8439d116426&amp;amp;c=yes&amp;amp;an=DefaultMailAccount&amp;amp;l=it&amp;amp;disposition=inline&amp;amp;fp=INBOX&amp;amp;dhid=attachmentDownloader&amp;amp;ai=5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="titolettoNot" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="" name="Art_561287" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Vescovi della Lombardia: riunione su Anno della fede, formazione, laici e "Family 2012"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◊&amp;nbsp;&amp;nbsp; “La formazione è incontrare nella fede, attraverso la grande &lt;i&gt;traditio&lt;/i&gt;, di generazione in generazione, il Cristo reale e vivere una comunione effettiva che renda questo rapporto con Cristo non una parola, un’intenzione, un’ascesi dell’individuo o una pura modalità individuale, ma lo renda un fattore incidente sulla sua vita, sulla vita della comunità e sulla capacità di evangelizzazione e di missione della comunità. Se non partiamo da questo sguardo ci infossiamo nel tentare di inventare a tavolino quale deve essere la fisionomia della realtà”. Lo ha detto il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, intervenuto alla riunione di due giorni della Conferenza episcopale lombarda (Cel) della quale è presidente, conclusasi ieri a Villa Cagnola di Gazzada (Varese). Dopo le comunicazioni in merito all’ultimo Consiglio permanente della Cei, l’arcivescovo di Milano – si legge in una nota della Cel diffusa al termine dell’incontro – ha illustrato, tra le alte cose, l’Anno della fede recentemente indetto da Benedetto XVI. La discussione sul tema, prosegue la nota, “continuerà durante la prossima sessione della Cel per verificare, tra l’altro, l’ipotesi di costituire un organismo regionale in cui le diverse aggregazioni possano esprimersi”. Oggetto di riflessione da parte dei vescovi lombardi – riporta l'agenzia Sir – anche le iniziative a sostegno della scuola paritaria e la promozione e il discernimento delle responsabilità laicali nelle Chiese di Lombardia. Al riguardo, informa la nota, è emersa la necessità di “una riconduzione della formazione al centro dell’esperienza cristiana, dentro la dimensione diocesana. E’ la diocesi, infatti, il soggetto deputato a farsi carico dell’introduzione alla fede, della formazione, del coinvolgimento e della responsabilità dei laici”. Il confronto è proseguito sull’opportunità di realizzare una forma di coordinamento tra le diverse aggregazioni, associazioni e movimenti. La discussione tra i vescovi è proseguita sulle possibili forme “attraverso cui i laici cristiani possano esprimere una voce e un discernimento comunitario circa la situazione sociale, amministrativa e politica a livello diocesano e regionale”. Fra gli altri temi trattati, gli aggiornamenti sull’organizzazione e promozione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie (Family 2012, Milano 30 maggio - 3 giugno prossimi) e la necessità di identificare un referente organizzativo per ciascuna diocesi lombarda e sull’esigenza di creare ca
